Assassinato in Cile un rifugiato politico venezuelano. E il Paese si divide
di Elena BassoSANTIAGO DEL CILE – All’alba dello scorso 21 febbraio Ronald Ojeda è stato sequestrato da tre uomini mentre si trovava nel suo appartamento a Santiago del Cile. Ojeda, 32 anni, era un ex militare venezuelano e oppositore politico del presidente Nicolás Maduro che viveva in Cile dal 2018 come rifugiato politico, dopo essere evaso da un carcere in Venezuela. Il suo corpo è stato ritrovato lo scorso primo marzo, sotterrato dentro una valigia a Maipu, una delle aree più povere e pericolose della capitale cilena. Dal giorno del suo sequestro, il caso di Ojeda è la principale notizia trasmessa dai media cileni e intorno al crimine si aggirano molti sospetti.
Chi era Ronald Ojeda
I tre sequestratori dell’ex militare indossavano uniformi false della polizia cilena e, dopo il rapimento, non hanno richiesto alcun riscatto. Le indagini hanno dimostrato che l’operazione è stata condotta meticolosamente e in modo professionale. Nonostante il ritrovamento del cadavere, non si è potuto stabilir…
SANTIAGO DEL CILE – All’alba dello scorso 21 febbraio Ronald Ojeda è stato sequestrato da tre uomini mentre si trovava nel suo appartamento a Santiago del Cile. Ojeda, 32 anni, era un ex militare venezuelano e oppositore politico del presidente Nicolás Maduro che viveva in Cile dal 2018 come rifugiato politico, dopo essere evaso da un carcere in Venezuela. Il suo corpo è stato ritrovato lo scorso primo marzo, sotterrato dentro una valigia a Maipu, una delle aree più povere e pericolose della capitale cilena. Dal giorno del suo sequestro, il caso di Ojeda è la principale notizia trasmessa dai media cileni e intorno al crimine si aggirano molti sospetti.
Chi era Ronald Ojeda
I tre sequestratori dell’ex militare indossavano uniformi false della polizia cilena e, dopo il rapimento, non hanno richiesto alcun riscatto. Le indagini hanno dimostrato che l’operazione è stata condotta meticolosamente e in modo professionale. Nonostante il ritrovamento del cadavere, non si è potuto stabilire con certezza se l’omicidio sia avvenuto subito dopo il sequestro o dopo aver ricevuto qualche tipo di informazione.
Il ruolo dei narcos
Per le modalità utilizzate è possibile che l’ex militare fosse coinvolto in attività illecite legate al narcotraffico, ma dal giorno del rapimento i media cileni e i politici dell’opposizione ritengono che l’omicidio di Ojeda sia stato ordinato da Maduro, usando il sequestro contro l’attuale governo cileno, guidato dal progressista Gabriel Boric. Héctor Barros, il procuratore che sta portando avanti le indagini per la giustizia cilena, ha assicurato che “l’operazione legata alla morte di Ojeda è molto complessa e vincolata al crimine organizzato”. E viene attribuita al “Tren de Aragua”, il gruppo di narcos più pericolosi del Venezuela e che da alcuni anni si è infiltrato in Cile.
Barros ha comunque assicurato che la giustizia cilena sta indagando a 360 gradi, senza tralasciare nessun tipo di pista, inclusa anche quella politica. Nonostante le dichiarazioni del procuratore e le opinioni di giornalisti ed esperti che si occupano da anni del narcotraffico latinoamericano, l’opposizione cilena insiste nell’attribuire l’omicidio a Maduro, anche se l’attività politica di Ojeda non è documentata ed è completamente sconosciuta all’opinione pubblica.
Ojeda nel novembre del 2017 è evaso dalla prigione militare Ramo Verde, nella città di Los Teques, dove era stato detenuto per vari crimini, fra cui quello di aver cospirato con altri soldati contro Maduro. Dopo essere evaso dal carcere ha sostenuto – sul social X – di essere stato torturato e poi è scappato prima in Perù e poi in Cile. Sono queste le uniche tracce di attività politica nel passato di Ojeda, che dal 2018 risedeva con sua moglie e suo figlio a Santiago.
La posizione del governo cileno
Diosado Cabello, vicepresidente del Partito socialista unito del Venezuela, ha negato che ci siano motivazioni politiche dietro al crimine. I leader della destra cilena hanno però accusato (senza nessuna prova) i politici del partito comunista cileno e l’attuale governo progressista di aver permesso un presunto “omicidio politico” nel Paese latinoamericano.
Carolina Tohá, ministra dell’Interno del governo cileno, ha dichiarato: “Chiarire questo crimine per noi è una priorità assoluta e continueremo a sostenere l’indagine condotta dalla Procura cilena affinché i fatti siano pienamente accertati e i responsabili puniti con la massima severità”.
Il Tren de Aragua
Tutte le piste rese note fino ad ora collegano l’omicidio di Ojeda con il Tren de Aragua, la più pericolosa organizzazione criminale del Venezuela e che oggi opera anche in Cile, Perù, Bolivia, Colombia, Brasile ed Ecuador. Il Tren de Aragua negli ultimi anni si è infiltrato soprattutto in Cile, il Paese più sicuro della regione latinoamericana e dove il narcotraffico, fino ad ora, non aveva rappresentato un grosso problema a livello di sicurezza.
L’organizzazione venezuelana è ormai infiltrata nelle più alte sfere politiche e militari della regione latinoamericana e porta avanti i propri crimini a livello internazionale. Negli ultimi tempi però il Tren de Aragua si è reso protagonista di una serie di delitti, simili al sequestro di Ojeda, molto efferati e collegati allo spaccio di droga, al traffico di armi e al rapimento di bambini e donne vittime di tratta. È di poche settimane fa il ritrovamento da parte della giustizia cilena di una “casa delle torture”, una serie di baracche utilizzate dai narcos dell’organizzazione venezuelana per seviziare e poi uccidere decine di persone. La “casa delle torture” si trovava a Maipù, la stessa area in cui è stato ritrovato il corpo senza vita di Ojeda.