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In viaggio verso il valico di Rafah con il convoglio degli aiuti: “A Gaza è una catastrofe umanitaria”

(afp)
Quattordici parlamentari italiani scortano un carico di aiuti.Le agenzie internazionali lanciano l’allarme: “Un milione di bambini ha bisogno di cura e supporto”
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IL CAIRO – Mentre i negoziati per una possibile tregua proseguono in salita, le agenzie Onu lanciano l’allarme: “Un milione di bambini a Gaza ha bisogno di cura e supporto”, avverte l’Ocha, l’ufficio delle Nazioni Unite per la gestione degli affari umanitari. “Il 16 per cento – dice l’Ome – sono malnutriti.

A Gaza è catastrofe umanitaria e anche se bombe e pallottole si dovessero fermare – stimano la John Hopkins University e la London School of Hygiene & Tropical Medicine – ci sarebbero almeno altri seimila morti per epidemie, malnutrizione, impossibilità di fornire assistenza medica di base.

“Abbiamo finito gli aggettivi per definire la situazione. A novembre parlavamo di catastrofe, adesso non sappiamo più che aggettivo usare. Apocalittica, forse?”, dice Richard Brennan, direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità. I 14 parlamentari italiani che insieme agli operatori umanitari delle ong della rete Aoi, docenti ed esperti di diritto internazionale, partirann…

IL CAIRO – Mentre i negoziati per una possibile tregua proseguono in salita, le agenzie Onu lanciano l’allarme: “Un milione di bambini a Gaza ha bisogno di cura e supporto”, avverte l’Ocha, l’ufficio delle Nazioni Unite per la gestione degli affari umanitari. “Il 16 per cento – dice l’Ome – sono malnutriti.

A Gaza è catastrofe umanitaria e anche se bombe e pallottole si dovessero fermare – stimano la John Hopkins University e la London School of Hygiene & Tropical Medicine – ci sarebbero almeno altri seimila morti per epidemie, malnutrizione, impossibilità di fornire assistenza medica di base.

“Abbiamo finito gli aggettivi per definire la situazione. A novembre parlavamo di catastrofe, adesso non sappiamo più che aggettivo usare. Apocalittica, forse?”, dice Richard Brennan, direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità. I 14 parlamentari italiani che insieme agli operatori umanitari delle ong della rete Aoi, docenti ed esperti di diritto internazionale, partiranno oggi per Rafah per scortare un carico di aiuti umanitari, ascoltano. Attoniti. “Di 36 ospedali ne funzionano solo 12 - continua Brennan - e solo parzialmente. Delle 23 cliniche Unrwa esistenti solo sette sono operative”.

Colpa degli attacchi - “sono stati oltre 370 quelli diretti a strutture sanitarie”, spiegano dall’Oms - , delle forniture che non ci sono, come della difficoltà di far arrivare le poche che riescono ad attraversare il valico. “Il 60-70 per cento delle strade è distrutto”. E la “strage della farina” ha tragicamente mostrato quanto rischi di diventare complicata ogni singola distribuzione. E questo vale per Rafah. Perché il Nord della Striscia, dove continuano le operazioni militari, è al buio. Lì anche le agenzie Onu hanno difficoltà ad arrivare.

“In questi casi sarebbe necessario che le parti portassero avanti un’azione di deconfliction, ma la cosa - dice Brennan - non sta funzionando in maniera efficace”. Servirebbe un cessate il fuoco immediato, garantire aiuti umanitari in quantità sufficiente, un piano di evacuazione dei feriti e dei loro familiari, finanziamenti per le agenzie umanitarie che lavorano sul territorio, a partire dall’Unrwa. Un colosso da diecimila dipendenti a tempo indeterminato e tredicimila a contratto – che a Gaza come nei territori occupati, come nei campi profughi di Libano, Giordania e Siria, gestiscono la sanità, la scuola, l’assistenza, tutto – a cui molti Paesi, Italia inclusa, hanno tagliato i fondi dopo che Israele ha accusato decine di suoi lavoratori di aver partecipato agli attacchi del 7 ottobre.

“Una decisione da revocare”, dice Alfio Nicotra di Aoi. Anche perché il collasso dell’agenzia Onu rischia di essere pericoloso, spiega Abu Hasna, advisor fino a qualche tempo fa nella Striscia. “Lo hanno detto anche i servizi segreti israeliani. Lo smantellamento di Unrwa lascerebbe un vuoto che sarebbero i fondamentalisti a riempire”.

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