Cina, si infittisce il mistero dell’ex ministro della Difesa: cancellato anche dalle liste dell’esercito
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Ventinove agosto 2023: l’ultima volta che è stato visto in pubblico. Poi lo scorso ottobre il licenziamento: il generale era stato rimosso dal suo incarico di ministro della Difesa e privato del suo titolo di Consigliere di Stato. Ora Li Shangfu non appare più nemmeno nella lista dei membri della Commissione militare centrale, l’organo politico-militare con al vertice Xi Jinping che controlla l’esercito di liberazione popolare cinese. Il nome di Li è stato cancellato dall’elenco. Ulteriore segnale che l’ex ministro è nei guai.
Li non è l'unico alto funzionario a essere stato bruscamente epurato nell'ultimo anno. Stessa sorte era toccata all’ex responsabile degli Esteri, Qin Gang, sparito lo scorso giugno e poi rimosso un mese dopo. Oggi, riferiscono i media di Stato, ci sono novità riguardanti anche Qin: ha “rassegnato le dimissioni” da membro dell'Assemblea nazionale del popolo, il massimo organo legislativo cinese, che si riunirà il prossimo 5 marzo. Questa mossa significa…
PECHINO - Ventinove agosto 2023: l’ultima volta che è stato visto in pubblico. Poi lo scorso ottobre il licenziamento: il generale era stato rimosso dal suo incarico di ministro della Difesa e privato del suo titolo di Consigliere di Stato. Ora Li Shangfu non appare più nemmeno nella lista dei membri della Commissione militare centrale, l’organo politico-militare con al vertice Xi Jinping che controlla l’esercito di liberazione popolare cinese. Il nome di Li è stato cancellato dall’elenco. Ulteriore segnale che l’ex ministro è nei guai.
Li non è l'unico alto funzionario a essere stato bruscamente epurato nell'ultimo anno. Stessa sorte era toccata all’ex responsabile degli Esteri, Qin Gang, sparito lo scorso giugno e poi rimosso un mese dopo. Oggi, riferiscono i media di Stato, ci sono novità riguardanti anche Qin: ha “rassegnato le dimissioni” da membro dell'Assemblea nazionale del popolo, il massimo organo legislativo cinese, che si riunirà il prossimo 5 marzo. Questa mossa significa che Qin perderà l'immunità dai procedimenti penali, anche se non è stato ufficialmente accusato di alcun illecito. Molte domande sulla sua scomparsa rimangono tuttavia senza risposta.
Anche le ragioni della sparizione di Li Shangfu e della conseguente rimozione rimangono un mistero. Lo scorso anno l’intelligence americana affermava che Li era finito sotto inchiesta per “sospetta corruzione” legata all'acquisto e allo sviluppo di attrezzature militari. Le autorità comuniste non hanno mai fornito una spiegazione ufficiale ad oggi. L’inchiesta per corruzione rimane l’ipotesi più accreditata finora. I guai per Li potrebbero essere infatti legati al suo periodo da direttore del Dipartimento per lo sviluppo delle attrezzature dell’esercito, responsabile dell'acquisto di armi. La scorsa estate lo stesso Dipartimento aveva annunciato un’indagine su presunte violazioni (fuga di segreti, gare d’appalto manipolate) commesse nel periodo che coincide con la direzione di Li (2017-2022).
Li (sotto sanzioni americane dal 2018 per l’acquisto di aerei Su-35 e attrezzature per sistemi missilistici S-400 comprati dalla Russia) venne promosso da Xi a ministro della Difesa nel marzo 2023. Nella struttura di potere parallela Partito-governo, il ruolo di ministro della Difesa è abbastanza cerimoniale e simbolico - è Xi che comanda le forze armate - ma il ministro è la “faccia pubblica” della modernizzazione dell’esercito che sempre chiede Xi ai suoi militari. Li era però anche Consigliere di Stato, carica ben più importante nella gerarchia comunista di quella di ministro. Attualmente è ancora membro del Comitato centrale e dell'Assemblea nazionale del popolo, il “parlamento” cinese che si riunirà per le annuali Due Sessioni a partire da lunedì prossimo.
Dopo essersi laureato all'Università nazionale di tecnologia della difesa, il 66enne Li ha ricoperto in passato incarichi presso il Centro di lancio satellitare di Xichang, dove ha supervisionato il lancio della prima sonda lunare cinese. È stato anche vicecomandante della Forza di supporto strategico, unità nata nel 2015 dopo le riforme militari volute da Xi che si occupa di sorveglianza elettronica, cyberspazio. Il padre di Li, Li Shaozhu, era un comandante dell’esercito durante la rivoluzione di Mao che apparteneva alla stessa fazione del padre del presidente Xi: legami che non lo hanno salvato dal finire nel buco nero dei rinnegati.
Due mesi dopo aver fatto fuori Li, a fine dicembre del 2023 Pechino aveva nominato il suo successore: l’ammiraglio Dong Jun, primo ufficiale della Marina a ricoprire tale ruolo.
Nell’ultimo decennio le forze armate, e in generale il settore militare-industriale, sono stati i bersagli principali della enorme campagna anticorruzione di Xi, con il duplice scopo di mettere fine a ruberie e scorrettezze ma pure di purgare chi diventa scomodo agli occhi del leader. Le indagini di questi mesi sono un segnale che Xi evidentemente non è ancora soddisfatto. Tra gli ultimi purgati ci sono Wang Xiaojun, scienziato che in questi anni ha guidato lo sviluppo dei razzi utilizzati per il rifornimento della stazione spaziale e per il lancio di satelliti, e Li Guangchang, uno dei massimi esperti cinesi di combustibile nucleare. Negli ultimi sei mesi Pechino ha rimosso almeno 16 figure di alto livello. Tutte rimozioni senza una spiegazione ufficiale, ma tutte arrivano nel mezzo di indagini per corruzione nell’esercito, e in particolare nella Forza missilistica, l’unità che supervisiona l’arsenale nucleare e convenzionale della Cina.