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Al congresso dei trumpiani il sogno proibito della destra Usa: aprire un hub anche in Italia

(reuters)
L’organizzatore della Cpac ne ha parlato a Francesco Giubilei. Ma per Meloni può diventare un problema
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WASHINGTON — La Cpac corteggia l’Italia. Al momento si tratta solo di una manifestazione di interesse, ma la principale organizzazione politica dei conservatori americani, diventata ormai il braccio operativo del trumpismo, vorrebbe tenere da noi una conferenza internazionale simile a quella che conduce in Ungheria, per saldare il movimento “Maga” con gli alleati europei. La proposta è stata accennata dal presidente dell’American Conservative Union Matt Schlapp, che gestisce la Cpac, a Francesco Giubilei, durante il loro incontro nei giorni scorsi a margine della conferenza di Washington.

L’interesse per l’Italia del movimento conservatore americano non è una novità. L’ex eminenza grigia di Trump, Steve Bannon, aveva cercato di fondare nella Certosa di Trisulti la sua accademia europea. E non ha riposto il sogno nel cassetto, a maggior ragione ora che a Palazzo Chigi c’è un vecchia conoscenza, Giorgia Meloni. Durante i colloqui con la delegazione della Fondazione Tatarella, guidata a…

WASHINGTON — La Cpac corteggia l’Italia. Al momento si tratta solo di una manifestazione di interesse, ma la principale organizzazione politica dei conservatori americani, diventata ormai il braccio operativo del trumpismo, vorrebbe tenere da noi una conferenza internazionale simile a quella che conduce in Ungheria, per saldare il movimento “Maga” con gli alleati europei. La proposta è stata accennata dal presidente dell’American Conservative Union Matt Schlapp, che gestisce la Cpac, a Francesco Giubilei, durante il loro incontro nei giorni scorsi a margine della conferenza di Washington.

L’interesse per l’Italia del movimento conservatore americano non è una novità. L’ex eminenza grigia di Trump, Steve Bannon, aveva cercato di fondare nella Certosa di Trisulti la sua accademia europea. E non ha riposto il sogno nel cassetto, a maggior ragione ora che a Palazzo Chigi c’è un vecchia conoscenza, Giorgia Meloni. Durante i colloqui con la delegazione della Fondazione Tatarella, guidata a Washington da Giubilei, Schlapp ha accennato all’idea di organizzare un incontro anche in Italia. Giubilei lo conosce bene, perché in passato ha parlato agli eventi a Budapest, e quindi sarebbe l’interlocutore giusto per avviare questo processo, anche perché non è un rappresentante ufficiale del governo o della maggioranza parlamentare, nonostante sia stato in passato consigliere del ministro della Cultura Sangiuliano.

Schlapp ha un rapporto anche con Meloni, che aveva parlato alla Cpac, e quindi vede un canale aperto con l’esecutivo in carica a Roma. Raddoppiare da noi l’evento di Budapest rappresenterebbe un salto di qualità, perché così la Conservative Political Action Conference arriverebbe nel cuore dell’Europa, conquistando spazio in uno dei Paesi fondatori della Ue e pilastro della Nato. Il titolo della conferenza appena tenuta a Washington era “Dove il globalismo va a morire”, e a questo scopo far entrare un altro Cavallo di Troia nella disprezzata Unione sarebbe l’ideale. Qui però iniziano anche i problemi, che Giubilei non ha mancato di considerare, dopo aver ricevuto la suggestione.

Il primo è economico. La Cpac ambisce a diventare l’internazionale del conservatorismo e costa molto. In Ungheria i finanziamenti sono più facili, perchè il governo di Orban ha meno limiti, ma in Italia non sarebbe altrettanto agevole.

Il secondo è politico. Cpac era nata come tenda di tutti i conservatori e culla del reaganismo. Con Trump è cambiata, diventando il suo braccio politico. Farla entrare in Italia vorrebbe dire stringere un’alleanza stretta col trumpismo, che rischierebbe di non aver un orizzonte ampio. Anche se vincesse a novembre, infatti, Donald non potrebbe governare più di quattro anni, e alla fine del secondo mandato avrebbe quasi 83 anni. Generazionalmente lontano da Meloni, che ha 31 anni meno di lui, e a quel punto dovrebbe fare i conti col nuovo Gop e nuovo movimento conservatore americano, qualunque strada prenderà. A questo riguardo va sottolineato che su molti temi il populismo trumpista si discosta dal conservatorismo tradizionale Usa, dalla responsabilità fiscale all’isolazionismo internazionale, e quindi non sarebbe poi così facile conciliare le posizioni.

Meloni poi era intervenuta alla Cpac da leader di opposizione, mentre oggi guida il governo. Ha scelto responsabilità e atlantismo, tanto nel rapporto con gli Usa e l’impegno in Ucraina, quanto nella relazione pur complessa con Bruxelles. Ha coltivato il rapporto con Biden, che l’aspetta venerdì alla Casa Bianca, e non può comprometterlo per una conferenza, almeno fino a quando non si sarà insdiato il nuovo presidente americano, il 20 gennaio 2025. Ha convocato il G7 a Kiev nel giorno del discorso di Trump alla Cpac, davanti a una platea che vorrebbe interrompere tutti gli aiuti all’Ucraina, e non sarà facile invertire la rotta. Anche se Donald tornasse alla Casa Bianca.

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