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Gaza, un ponte aereo per gli aiuti

(afp)

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Gli americani si preparano a paracadutare viveri e medicinali alla popolazione, come già fanno giordani ed emiratini. Il governo Meloni pronto a mandare velivoli italiani
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Un grande ponte aereo internazionale per paracadutare aiuti alla popolazione di Gaza. Numerosi segnali indicano che velivoli statunitensi potrebbero unirsi dalla prossima settimana all’iniziativa di soccorso dal cielo già iniziata da alcuni Paesi. Il massacro di ieri durante la distribuzione di viveri all’interno della Striscia ha dimostrato quanto siano diventati rischiosi i rifornimenti via terra e sta spingendo a organizzare massicci lanci di cibo e medicinali. Anche l’Italia si prepara a partecipare: nel piano della “Operazione Levante” presentato alle Camere dal governo Meloni “il trasporto e l’aviolancio di beni di prima necessità a favore dei civili” compaiono in testa alla lista degli impegni. Il Canada invece ha detto che finanzierà i voli condotti da altri Paesi e provvederà all’acquisto degli aiuti.

La mobilitazione delle aviazioni militari oggi sembra l’unica strada per dare sollievo ai palestinesi stremati. Si tratta di un’iniziativa che viene portata avanti già dalla Gio…

Un grande ponte aereo internazionale per paracadutare aiuti alla popolazione di Gaza. Numerosi segnali indicano che velivoli statunitensi potrebbero unirsi dalla prossima settimana all’iniziativa di soccorso dal cielo già iniziata da alcuni Paesi. Il massacro di ieri durante la distribuzione di viveri all’interno della Striscia ha dimostrato quanto siano diventati rischiosi i rifornimenti via terra e sta spingendo a organizzare massicci lanci di cibo e medicinali. Anche l’Italia si prepara a partecipare: nel piano della “Operazione Levante” presentato alle Camere dal governo Meloni “il trasporto e l’aviolancio di beni di prima necessità a favore dei civili” compaiono in testa alla lista degli impegni. Il Canada invece ha detto che finanzierà i voli condotti da altri Paesi e provvederà all’acquisto degli aiuti.

La mobilitazione delle aviazioni militari oggi sembra l’unica strada per dare sollievo ai palestinesi stremati. Si tratta di un’iniziativa che viene portata avanti già dalla Giordania. Gli Hercules C-130 del regno hashemita ormai decollano quasi tutti i giorni dall’aeroporto di Zarqa – non a caso, una regione giordana dove oltre metà dei residenti sono palestinesi – e raggiungono la Striscia: il re Abdullah II ha preso parte personalmente ad almeno una delle missioni. I lanci avvengono spesso la sera, quasi sempre sulle spiagge della zona meridionale dove è concentrato il maggior numero di sfollati e il recupero è più facile. Viveri però sono stati paracadutati dall’aviazione di Amman anche nei campi profughi del Nord, i primi a essere stati investiti dall’offensiva israeliana. In almeno due occasioni ci sono stati sganci di precisione, usando pallet speciali con guida gps donati dagli americani, per recapitare medicinali e macchine diagnostiche all’ospedale da campo giordano di Khan Younis: attualmente la città è l’epicentro dei combattimenti tra truppe israeliane e miliziani di Hamas.

Da due settimane Hercules egiziani, francesi e olandesi hanno raggiunto la base giordana per collaborare alle spedizioni: molto importante il contributo dei grandi jet C-17 Globemaster emiratini. Il carico di ogni quadrimotore infatti è limitato: sette tonnellate di merci per volo sugli Hercules, che però salgono a trenta sui C17. Questa “squadriglia della speranza” imbarca a Zarqa alimenti confezionati secondo la tradizione palestinese, incluso il maqloubeh: un piatto di riso, carne, melanzane, patate e cavoli. Si cerca di recapitare pietanze pronte all’uso, poiché gli sfollati spesso non sono in grado di cucinare. Allo stesso tempo, oltre a sacchi di riso e di patate, vengono usate le razioni da campo degli eserciti arabi. In genere gli Hercules paracadutano sedici grandi contenitori “tattici”, che sono impermeabili e hanno ammortizzatori per assorbire l’impatto con il suolo. I giordani inseriscono disegni fatti dai bambini delle loro scuole con messaggi di solidarietà per la popolazione palestinese e frasi del Corano.

Britannici e americani hanno donato paracadute e container speciali, oltre a forniture di farina, carburante e farmaci. Tutti i voli devono avere l’autorizzazione di Israele e passano attraverso un corridoio in prossimità di Tel Aviv. Poiché i materiali vengono selezionati da militari di Paesi amici – e quindi non c’è il rischio che contengano equipaggiamenti per Hamas – finora non sono state poste questioni di sicurezza. Ong e organizzazioni delle Nazioni Unite hanno criticato il ricorso agli aviolanci: i costi sono sette volte superiori a quelli per le consegne con i camion e le quantità ridotte non sono in grado di soddisfare le necessità della popolazione.

«Non credo che i paracadute siano la risposta che serve – ha dichiarato Philippe Lazzarini, capo della principale agenzia Onu per la Palestina -. La vera risposta è aprire i valichi e permettere ai convogli di aiuti di entrare a Gaza». Ma in questo momento – come hanno sottolineato i responsabili giordani dell’operazione - si tratta dell’unico sistema per raggiungere alcuni settori della Striscia, dove i residenti sono completamente isolati: oltre due milioni di palestinesi sopravvivono in condizioni drammatiche. Da parte italiana, la missione Levante deve attendere l’autorizzazione delle Camere: la discussione al Senato comincerà martedì. Gli Hercules della 46ma Aerobrigata dell’Aeronautica dispongono di un sistema chiamato Jpas che permette di paracadutare carichi con una precisione di 150 metri: il mezzo perfetto per dare un segnale concreto alle famiglie di Gaza.

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