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Difesa e alleanze: alle elezioni di domani in Iran i conservatori giocano la carta dell’orgoglio patriottico

Epa

 
Khamenei ai giovani: “Votate per proteggere la nostra rivoluzione”. Ma pesa l’incubo dell’astensione
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TEHERAN — Debole sull’economia, contestato sulle libertà civili, Ebrahim Raisi può giocare la carta dell’orgoglio per provare a rimotivare almeno i suoi. Le nuove alleanze internazionali dell’Iran - quel “pivot to East” voluto da Khamenei in risposta al ritiro degli Usa dall’accordo sul nucleare - agli occhi di chi vota conservatore sono stati una strategia vincente. Soprattutto, hanno cancellato l’onta del rifiuto, dopo il fallimento del Jcpoa, l’accordo sul nucleare firmato con Europei e americani. «Con Raisi abbiamo riconquistato la nostra indipendenza. L’ingresso nei Brics e soprattutto nell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai sono due cose molto importanti: la seconda anche dal punto di vista economico, perché ha abbassato i dazi sulle merci provenienti da tutta una serie di Paesi», dice Rambod, studente di ingegneria meccanica a Teheran.

L’alleanza con Russia e Cina galvanizza i nazionalisti. Dopo anni d…

TEHERAN — Debole sull’economia, contestato sulle libertà civili, Ebrahim Raisi può giocare la carta dell’orgoglio per provare a rimotivare almeno i suoi. Le nuove alleanze internazionali dell’Iran - quel “pivot to East” voluto da Khamenei in risposta al ritiro degli Usa dall’accordo sul nucleare - agli occhi di chi vota conservatore sono stati una strategia vincente. Soprattutto, hanno cancellato l’onta del rifiuto, dopo il fallimento del Jcpoa, l’accordo sul nucleare firmato con Europei e americani. «Con Raisi abbiamo riconquistato la nostra indipendenza. L’ingresso nei Brics e soprattutto nell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai sono due cose molto importanti: la seconda anche dal punto di vista economico, perché ha abbassato i dazi sulle merci provenienti da tutta una serie di Paesi», dice Rambod, studente di ingegneria meccanica a Teheran.

L’alleanza con Russia e Cina galvanizza i nazionalisti. Dopo anni di bando all’export delle armi, finalmente «l’Iran vende droni e missili che tutti temono». La Cina ha raddoppiato, se non triplicato, i suoi acquisti di petrolio, consentendo al governo di diversificare anche le fonti di ricavo. E con la guerra di Gaza, Teheran ha mostrato la sua influenza regionale raccogliendo i frutti di una strategia decennale di penetrazione in Medio Oriente. I conservatori puntano il dito sulla reazione della comunità internazionale, accusando l’Occidente di inazione e doppi standard, una retorica che fa presa sulla loro base. E suscita se non la simpatia almeno la comprensione anche di qualche moderato: «Ai tempi di Krushev e Nixon gli iraniani stavano con Nixon», dice Irash, 77 anni, ex ingegnere. «Oggi sono infuriati per il sostegno incondizionato a Israele».

«Raisi può rivendicare la carta della stabilità, ha reso più serena la situazione in Parlamento dopo anni di scandali e tensioni», dice Mehdi Bakhtiari, esperto di politica interna dell’agenzia di stampa Tasnim, vicina ai Pasdaran. «Ma soprattutto ha dato la mano ai Paesi - Russia e Cina - che volevano collaborare con l’Iran ma erano stati ignorati dai moderati di Rohani in nome del dialogo con l’Occidente. Sull’economia e i diritti sociali si può migliorare, bisogna cercare nuove soluzioni per aggirare le sanzioni». Basterà ai conservatori e agli ultraconservatori per scongiurare un’astensione storica?

Con l’inflazione intorno al 50%, secondo stime indipendenti, e la disoccupazione giovanile intorno al 20%, la strada è in salita. «Non voterò», dice un commerciante di frutta di 55 anni nel sud di Teheran. «Nel 2021, ho votato perché Raisi nella speranza che mi rendesse la vita migliore. Il risultato è stato un aumento vertiginoso dei prezzi». Saba, studentessa alla prestigiosa Sharif University, è al suo primo voto, ma non sa ancora se esercitare il suo diritto. «Temo che non cambi nulla e poi non condivido niente di come è stata gestita la protesta delle donne, anche se io porto il velo». Ai ragazzi come lei, al primo voto, si è rivolta la Guida Suprema, Ali Khamenei, invitandoli a difendere la democrazia religiosa e la patria. «Venerdì andranno alle urne tutti coloro che amano l’Iran e la Repubblica islamica, la rivoluzione, il potere nazionale ed il progresso», ha detto. «Gli Stati Uniti, la maggioranza degli europei, i malvagi sionisti e i capitalisti che seguono da vicino gli affari dell’Iran, hanno paura della partecipazione del popolo iraniano alle elezioni».

Ma se il voto per il Parlamento viene vissuto con indifferenza e distacco dalla maggioranza degl iraniani, gli osservatori più attenti sono concentrati su quello che succederà con il rinnovo del Consiglio degli Esperti, l’organo che decide la futura Guida suprema e resterà in carica otto anni. Come e più del Parlamento, si preannuncia un monocolore, da cui è stato escluso persino l’uomo che per 8 anni ha guidato l’Iran, il moderato Rohani.

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