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Cosa prevede il piano di Netanyahu per il dopoguerra a Gaza

La scheda. Un documento di una pagina presentato ai suoi ministri con idee e principi sulla gestione della Striscia dopo lo smantellamento di Hamas. Dagli “elementi locali” alla smilitarizzazione fino alla chiusura dell’Unrwa
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TEL AVIV – Questa notte il primo ministro israeliano Netanyahu ha presentato ai suoi ministri il piano per il dopoguerra nella Striscia di Gaza. È lungo una pagina e si basa su idee e principi che lui aveva già menzionato in questi mesi, ma è pur sempre il primo documento che prova a spiegare in forma scritta che cosa succederà quando, prima o poi, i soldati israeliani dichiareranno di avere smantellato completamente i battaglioni di Hamas nella Striscia di Gaza (per ora sostengono di essere arrivati a neutralizzare, secondo i comunicati dell’Idf, diciotto battaglioni di Hamas su ventiquattro).

Gli elementi locali sul territorio

Netanyahu vuole che a gestire per gli affari correnti il territorio della Striscia siano “elementi locali con esperienza da amministratori” e specifica che non devono avere legami con entità che appoggiano e sponsorizzano il terrorismo. È una definizione ambigua, che esclude di sicuro Hamas ma potrebbe anche escludere l’Anp, che non ha condannato l’attac…

TEL AVIV – Questa notte il primo ministro israeliano Netanyahu ha presentato ai suoi ministri il piano per il dopoguerra nella Striscia di Gaza. È lungo una pagina e si basa su idee e principi che lui aveva già menzionato in questi mesi, ma è pur sempre il primo documento che prova a spiegare in forma scritta che cosa succederà quando, prima o poi, i soldati israeliani dichiareranno di avere smantellato completamente i battaglioni di Hamas nella Striscia di Gaza (per ora sostengono di essere arrivati a neutralizzare, secondo i comunicati dell’Idf, diciotto battaglioni di Hamas su ventiquattro).

Gli elementi locali sul territorio

Netanyahu vuole che a gestire per gli affari correnti il territorio della Striscia siano “elementi locali con esperienza da amministratori” e specifica che non devono avere legami con entità che appoggiano e sponsorizzano il terrorismo. È una definizione ambigua, che esclude di sicuro Hamas ma potrebbe anche escludere l’Anp, che non ha condannato l’attacco del 7 ottobre e paga un risarcimento mensile alle famiglie degli affiliati ai gruppi armati quando sono uccisi. Se però avesse voluto escludere l’Anp lo avrebbe fatto a chiare lettere, quindi è possibile che lasci la porta aperta per un'Autorità nazionale palestinese che voglia cambiare posizione. Potrebbe essere una concessione all’amministrazione Biden, che vorrebbe vedere la Striscia sotto il controllo di un'Anp completamente rinnovata.

Le operazioni militari e di sicurezza

Israele, secondo il documento, si riserva la completa libertà di lanciare operazioni militari e di sicurezza nella Striscia, come del resto fa già in Cisgiordania. È anche prevista una zona cuscinetto al confine tra Striscia e Israele ricavata dal lato palestinese “per tutto il tempo che sarà necessario”, con lo scopo di prevenire o perlomeno di rendere molto più difficile un nuovo attacco in stile 7 ottobre. Questo punto contraddice le raccomandazioni dell’Amministrazione Biden, che ha chiesto in modo esplicito a Israele di non ridurre il territorio palestinese.

Il confine Sud e l’Egitto

L’esercito israeliano prenderà anche il controllo del confine fra Striscia di Gaza e territorio egiziano in collaborazione, “per quanto possibile”, con l’Egitto, e quell’inciso “per quanto possibile” suona minaccioso. Gli israeliani sostengono che il controllo del confine Sud è necessario per prevenire il contrabbando di esplosivo e armi dentro la Striscia. Il governo del Cairo aveva fatto molto in questi anni contro il contrabbando e contro i tunnel che passano sotto al cosiddetto corridoio Philadelphi che separa Gaza dal territorio egiziano, anche con durezza. Tuttavia pare che il governo israeliano non sia più disposto ad appaltare la questione a terzi perché la considera strategica.

La smilitarizzazione

La Striscia, secondo il piano, sarà completamente smilitarizzata, nel senso che non ci saranno più armi eccetto quelle che servono a mantenere la sicurezza e combattere il crimine. In pratica, vuol dire che sarà tollerata una polizia locale palestinese armata di pistole.

La ricostruzione

La smilitarizzazione annunciata nel piano è la condizione necessaria a qualsiasi piano di ricostruzione, che Israele spera coinvolgerà gli Stati arabi più munifici, come l’Arabia Saudita e gli Emirati. Il punto è controverso. Gli Stati arabi hanno già fatto sapere che non metteranno soldi per la ricostruzione di Gaza se non ci sarà uno Stato palestinese, che il documento israeliano non cita. Due giorni fa la Knesset ha votato compatta contro qualsiasi tentativo internazionale di riconoscere in modo unilaterale – quindi senza un accordo con Israele – un futuro Stato palestinese. Ma se la ricostruzione non comincia subito sarà un problema enorme per i più di due milioni di civili palestinesi dentro alla Striscia devastata da centoquaranta giorni di bombardamenti brutali.

La deradicalizzazione nelle moschee

Netanyahu annuncia che ci sarà una campagna di deradicalizzazione nelle moschee, con l’aiuto degli Stati arabi che hanno già dimostrato di essere capaci in questo settore – ma vale la stessa obiezione fatta per la ricostruzione: gli Stati arabi non vogliono sembrare complici di un piano israeliano e aiuteranno soltanto se ci sarà uno Stato palestinese, che però per adesso esiste soltanto come ipotesi osteggiata da Israele.

La chiusura dell’Unrwa

Il piano prevede anche la sostituzione dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, con altre organizzazioni che si occuperanno di distribuire gli aiuti e di fare le stesse cose. Il governo israeliano accusa l’Agenzia di essere infiltrata in modo irrimediabile da Hamas e dalla Jihad islamica, ma alcune fonti del governo hanno spiegato alla stampa che in questa fase l’Unrwa è troppo utile per il lavoro che riesce a compiere dentro Gaza e quindi la sostituzione dovrebbe aspettare.

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