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La sfida disperata di Haley: restare in corsa contro Trump anche dopo la (probabile) sconfitta in South Carolina

I sondaggi la danno perdente con Trump, ma l’ex ambasciatrice non demorde e ha già dato le date dei comizi per il Super Tuesday. Vuole essere pronta a prendere il posto del tycoon se per qualunque motivo non riuscisse a portare a termine la campagna
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Moncks Corner (South Carolina) - Nikki Haley ha un problema fondamentale, probabilmente insormontabile: predica ad un gregge che non esiste più. Dice tutte le cose giuste per il Partito repubblicano di Abraham Lincoln, o magari anche di Ronald Reagan, e in altri tempi avrebbe potuto conquistare la nomination per la Casa Bianca a mani basse. Ma quel Gop serio, affidabile, responsabile, moderato, conscio del ruolo di leadership degli Stati Uniti, almeno nel mondo libero e democratico, non esiste più. Non si capisce bene dove siano finiti i suoi elettori, dove si sono nascosti, e la "mission impossible" che Nikki si è accollata è proprio quella di andarli a scovare per riportarli all’impegno politico nella ragionevolezza.

Nel frattempo però il Grand Old Party è diventato un nuovo partito dell’estremismo populista incarnato da Donald Trump, che non sente ragioni ed è disposto solo ad ascoltare i messaggi distruttivi di chi è pronto a raccontare la versione che gli esagitati hanno già dec…

Moncks Corner (South Carolina) - Nikki Haley ha un problema fondamentale, probabilmente insormontabile: predica ad un gregge che non esiste più. Dice tutte le cose giuste per il Partito repubblicano di Abraham Lincoln, o magari anche di Ronald Reagan, e in altri tempi avrebbe potuto conquistare la nomination per la Casa Bianca a mani basse. Ma quel Gop serio, affidabile, responsabile, moderato, conscio del ruolo di leadership degli Stati Uniti, almeno nel mondo libero e democratico, non esiste più. Non si capisce bene dove siano finiti i suoi elettori, dove si sono nascosti, e la "mission impossible" che Nikki si è accollata è proprio quella di andarli a scovare per riportarli all’impegno politico nella ragionevolezza.

Nel frattempo però il Grand Old Party è diventato un nuovo partito dell’estremismo populista incarnato da Donald Trump, che non sente ragioni ed è disposto solo ad ascoltare i messaggi distruttivi di chi è pronto a raccontare la versione che gli esagitati hanno già deciso essere l’unica accettabile.

Si capisce ascoltando Haley durante l’ultimo comizio tenuto prima del voto di oggi nelle primarie della South Carolina, dove tutti i sondaggi la danno per perdente anche di 30 punti, consegnando così la nomination repubblicana per la Casa Bianca a Donald. Lei parla di responsabilità fiscale, contro gli otto miliardi di dollari aggiunti da Trump al debito nazionale quando era presidente. Definisce "inconcepibili" le dichiarazioni con cui Trump ha sostanzialmente invitato Vladimir Putin, già colonnello del Kgb, ad invadere l’Europa per ricostruire l’impero sovietico. Rivendica addirittura di aver ammainato la bandiera confederata in South Carolina, una vergogna che inneggiava alla Guerra Civile, lo schiavismo, e così "ci impediva anche di fare affari, perché molte aziende si rifiutavano di lavorare con uno stato sospettato di essere razzista". Tutto giusto.

L’unico problema è che non sono le cose che vuole sentirsi dire il popolo repubblicano. O almeno il popolo di questo nuovo partito isolazionista, anti globalista, spendaccione, ossessionato dall’immigrazione, arruolato in una guerra culturale senza frontiere. Ma soprattutto inginocchiato davanti all’ego di Donald, disposto a violare qualsiasi principio e varcare qualunque confine invalicabile di una democrazia, pur di vendicare la sconfitta del 2020 e tornare alla Casa Bianca.

Si capisce ancora meglio ascoltando le parole pronunciate da Trump poche ore dopo a Rock Hill, dove chiude la sua campagna per le primarie della South Carolina davanti ad una folla di circa seimila fan adoranti, che Nikki può solo sognare. Parla di muri, l'invasione dell’America da parte degli immigrati illegali, slogan di una guerra culturale condotta nel nome di un Dio che probabilmente non ha mai conosciuto. Minaccia di lanciare inchieste penali su Haley, e preannuncia il crollo di Wall Street se non verrà rieletto. In altre parole, le uniche cose che scaldano il popolo di questo irriconoscibile ex Partito repubblicano, invece della pacata serietà della rivale, che invoca il "ritorno alla normalità".

Perciò a Nikki non resta che un’unica opzione: resistere, perché tanto ormai la sua carriera in questo Gop è finita, sperando che i processi, l’età, o qualche altra sorpresa impedisca a Donald di portare a termine la sua rivincita. Magari restare in corsa fino alla fine delle primarie, anche senza la possibilità di conquistare un solo stato, per dimostrare che il 20, 30, forse anche il 40% del partito diviso non sta con Trump. E se il 5 novembre questa gente deciderà di restare a casa, invece di andare alle urne per sostenere un candidato che non rispecchia minimamente i loro valori, potrebbe determinare la sua sconfitta. Per poi magari ricostruire il nuovo Gop, o ripristinare quello vecchio, sopra queste macerie.

Haley forse spera che se qualcosa fermi Donald, restando comunque in corsa diventerebbe la candidata su cui rifugiarsi. Dopo quello che ha detto e fatto in questa campagna, però, è assai improbabile che gli elettori trumpisti accettino di far convergere su di lei i loro voti, se lui non potesse finire la corsa. Dunque il bivio a cui sembra essere arrivato l’ex partito di Lincoln è netto: consegnarsi a Donald, o accettare la traversata nel deserto di una sconfitta epocale. Per poi magari rifondarsi, sulle basi dei principi storici del conservatorismo difesi da Haley, che Trump invece ha negato e offeso. Ammesso che la democrazia americana sopravviva nel frattempo anche a questa sfida.

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