Diario da Gaza / Il gioco macabro per il cibo: ci costringono alla lotta e solo i forti alla fine mangiano
di Sami al-AjramiRAFAH – C’è chi è forte per natura, chi vede cadere un pacco di aiuti umanitari dal cielo e si lancia in una corsa disperata per accaparrarselo. C’è chi può. Bisogna essere resistenti e giovani; capaci se necessario di minare la corsa di un vicino perché quello è l’unico cibo che si riuscirà a consumare per giorni e non si può arrivare secondi. Bisogna, all’occorrenza, saper essere violenti per riuscire a sopravvivere. Poi c’è chi è debole, chi è timido, chi ha una dignità che non gli permette di lanciarsi con le mani al cielo in attesa che cada un pasto pronto lanciato dalle forze americane.
Quello che sta accadendo nella Striscia di Gaza con la distribuzione degli aiuti umanitari è forse il risvolto più umiliante e triste di questo dramma. È un gioco contro la dignità e l’orgoglio delle persone: affamarle fino al punto che debbano mostrare il peggio di loro. Affamarle fino a cambiare la loro natura: chi non diventa violento muore di fame.
Nessuno impedisce a Israele di allestir…
RAFAH – C’è chi è forte per natura, chi vede cadere un pacco di aiuti umanitari dal cielo e si lancia in una corsa disperata per accaparrarselo. C’è chi può. Bisogna essere resistenti e giovani; capaci se necessario di minare la corsa di un vicino perché quello è l’unico cibo che si riuscirà a consumare per giorni e non si può arrivare secondi. Bisogna, all’occorrenza, saper essere violenti per riuscire a sopravvivere. Poi c’è chi è debole, chi è timido, chi ha una dignità che non gli permette di lanciarsi con le mani al cielo in attesa che cada un pasto pronto lanciato dalle forze americane.
Quello che sta accadendo nella Striscia di Gaza con la distribuzione degli aiuti umanitari è forse il risvolto più umiliante e triste di questo dramma. È un gioco contro la dignità e l’orgoglio delle persone: affamarle fino al punto che debbano mostrare il peggio di loro. Affamarle fino a cambiare la loro natura: chi non diventa violento muore di fame.
Nessuno impedisce a Israele di allestire una distribuzione di aiuti umanitari ben organizzata e degna che preveda l’ingresso di un numero congruo di camion nella Striscia. Attualmente ne entrano un centinaio e questo avviene solo a Rafah dove da sfamare sono un milione e mezzo circa di persone. Al Nord non si vede cibo da settimane: mia sorella che si trova nel campo di Jabalia non mangia da otto giorni, i suoi figli hanno camminato per sei ore per portare a casa qualche grammo di farina. Ormai si cibano quasi esclusivamente di erba.
Quello che è accaduto durante la distribuzione di aiuti alla rotonda Nabulsi, dove sono morte almeno centododici persone, descrive bene il disegno di Israele. Prima affamare i civili, poi ridurre al minimo la distribuzione di aiuti e infine mostrare al mondo la nostra natura violenta per giustificare le loro azioni. Ma i palestinesi non sono così, come in ogni parte del mondo anche qui ci sono criminali, ma le persone che sono morte – la maggioranza dicono i medici e i testimoni per ferite da arma da fuoco e non per sindrome da schiacciamento come sostiene l’esercito israeliano – erano semplicemente persone che non mangiavano da giorni. Come mia sorella e i miei nipoti.
Circolano alcune immagini che mostrano pacchi di farina rimasti al suolo dopo gli spari dell’altro giorno. Sono intrisi di sangue. Da noi si dice che il cibo è legato al sangue perché per averlo bisogna faticare. Ora siamo andati oltre, per averlo stiamo morendo.
Attenzione però. Nella Striscia non c’è notte in cui non cadono le bombe, non c’è giorno in cui i civili non muoiono. La comunità internazionale si indigna davanti ai grandi numeri: più di cento morti tutti insieme fanno notizia. Ma i civili che vengono uccisi dalle bombe israeliane sono decine per ogni operazione: ieri un raid ha annientato una famiglia di undici persone colpendo una tenda fuori dall'ospedale emiratino nel sobborgo di Tel Al-Sultan a Rafah; tra Deir al-Balah e Jabalia almeno altre venti persone sono state uccise e i feriti sono decine. La triste conta delle vittime racconta che qui ogni giorno è come la strage degli affamati.