L’intreccio mafia-spie russe, un cocktail mortale in Spagna per il disertore Kuzminov
di Gianluca Di Feo«All’estero la mafia russa e i servizi segreti del Cremlino sono la stessa cosa. Accade ovunque, ma soprattutto in Spagna». Bisogna recuperare le parole di un disertore avvelenato diciotto anni fa per cercare di decifrare la fine del disertore assassinato alla vigilia di San Valentino nei dintorni di Alicante. Aleksandr Litvinenko, l’agente del Fsb che aveva sfidato il giovane Vladimir Putin prima di fuggire in Gran Bretagna, aveva le idee chiare su come funzionano i rapporti di potere nella costa dorata del Mediterraneo dove tanti suoi concittadini si erano trasferiti: la stessa meta dove aveva trovato rifugio Maksim Kuzminov, l’ufficiale che la scorsa estate si è messo d’accordo con l’intelligence di Kiev e ha passato le linee con il suo elicottero. Entrambi erano stati condannati: «Cadaveri morali», come il capo delle spie estere di Mosca, Serghej Naryshkin, ha definito il protagonista della più clamorosa defezione del conflitto ucraino. Persino una squadra di incursori del servizi…
«All’estero la mafia russa e i servizi segreti del Cremlino sono la stessa cosa. Accade ovunque, ma soprattutto in Spagna». Bisogna recuperare le parole di un disertore avvelenato diciotto anni fa per cercare di decifrare la fine del disertore assassinato alla vigilia di San Valentino nei dintorni di Alicante. Aleksandr Litvinenko, l’agente del Fsb che aveva sfidato il giovane Vladimir Putin prima di fuggire in Gran Bretagna, aveva le idee chiare su come funzionano i rapporti di potere nella costa dorata del Mediterraneo dove tanti suoi concittadini si erano trasferiti: la stessa meta dove aveva trovato rifugio Maksim Kuzminov, l’ufficiale che la scorsa estate si è messo d’accordo con l’intelligence di Kiev e ha passato le linee con il suo elicottero. Entrambi erano stati condannati: «Cadaveri morali», come il capo delle spie estere di Mosca, Serghej Naryshkin, ha definito il protagonista della più clamorosa defezione del conflitto ucraino. Persino una squadra di incursori del servizio segreto militare Gru – i celebri “Pipistrelli” – si è presa la briga di farsi intervistare in tenuta da battaglia dalla tv pubblica Rossija 1 per promettere che «il traditore non avrà scampo».
Kuzminov era una macchia nera sui vessilli della guerra patriottica putiniana: l’accusavano di avere ammazzato i suoi compagni d’armi per poi diventare uno spot nelle mani della propaganda nemica. È sopravvissuto sei mesi alle minacce, neppure il tempo per godersi il mezzo milione di dollari avuto come premio dalle autorità di Kiev. Una settimana fa è stato assassinato in un garage di Villajoyosa, borgo pittoresco sul mare dove molti russi hanno comprato casa: di sicuro, non il posto ideale dove nascondersi e infatti gli ucraini avevano cercato in tutti i modi di dissuaderlo. Lui non ha sentito ragioni e c’è chi sostiene che una volta in Spagna abbia pure contattato la fidanzata rimasta a Mosca. Solo voci: la certezza è che i killer gli hanno sparato cinque colpi e sono passati con l’auto sul suo corpo. La vettura è stata ritrovata in fiamme pochi chilometri più in là: nessun testimone, nessun bossolo, nessuna impronta, pochissime speranze di recuperare un Dna. Neppure i primi controlli sulle telecamere sembrano avere dato risultati. Per la Guardia Civil è la dinamica di un regolamento di conti criminale, realizzato con grande professionalità.
Ecco tornare alle mente le dichiarazioni di Litvinenko al giudice José Grinda González che indagava sull’invasione dei boss venuti dalla Russia: «Mafia e servizi sono la stessa cosa». L’ex spia aveva anche dato la disponibilità a deporre nel processo ma poco dopo una tazza di tè al polonio lo ha stroncato in una terribile agonia conclusa il 23 novembre 2006. Resta illuminante la vicenda su cui voleva testimoniare: i traffici a Marbella di Gennady Petrov, il padrino di San Pietroburgo la cui ascesa si è intrecciata con quella di Putin. Lo chiamano “Il Cardinale Grigio” per la capacità di muoversi dietro le quinte degli affari criminali e delle trame di Stato. Intercettando il suo telefono gli inquirenti spagnoli hanno registrato centinaia di telefonate con ministri, generali, magistrati e politici. Conversazioni come questa: «Entrerai nel governo? Ho già comprato una valigia per metterci la tua tangente…».
Non a caso, sul banco degli imputati con lui è finito Vladislav Reznik, ras delle assicurazioni che ha fatto soldi a palate mentre Leningrado tornava al nome zarista. Reznik è stato tra i fondatori di Russia Unita, il partito del presidente, e siede tuttora alla Duma. Per riuscire a incriminare lui e Petrov, Grinda González ha seguito il denaro e gli ha contestato il reato di riciclaggio per una serie di operazioni immobiliari messe a segno insieme. Ma pure in Spagna la giustizia è lenta: il dibattimento si è aperto 8 anni dopo l’indagine, per chiudersi con un’assoluzione collettiva e definitiva. Anche il misterioso delitto dell’aprile 2022 è stato archiviato: l’oligarca del gas Sergey Protosenya è stato trovato impiccato accanto ai corpi della moglie e della figlia devastati dalle coltellate in una lussuosa villa catalana. Nello stesso giorno un magnate dell’energia si è suicidato a Mosca dopo avere sterminato la famiglia. Si è ipotizzato che fossero due abili messinscene per coprire l’esecuzione di imprenditori non allineati con il regime. Per i detective iberici invece è stata solo una coincidenza: Protosenya si è tolto la vita - hanno scritto - perché era turbato per le ripercussioni economiche della guerra in Ucraina.
A Madrid ormai i russi fanno meno paura. Nell’ultimo decennio i “ladri nella legge”, l’appellativo dei picciotti nell’ex Urss, hanno cambiato stile e come i malacarne di casa nostra stanno attenti a evitare sparatorie: preferiscono investire e corrompere, comprando l’ospitalità con fiumi di quattrini. Quando gli 007 chiedono un favore, però, i boss emigrati non possono dire di no. E usare i criminali resta il modo migliore per risolvere le partite più tenebrose senza rischiare crisi internazionali. Si è visto anche in Italia con l’evasione di Artem Uss, il figlio del governatore molto vicino al Cremlino che era finito agli arresti alle porte di Milano, portata a termine da un pugno di delinquenti balcanici. «La teoria di Litvinenko – ha detto il giudice Grinda – era che Putin e i servizi segreti avessero sopraffatto, manipolato e inglobato i gruppi mafiosi». Un unico sistema di potere, in grado di abbattere qualsiasi oppositore