Sulle elezioni in Iran lo spettro dell’astensione e la grande partita per la successione (anche collegiale) a Khamenei
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoTEHERAN – L’Iran oggi vota, due anni dopo il grande movimento di protesta Donna Vita Libertà, e in un clima generale di sfiducia nelle istituzioni e frustrazione. Ma più che per il rinnovo del Parlamento, una corsa dall’esito scontato, la vera partita che si gioca in questa tornata elettorale è quella per la Successione a Khamenei.
In ballo ci sono anche gli 88 seggi del Consiglio degli Esperti, l’organo formato da religiosi che ha il potere di nominare – o persino revocare – la Guida Suprema. I candidati sono 144 e sono già stati selezionati dal Consiglio dei Guardiani. Sono tutti chierici di provata fede, secondo i canoni del Sistema, che si è premurato di sbarrare la strada a qualsiasi imprevisto. L’ex presidente moderato Hassan Rohani, l’uomo che ha guidato per otto anni il Paese, non è stato ammesso, una squalifica che ha fatto strabuzzare gli occhi anche ai sostenitori della Repubblica Islamica più moderati. Nessuno ha spiegato il perché, Rohani ha emesso un comunicato per chie…
TEHERAN – L’Iran oggi vota, due anni dopo il grande movimento di protesta Donna Vita Libertà, e in un clima generale di sfiducia nelle istituzioni e frustrazione. Ma più che per il rinnovo del Parlamento, una corsa dall’esito scontato, la vera partita che si gioca in questa tornata elettorale è quella per la Successione a Khamenei.
In ballo ci sono anche gli 88 seggi del Consiglio degli Esperti, l’organo formato da religiosi che ha il potere di nominare – o persino revocare – la Guida Suprema. I candidati sono 144 e sono già stati selezionati dal Consiglio dei Guardiani. Sono tutti chierici di provata fede, secondo i canoni del Sistema, che si è premurato di sbarrare la strada a qualsiasi imprevisto. L’ex presidente moderato Hassan Rohani, l’uomo che ha guidato per otto anni il Paese, non è stato ammesso, una squalifica che ha fatto strabuzzare gli occhi anche ai sostenitori della Repubblica Islamica più moderati. Nessuno ha spiegato il perché, Rohani ha emesso un comunicato per chiedere chiarimenti ma è finito nel nulla. Ieri l'ex presidente si è fatto sentire, un messaggio laconico: “Per il consiglio degli Esperti e per il Parlamento, votate coloro che protestano contro le condizioni attuali”.
La grande partita della successione a Khamenei
Dietro le quinte le grandi manovre per la successione sono cominciate e saranno decisive per il futuro dell’Iran: una nuova Guida suprema? Una leadership collegiale? La virata verso un sistema guidato più dai militari che dai religiosi? Ali Khamenei ha 84 anni, il nuovo consiglio ne durerà in carica 8: è probabile che dovrà occuparsene. Conservatori e ultraradicali non vogliono un moderato come Rohani. “I Pasdaran hanno un piano per creare un consiglio di Leadership, una leadership collegiale e lo stesso piano ce l’hanno i moderati di Rohani”, ci spiega una fonte iraniana che conosce bene i palazzi del potere a Teheran. “Gli ultraconservatori vorrebbero uno come Ahmad Alamolhoda in questo Consiglio”, il suocero del presidente Raisi. Alamolhoda è un ultraradicale, guida la preghiera del venerdì nella città santa di Mashaad e ogni settimana impreca contro i costumi secondo lui facili e peccaminosi dei giovani iraniani, a cominciare da quelli delle donne.
Nell’aprile 2022, disse che l’opposizione all’hijab è indotta “dall’infiltrazione strategica del nemico e, se prolifera, i giovani saranno privati della religione”. “L’idea di una leadership collegiale si fa spazio perché non c’è una persona che potrà sostituire Khamenei con lo stesso carisma e lo stesso livello di presa sulla popolazione, la società è cambiata, l’Iran è cambiato – prosegue la fonte – e i gruppi di potere sono diversi e divisi. Non possono nominare una persona senza che questo causi tumulti nella società, da una parte e dall’altra”.
Lo spettro dell'astensione record
La maggioranza degli iraniani osserva con distacco. Oggi 61 milioni saranno chiamati a votare per il rinnovo di 290 seggi del Parlamento, due anni dopo le grandi proteste per la morte di Mahsa Amini e la nascita del movimento Donna Vita Libertà, represso con brutalità (oltre 300 morti secondo Amnesty International e migliaia di arresti). Le (poche) rilevazioni indipendenti prevedono un’ampia astensione, 23% di affluenza a Teheran e 38% a livello nazionale, comunque sotto il 40% delle ultime parlamentari che era già stato il dato più basso di partecipazione nella storia della Repubblica Islamica. Il Sistema è in fibrillazione, in ballo c'è la legittimità della Repubblica Islamica, gli appelli a votare si moltiplicano, il nemico è sempre lo stesso: l'Occidente che soffia sul fuoco dell'astensione perché vuole un Iran debole.
“Un voto non libero e non giusto”, denunciano le opposizioni. La maggior parte dei candidati riformisti sono stati esclusi. La crisi economica causata dal malgoverno e dalle sanzioni fa il resto. “Anche se andassi a votare non cambierebbe nulla”, dice sconsolata Saba, che ha 23 anni e frequenta l’università, riassumendo un sentimento condiviso.I riformisti però sono divisi I pragmatici invitano comunque ad andare al voto per non lasciare il Parlamento completamente nelle mani dei conservatori. La lista più quotata è quella di Ali Motahari, moderato, figlio del noto religioso Morteza Motahari. Ma gli appelli al boicottaggio sono arrivati da tantissime figure politiche e della società civile, in primis la Nobel Narges Mohammadi, che dal carcere ha invitato a non votare per “una elezione farsa” insieme all'ex vice ministro dell'Interno, Mostafa Tajzadeh, volto nobile del riformismo iraniano, anche lui arrestato e prigioniero per essersi permesso di sostenere Donna, Vita, libertà.