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Milei mette fine per legge al linguaggio inclusivo: “È politico”

(reuters)
La decisione viene annunciata da un alto funzionario della Pubblica amministrazione subito dopo il Consiglio di gabinetto. Lo fa su indicazione del presidente che ha deciso di riportare l’asticella culturale ai vecchi tempi: “Perché le prospettive di genere sono state utilizzate anche come affare politico”.
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LIMA – Javieri Milei traccia una bella linea e con un colpo di spugna rimette ordine nel dizionario di uso corrente. Vieta per decreto il linguaggio inclusivo. Basta con la “a” quando si tratta di una donna, il famoso dibattito tra la o il presidente, del plurale se indichiamo varie alternative nella propria identità sessuale, con quella x da vistare sul formulario quando richiediamo un documento di identità perché magari ci riteniamo binari. Si torna alle origini, va abolito “tutto ciò che riguarda la prospettiva di genere”.

La decisione viene annunciata da un alto funzionario della Pubblica amministrazione subito dopo il Consiglio di gabinetto. Lo fa su indicazione del presidente che ha deciso di riportare l’asticella culturale ai vecchi tempi. Perché? domanda un giornalista durante la conferenza stampa. Il funzionario resta impettito e risponde senza troppi giri di parole: “Perché le prospettive di genere sono state utilizzate anche come affare politico”.

LIMA – Javieri Milei traccia una bella linea e con un colpo di spugna rimette ordine nel dizionario di uso corrente. Vieta per decreto il linguaggio inclusivo. Basta con la “a” quando si tratta di una donna, il famoso dibattito tra la o il presidente, del plurale se indichiamo varie alternative nella propria identità sessuale, con quella x da vistare sul formulario quando richiediamo un documento di identità perché magari ci riteniamo binari. Si torna alle origini, va abolito “tutto ciò che riguarda la prospettiva di genere”.

La decisione viene annunciata da un alto funzionario della Pubblica amministrazione subito dopo il Consiglio di gabinetto. Lo fa su indicazione del presidente che ha deciso di riportare l’asticella culturale ai vecchi tempi. Perché? domanda un giornalista durante la conferenza stampa. Il funzionario resta impettito e risponde senza troppi giri di parole: “Perché le prospettive di genere sono state utilizzate anche come affare politico”.

Lotta contro il “marxismo culturale”

Milei insiste nella sua campagna di rieducazione contro tutto quello che rappresenta un “indottrinamento” del “marxismo culturale”. Il comunismo che tanto l’ossessiona si combatte anche in questo modo. Sradicando nello stesso linguaggio ogni riferimento ai cambiamenti che hanno modificato la lingua originale. Si torna allo spagnolo tradizionale che non prevede variazioni a seconda del sesso o del suo orientamento. Vengono cassate conquiste storiche, come quella appunto di riconoscere l’esistenza di diversi orientamenti sessuali che fanno parte ormai della società. Ma questo va a toccare anche altri valori di tipo di civile, come la convivenza, l’unione tra due persone dello stesso sesso. Perfino l’aborto, legalizzato appena due anni fa dopo una lunga battaglia del mondo femminista e femminile, è messo in discussione. Un disegno di legge per vietarlo nuovamente giace in Parlamento.

La scelta di Milei è anticipata di poche ore dal ministro della Difesa che annuncia il nuovo dizionario anche nelle comunicazioni ufficiali dei vari uffici. Tutte le desinenze con la “a” e la “o”, persino la chiocciola @, sono abolite e uniformate “per favorire l’uso corretto della lingua spagnola”. Anche qui c’è una spiegazione. “Perché”, dice il comunicato della Difesa, “qualsiasi deviazione o denaturalizzazione può portare a interpretare erroneamente ciò che si desidera offrire o ordinare”.

In linea con Trump e Bolsonaro

Il leader dell’estrema destra si allinea anche in questo a Trump e Bolsonaro nella sua battaglia contro tutto ciò che è in odore di sinistra. “L’ideologia di genere e il linguaggio inclusivo non fanno altro che distruggere i valori della società”, ha scritto sui social. Appena approdato alla Casa Rosada ha già eliminato il ministero delle Donna, del Genere e della Diversità. Adesso affonda la sua motosega sull’uso corretto della lingua spagnola.

La reazione è stata ironica più che di stizza. Il movimento femminista assieme alla folta comunità LGTBQI+ ha già inserito questo nuovo capitolo nel programma della manifestazione che si terrà l’8 marzo. “E’ un’altra sciocchezza che ci distrae dal vero problema che il paese si trova ad affrontare: la gravissima situazione economica e sociale”, replica Maria José Lubertino che ha presieduto tra il 2006 e il 2009 l’Istituto nazionale contro la discriminazione, la xenofobia e il razzismo. Sui social sono piovuti i commenti con meme che suggerivano al governo di “investire nell’istruzione”, “a garantire cibo nelle mense di poveri”, di “promuovere i diritti del bambino” piuttosto che abolire il linguaggio di genere. Più diretto il deputato Leandro Santoro. “Dire ‘noi’ è proibito; dire ‘fottuto magnate’ è il linguaggio presidenziale”, osserva, ricordando la sequela di frasi grevi che il presidente usa nelle sue sfuriate sul web.

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