Il comunista armeno Manouchian entra al Panthéon: e con lui Macron inserisce tra i grandi della Repubblica anche cinque partigiani italiani
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - C’è anche un po’ di Italia che entra al Panthéon con Missak Manouchian, leader di un famoso gruppo di resistenti stranieri sotto l’Occupazione. Emmanuel Macron fa entrare nel mausoleo repubblicano l'armeno comunista Manouchian che combatteva i nazisti insieme a cinque italiani. Anche loro avranno il loro nome iscritto tra i «grandi uomini» come recita la scritta sopra al monumento. Rino Della Negra, Spartaco Fontanot, Cesare Luccarini, Antonio Salvadori e Amedeo Usseglio facevano parte del gruppo Ftp-Moi, acronimo di Francs-tireurs et partisans de la Main-d'œuvre immigrée, franchi tiratori e partigiani della manodopera immigrata. Alcuni erano figli di immigrati, altri esuli del fascismo che avevano trovato rifugio in Francia negli anni Venti.
È la prima volta che viene riconosciuto il contributo di stranieri alla storia di eroismo e resistenza durante l’Occupazione. Francesi per scelta,…
PARIGI - C’è anche un po’ di Italia che entra al Panthéon con Missak Manouchian, leader di un famoso gruppo di resistenti stranieri sotto l’Occupazione. Emmanuel Macron fa entrare nel mausoleo repubblicano l'armeno comunista Manouchian che combatteva i nazisti insieme a cinque italiani. Anche loro avranno il loro nome iscritto tra i «grandi uomini» come recita la scritta sopra al monumento. Rino Della Negra, Spartaco Fontanot, Cesare Luccarini, Antonio Salvadori e Amedeo Usseglio facevano parte del gruppo Ftp-Moi, acronimo di Francs-tireurs et partisans de la Main-d'œuvre immigrée, franchi tiratori e partigiani della manodopera immigrata. Alcuni erano figli di immigrati, altri esuli del fascismo che avevano trovato rifugio in Francia negli anni Venti.
È la prima volta che viene riconosciuto il contributo di stranieri alla storia di eroismo e resistenza durante l’Occupazione. Francesi per scelta, come ha spiegato Macron che ha già fatto entrare al Panthéon Joséphine Baker, altra straniera diventata simbolo di coraggio e impegno civile nella storia nazionale.
Il gruppo Manouchian fu uno dei movimenti armati più attivi durante la Resistenza, composto da circa sessanta uomini e donne, tra cui anche spagnoli, ungheresi e polacchi.«Erano stranieri che combatterono e morirono per la Francia, ed è questo il simbolo che oggi viene celebrato» sottolinea lo storico Fabrice d'Almeda. I loro volti diventarono famosi perché, una volta arrestati, apparvero sui manifesti affissi della Gestapo nelle strade di Parigi presentati come «L'armée du crime», l'armata del crimine. Era "l’affiche rouge” che è entrata in seguito nell’immaginario collettivo grazie a una poesia di Aragon e una canzone di Léo Ferré.
Chi era Missak Manouchian
Manouchian e i suoi compagni di resistenza furono catturati - non si è mai scoperto se anche a causa di una soffiata di compagni del partito comunista come qualcuno ha insinuato - e poi processati il 18 febbraio 1944. La stampa collaborazionista, tra cui Le Matin, scrisse: "Il tribunale militare tedesco processa i terroristi che hanno commesso 37 attentati e 14 sabotaggi. Un armeno, Missak Manouchian, era a capo di questa banda internazionale che uccideva e distruggeva per 2.300 franchi al mese". Condannati a morte, la loro fucilazione al Mont Valérian avvenne qualche giorno dopo, il 21 febbraio 1944. Alcuni gridarono «Vive la France!» sul patibolo.
Esistono negli archivi commoventi lettere mandate ai famigliari dai resistenti prima di essere fucilati nel febbraio 1944. «Non dovete incolpare nessuno per la mia morte, perché ho scelto il mio destino. Mi sono arruolato nell'Esercito di Liberazione e morirò quando scoppia la vittoria » scrive alla madre Fontanot Spartaco, nato a Monfalcone, in provincia di Gorizia. Spartaco partecipò a un attentato fallito contro il gerarca nazista Von Schaumburg, e qualche giorno dopo la squadra speciale riuscì ad uccidre un capitano tedesco nella banlieue della capitale.
"Morirò tra poco con 23 compagni, con il coraggio e la serenità di un uomo che ha la coscienza pulita – aveva scritto Manouchian nell'ultimo messaggio alla moglie, Mélinée - perché personalmente non ho fatto del male a nessuno e, se l'ho fatto, l'ho fatto senza odio". Il partigiano armeno, diventato apolide, ripeteva spesso: « Non combatto contro i tedeschi ma contro i nazisti ». La moglie di Manouchian, Mélinée, si salvò trovando rifugio dall'amica Knar Aznavourian, madre del cantante Charles Aznavour. Il coinvolgimento del partito comunista dell’epoca nella cattura di Manouchian e dei suoi compagni, accusa ripresa da alcuni storici, non ha impedito Macron di dare una lunga intervista esclusiva al quotidiano L’Humanité, organo ufficiale del Pcf.
La presenza di Le Pen
La cerimonia è un momento importante per la comunità armena francese - in un momento in cui il Paese è di nuovo sotto tensioni con l’Azerbaigian - ma anche per i tanti discendenti degli altri combattenti stranieri. E l’omaggio diventa anche un simbolo in un momento in cui la Francia si divide sui cittadini di diverse origini, arrivati con le varie ondate di immigrazione nel corso dell’ultimo secolo. Marine Le Pen ha deciso di sfidare Macron, e alcuni famigliari dei resistenti, che non volevano vederla alla cerimonia. La leader dell’estrema destra ha deciso di essere al Panthéon, nuova tappa nella sua “normalizzazione”.