Cina: è morto Zong Qinghou, il self-made man che fece tremare la Coca Cola
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Era l’uomo che voleva battere la Coca-Cola. E che fece arrabbiare pure l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. È morto a 79 anni Zong Qinghou, il re delle bibite. Fino a qualche anno fa l’imprenditore più ricco di tutta la Cina.
Che storia la sua, classico esempio del self-made man alla cinese, ambasciatore per eccellenza di quella prima generazione di imprenditori venuti alla ribalta dopo l’era delle aperture e delle riforme di fine anni ’70.
Nato in una famiglia poverissima nella città di Suqian, provincia del Jiangsu, nell'ottobre del 1945, venne mandato negli anni ’60 a lavorare nelle campagne, come milioni di altri giovani durante la Rivoluzione Culturale. Dopo quindici anni passati nei campi, nel 1978 Zong se ne torna in città, ad Hangzhou, e si rende conto che stava nascendo un tipo di rivoluzione molto diversa: quell’anno il leader Deng Xiaoping iniziava ad aprire al business privato e agli investimenti stranieri. Per qualche anno in città fa il venditore ambulante…
PECHINO - Era l’uomo che voleva battere la Coca-Cola. E che fece arrabbiare pure l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. È morto a 79 anni Zong Qinghou, il re delle bibite. Fino a qualche anno fa l’imprenditore più ricco di tutta la Cina.
Che storia la sua, classico esempio del self-made man alla cinese, ambasciatore per eccellenza di quella prima generazione di imprenditori venuti alla ribalta dopo l’era delle aperture e delle riforme di fine anni ’70.
Nato in una famiglia poverissima nella città di Suqian, provincia del Jiangsu, nell'ottobre del 1945, venne mandato negli anni ’60 a lavorare nelle campagne, come milioni di altri giovani durante la Rivoluzione Culturale. Dopo quindici anni passati nei campi, nel 1978 Zong se ne torna in città, ad Hangzhou, e si rende conto che stava nascendo un tipo di rivoluzione molto diversa: quell’anno il leader Deng Xiaoping iniziava ad aprire al business privato e agli investimenti stranieri. Per qualche anno in città fa il venditore ambulante, poi nel 1987 rileva un piccolo negozio dentro una scuola elementare dove vende ghiaccioli e bevande energetiche per ragazzini malnutriti: lì due anni più tardi fonda Wahaha, il marchio di bevande che lo avrebbe reso uno degli uomini più ricchi della Cina.
Oggi il gruppo Wahaha, che in cinese significa "bambino che ride”, produce acqua in bottiglia, bevande analcoliche, tè, succhi di frutta, latte artificiale, yogurt: prodotti che si trovano nei negozi ai quattro angoli della Cina. L’azienda ha 30mila dipendenti, oltre 80 stabilimenti e nel 2022 ha fatturato 51,2 miliardi di yuan (6 miliardi e mezzo di euro), allargando il suo business anche all’abbigliamento per bambini.
Nel 2010 e 2012 Zong è stato in cima alla Hurun List, la Bibbia dei Paperoni cinesi. Con un patrimonio netto di 13,1 miliardi di dollari, l'anno scorso si è piazzato al 31° posto.
Il grande salto Zong lo fa nel 1996 quando si mette in affari con la francese Danone per creare una joint-venture qui in Cina. Dopo qualche anno le cose iniziano a precipitare, però: nel 2007 l’azienda francese accusa Zong di gestire società segrete che vendevano prodotti praticamente identici causando alla joint venture mancati ricavi per ben 100 milioni di dollari. Seguirono mesi di battaglie e campagne pubbliche, tanto che il caso Danone-Zong fu all’epoca argomento di discussione tra capi di Stato, tra l’ex presidente francese Nicolas Sarzoky e l’allora leader cinese Hu Jintao.
Nel 2009 Danone vende la sua quota del 51%, dando alla società di Zong il pieno controllo. L’anno successivo l’imprenditore cinese diventa il più ricco del Paese. E nel 2012 la sua Wahaha conquista il 15% del mercato cinese delle bevande, dietro solo a Coca-Cola e Tingyi Holdings.
L’altra battaglia Zong la lancia nel 1998, quando tenta l’assalto proprio alla Coca-Cola (e pure alla Pepsi). Quell’anno lancia la Future Cola, meno dolce per adeguarsi ai gusti dei cinesi, con un prezzo inferiore del 20% rispetto ai due marchi americani. La bibita diventa molto popolare nelle aree rurali e nelle città di cosiddetta seconda e terza fascia, grazie a massicce campagne pubblicitarie patriottiche e a una vastissima rete di distribuzione. "La cola del popolo cinese” oggi difficilmente si trova nelle grandi città e le quote di mercato (secondo gli ultimi dati disponibili) sono passate dall’apice del 16% del 2006 - quando la Future Cola insidiava le due aziende americane - a meno del 2%.
Nel 2015, riportano le cronache di allora, Zong tentò pure la scalata al Milan di Berlusconi. Notizie poi smentite dallo stesso colosso Wahaha.
Membro del Partito comunista, Zong è stato delegato all’Assemblea Nazionale del Popolo, il “parlamento” cinese. Noto per il suo stile di vita spartano (viveva con 20 dollari al giorno, disse in una vecchia intervista alla Bbc, affermando di aver imparato la frugalità dagli insegnamenti di Mao Zedong), non aveva nessun hobby, a parte fumare e bere tè Lipton. Gli unici lussi che si concedeva erano le sigarette Davidoff e un orologio Vacheron Constantin da 48mila dollari acquistato per sostituire un Rolex, perché aveva sentito dire che i Rolex erano i preferiti dai "nuovi ricchi". Zong non si considerava uno di loro, poiché la sua fortuna era stata costruita "uno yuan alla volta", come dichiarò all’agenzia Bloomberg nel 2012.
Tre anni fa nominò la figlia, Zong Fuli, vicepresidente e direttrice generale di Wahaha, allontanandosi gradualmente dalla sua creatura. È morto domenica mattina, alle 10.30, come recita uno scarno comunicato dell’azienda che cita una non meglio specificata “malattia”.