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Inaugurata ad Algeri la più grande moschea dell’Africa: così il presidente Tebboune rinsalda il legame con l’Islam

(afp)
Può accogliere fino a 120mila fedeli e si estende su 27,75 ettari. Al mondo la superano solo la moschea Al-Haram della Mecca e quella del profeta alla Medina, in Arabia Saudita, i principali luoghi sacri
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TUNISI – Inaugurazione in pompa magna per la Grande moschea di Algeri, domenica, in presenza di Abdelmadjid Tebboune, presidente dal 2019. In realtà questo ciclopico monumento aveva già aperto i battenti nell’ottobre 2020, ma allora Tebboune, in quel momento colpito dal Covid, non si era fatto vedere. Stavolta, invece, era il protagonista della cerimonia. L’occasione per mostrarsi in pubblico, ora che tutti ne danno come sicura la volontà di candidarsi alle presidenziali del prossimo dicembre, è stato un modo per ribadire un legame sottile e ambiguo ma profondo del regime algerino con l’islam (e il sostegno a una certa islamizzazione della società).

(afp)

Dall’architettura relativamente semplice e geometrica, la Djamaa El Djazair (la moschea di Algeri) può accogliere fino a 120mila fedeli. Si estende su 27,75 ettari ed è ormai la più grande dell’Africa. A livello mondiale la superano solo la moschea A…

TUNISI – Inaugurazione in pompa magna per la Grande moschea di Algeri, domenica, in presenza di Abdelmadjid Tebboune, presidente dal 2019. In realtà questo ciclopico monumento aveva già aperto i battenti nell’ottobre 2020, ma allora Tebboune, in quel momento colpito dal Covid, non si era fatto vedere. Stavolta, invece, era il protagonista della cerimonia. L’occasione per mostrarsi in pubblico, ora che tutti ne danno come sicura la volontà di candidarsi alle presidenziali del prossimo dicembre, è stato un modo per ribadire un legame sottile e ambiguo ma profondo del regime algerino con l’islam (e il sostegno a una certa islamizzazione della società).

(afp)

Dall’architettura relativamente semplice e geometrica, la Djamaa El Djazair (la moschea di Algeri) può accogliere fino a 120mila fedeli. Si estende su 27,75 ettari ed è ormai la più grande dell’Africa. A livello mondiale la superano solo la moschea Al-Haram della Mecca e quella del profeta alla Medina, in Arabia Saudita, i principali luoghi sacri dell’islam. Il suo minareto, invece, a ridosso della baia di Algeri, è proprio il più alto del globo (misura 267 metri, 43 piani attraversati da un ascensore panoramico).

Conclusa nell’aprile 2019, la sua costruzione era durata più di sette anni e aveva assorbito un investimento pubblico superiore ai 750 milioni di euro, con una scia di polemiche, che avevano colpito l’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, cacciato quell’anno dalle manifestazioni dell’Hirak, il movimento pro-democrazia. Dimenticate le polemiche sui costi, Tebboune ha sottolineato l’importanza della moschea per la promozione dei valori della wassatiya, il “centrismo musulmano”, e anche per la lotta contro l’estremismo islamico. Dimenticato pure l’Hirak, di cui pochi giorni prima cadeva l’anniversario dei cinque anni dall’inizio delle proteste. I manifestanti, perlopiù giovani, avevano chiesto la democratizzazione del sistema politico: sembrava una Primavera araba in ritardo. Ma archiviato Bouteflika e arrivato Tebboune, la repressione è continuata e l’Hirak è stato sedato. Sono state sciolte diverse organizzazioni dei diritti umani, i sindacati sono stati limitati nelle proprie attività (con una riduzione fortissima del diritto allo sciopero), vari giornalisti indipendenti sono stati incarcerati o sottoposti a pressioni.

(afp)

In parallelo, la quotazione elevata del gas naturale, fornito in abbondanza all’Italia, permette di elargire sussidi e di comprare la pace sociale. Non solo: continua l’islamizzazione della società in un Paese, che non ha mai digerito fino in fondo quella vera e propria guerra civile che scoppiò negli anni Novanta, quando gli islamisti tentarono di conquistare il potere. Furono fermati, ma un’insidiosa islamizzazione dell’Algeria cominciò. E non si è fermata neanche negli ultimi anni, neppure con Tebboune.

Lo si vede pure da segnali apparentemente marginali. Le autorità, ad esempio, impongono sempre più la chiusura dei bar e dei punti vendita di alcolici (mentre il loro consumo aumenta e cresce il commercio clandestino, stimolato da questa campagna moralizzatrice). Altro esempio: un anno fa commercianti e semplici consumatori ricevettero questo sms dal ministero del Commercio: “Proteggete le vostre famiglie, diffidate dei prodotti che riportano colori e simboli contrari all’islam e ai nostri valori morali”.

Video e foto connessi indicavano di quali colori si trattasse: quelli dell’arcobaleno, simbolo della comunità Lgbtq. Furono confiscati più di 38mila prodotti, soprattutto articoli scolastici e giocattoli, oltre a 4500 copie del Corano, con la copertina dalle tonalità arcobaleno. Altro dato significativo, emerso di recente: dal 2017 le autorità hanno preso di mira l’Epa, l’associazione algerina (legale) delle confessioni protestanti ed evangeliche: su 46 delle loro chiese affiliate, ne rimangono aperte solo quattro.

Nel frattempo, una ventina di cristiani sono stati condannati penalmente per proselitismo o partecipazione a cerimonie religiose non autorizzate.

Non stupisce che Tebboune sulla Grande moschea di Algeri abbia voluto metterci la faccia, soprattutto in vista delle presidenziali del prossimo dicembre. Intanto ha fatto approvare una finanziaria record per il 2024, con un budget da 110 miliardi di dollari, il più alto storicamente mai varato in Algeria. Il 20% delle risorse sarà destinato a sovvenzioni per l’acquisto di prodotti lattiero-caseari, di cereali, olio, zucchero e per le spese di elettricità e gas delle famiglie. Non solo: sono previsti aumenti per gli stipendi del settore pubblico fino al 47% rispetto al 2023. Nella speranza che, per sostenere tutto questo, un giorno non calino i prezzi degli idrocarburi.

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