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Enrico Borghi (Copasir): “Troppa fascinazione per la propaganda russa, Mosca punta alla disinformazione in vista delle europee”

L’allarme del componente del Comitato parlamentare per la sicurezza: “C’è un salto di qualità da parte del Cremlino”
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ROMA - Enrico Borghi, capogruppo di Italia Viva al Senato e membro del Copasir, occhio ai filo putiniani in Italia? Lo ha fatto intendere anche il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ai giornalisti italiani durante il viaggio negli Usa di Giorgia Meloni.

“Una fascinazione della propaganda russa è presente in diversi gruppi dirigenti italiani. Houston, abbiamo un problema: è abbastanza evidente. Bisogna comprendere le insidie e cosa c’è sotto. Così da elaborare una risposta. Sostenere la libera stampa è una delle risposte. Occorre anche una adeguata attività formativa del personale della pubblica amministrazione e degli stakeholder privati. E adeguare il quadro giuridico”.

(ansa)

Il rischio di infiltrazioni russe in vista del voto dell’8 e 9 giugno è quindi concreto o il solito spauracchio?

“Nelle ultime settimane due autorità terze, e di vertice, mi riferis…

ROMA - Enrico Borghi, capogruppo di Italia Viva al Senato e membro del Copasir, occhio ai filo putiniani in Italia? Lo ha fatto intendere anche il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ai giornalisti italiani durante il viaggio negli Usa di Giorgia Meloni.

“Una fascinazione della propaganda russa è presente in diversi gruppi dirigenti italiani. Houston, abbiamo un problema: è abbastanza evidente. Bisogna comprendere le insidie e cosa c’è sotto. Così da elaborare una risposta. Sostenere la libera stampa è una delle risposte. Occorre anche una adeguata attività formativa del personale della pubblica amministrazione e degli stakeholder privati. E adeguare il quadro giuridico”.

(ansa)

Il rischio di infiltrazioni russe in vista del voto dell’8 e 9 giugno è quindi concreto o il solito spauracchio?

“Nelle ultime settimane due autorità terze, e di vertice, mi riferisco al capo di Stato maggiore Giuseppe Cavo Dragone e alla direttrice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza Elisabetta Belloni hanno avvertito dell’attività russa di disinformazione. Sono allarmi lanciati, ripeto, da autorità preposte e ben lontani da strumentalizzazioni politiche”.


Ne parlerete al Copasir?

“Questo tipo di attività sono costantemente oggetto di discussione al Copasir. Lo abbiamo fatto nel 2020 sulla disinformazione russa e cinese sulla pandemia. Ora siamo però in presenza di un salto di fase”.


Perché?

“Negli Stati maggiori degli eserciti Nato si parla esplicitamente di cognitive warfare, cioè la guerra ibrida fatta di attacchi informativi e operazioni psicologiche. In pratica ai domini classici – terrestre, aereo e navale – si sommano i nuovi domini dell’aerospazio e del cyber. L’obiettivo è influenzare il comportamento e provocare effetti nella dimensione cognitiva. Così si ottiene un vantaggio sull’avversario”.

Qualche esempio?

“In Africa l’interferenza nei flussi di informazione ha consentito alla Russia di godere di buona reputazione e di creare ostilità verso l’Europa e la Francia in particolare. Lo schema russo è: prima disinformare in modo massiccio, poi dare supporto a gruppi politici locali”.


E poi arriva l’economia?

“Poi arriva l’hard power economico e militare”.


Quali sono i terreni privilegiati di infiltrazione nella guerra ibrida?

“È l’utilizzazione occulta di vari canali: internet, influencer, social media, le tv e la letteratura. Persino mondi religiosi. Un messaggio viene veicolato infinite volte e si crea un effetto eco. Nella guerra in Ucraina in questa fase la disinformazione ha rappresentato la Russia come desiderosa di pace e la guerra come inutile essendo l’esito a vantaggio di Mosca imminente e l’Occidente stanco del sostegno a Kiev. Ma i fatti sono diversi da questo racconto”.


La Lega di Salvini ha disdetto l’accordo con il partito di Putin?

“Nel marzo del 2022 quell’accordo si era rinnovato automaticamente. Ma la disdetta è la condizione essenziale per una forza politica che vuole stare al governo di un Paese del G7 e della Nato”.

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