DEARBORN (MICHIGAN) - I risultati delle primarie di oggi in Michigan non sono in discussione: Biden vincerà quelle democratiche e Trump quelle repubblicane. I segnali che daranno, però, saranno importanti per capire cosa potrebbe succedere nelle presidenziali del 5 novembre, per almeno due motivi: primo, verificare quanto gli arabi americani sono delusi dalla linea scelta dal capo della Casa Bianca a Gaza, e quindi se sono pronti ad abbandonarlo fino a farlo perdere; secondo, se il dissenso tra gli elettori repubblicani che Nikki Haley è riuscita finora a coagulare, continuerà a manifestarsi come nei quattro stati che hanno già votato.Il primo interrogativo è sicuramente il più importante, perché il Michigan è uno dei pochi stati chiave che decideranno davvero l’esito delle elezioni.
Nel 2020 Biden lo aveva vinto, con l’aiuto determinante della minoranza arabo americana, che rappresenta una percentuale di elettori superiore alla differenza di voti tra lui e Trump. Quindi se stavolta resteranno a casa, o peggio ancora sceglieranno il candidato repubblicano, potrebbero determinare la sconfitta di Joe. L’elemento che li ha spinti sulle barricate è stato l’appoggio del presidente a Israele, anche perché molti di loro hanno origini palestinesi, come la deputata locale Rashida Tlaib. Quindi sua sorella, Layla Elabed, ha lanciato una campagna per convincere gli scontenti a votare "non committed" nelle primarie di oggi, ossia non impegnato a favore di alcun candidato. La sua speranza è che il numero di elettori che la seguirà sarà così grande, da convincere Biden a cambiare linea su Gaza, per non perdere lo stato chiave del Michigan.
Anche Trump però dovrà affrontare un nuovo test, perché nonostante la sua vittoria sia scontata, il modo in cui la otterrà avrà un suo peso. Haley finora ha perso in tutti gli stati, ma quasi ovunque ha raccolto percentuali significative, intorno al 40%. Questo vuol dire che non riuscirà ad ottenere la nomination del Partito repubblicano, ma sta portando a galla il dissenso e l’opposizione di un largo numero di elettori contro Donald, evidenziando la spaccatura esistente nel Gop sul suo nome. Anche questo è importante in vista di novembre, perché se una percentuale rilevante di questi scontenti non andrà alle urne, potrebbe condannare Trump alla sconfitta.