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Il Ramadan più triste per Gaza, senza imam e autorità che ci dicano quali precetti dovremo seguire

(afp)

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La testimonianza dalla Striscia. Arriva il mese sacro e in queste condizioni non sappiamo neanche come comportarci
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RAFAH – Aspettando la pace o quantomeno quella tregua di cui si discute tanto e non arriva mai, a Gaza si continua a morire di guerra. Morte che sorprende nei momenti più impensati. Mentre ci si accapiglia – ormai anche noi resi barbari dalla fame – per un sacco di farina, mandano l’esercito israeliano in quel panico a cui reagisce sempre nel medesimo modo: sparando, come è accaduto giorni fa durante la distribuzione di aiuti alla rotonda Nabulsi, 112 persone uccise. O chi muore in culla, si fa per dire giacché le ultime piccole vittime, due gemellini – un maschio e una femmina – dormivano su un tappeto in una tenda. Wesam e Naeem Abu Anza aveva quattro mesi appena e nella loro breve vita non hanno conosciuto altro che bombe, vittime più giovani delle 14 di una sola famiglia uccisa ieri notte. Numeri nella triste lista dei bambini uccisi dalle bombe. O dalla fame: come, soprattutto a Nord sta accadendo sempre più spesso visto che non si trova cibo decente da settimane.

Me lo conf…

RAFAH – Aspettando la pace o quantomeno quella tregua di cui si discute tanto e non arriva mai, a Gaza si continua a morire di guerra. Morte che sorprende nei momenti più impensati. Mentre ci si accapiglia – ormai anche noi resi barbari dalla fame – per un sacco di farina, mandano l’esercito israeliano in quel panico a cui reagisce sempre nel medesimo modo: sparando, come è accaduto giorni fa durante la distribuzione di aiuti alla rotonda Nabulsi, 112 persone uccise. O chi muore in culla, si fa per dire giacché le ultime piccole vittime, due gemellini – un maschio e una femmina – dormivano su un tappeto in una tenda. Wesam e Naeem Abu Anza aveva quattro mesi appena e nella loro breve vita non hanno conosciuto altro che bombe, vittime più giovani delle 14 di una sola famiglia uccisa ieri notte. Numeri nella triste lista dei bambini uccisi dalle bombe. O dalla fame: come, soprattutto a Nord sta accadendo sempre più spesso visto che non si trova cibo decente da settimane.

Me lo conferma mia sorella Samia, che si trova nella mia casa nel campo di Jabalia. Non hanno scorte da ormai nove giorni, si nutrono principalmente di erba e i suoi figli hanno sfidato il pericolo e camminato per 6 ore per riportare a casa qualche grammo di farina. Israele vuol finirci anche così: affamandoci, bloccando gli aiuti con scuse arbitrarie e regole che cambiano continuamente. Mettendo sotto accusa l’Unrwa, l’agenzia Onu che li distribuiva. E a poco serve quel che americani, egiziani e giordani provano a lanciare dal cielo: bisogna essere molto fortunati per accaparrarsi quei pacchi. E anche giovani e perfino cattivi. Perché anche se ti cada in testa una scatola non basta: bisogna poi saperla difendere dall’orda affamata che ti travolge.

Qui a giorni inizierà il Ramadan, mese sacro dell’Islam. Tutti dicono che la tregua deve necessariamente arrivare prima, ma per ora la soluzione pare ancora lontana, tanto che già due delle famiglie con cui finora abbiamo convissuto a Rafah si sono spostate nella tendopoli che abbiamo costruito a Khan Yunis. Mentre io resto in attesa che il nome delle mie figlie entri nelle liste di chi può uscire da Gaza. Ci aspettavamo accadesse prima: ma ho chiamato l’agenzia e mi dicono che i tempi si sono allungati a causa della grande richiesta. Usciranno, mi hanno promesso, nel corso di questa settimana.

Nel frattempo tutti discutono di come affrontare il periodo sacro. Difficilmente la gente sarà in grado di osservare i precetti, a partire dal digiuno. Siamo già affamati, non possiamo certo pensare di imporre a chi sta morendo di stenti di non sostenersi col poco che ha dall’alba al tramonto. Chi è in grado ed ha fede, farà del suo meglio. Gli altri già dicono che la situazione di Gaza rientra nelle eccezioni permesse ai malati e alle donne incinte. D’altronde, il digiuno è possibile quando a fine giornata hai di che nutrirti. Ma carne e verdure, indispensabili per il pasto tipico di fine giornata durante il Ramadan, non ci sono o costano carissimi. Impossibile poi osservare l’aspetto sociale, che pure è tipico di questo periodo dell’anno e che consiste nel far visita ad amici e parenti. Solitamente, nelle occasioni straordinarie, le autorità religiose danno precetti da seguire ed eventuali eccezioni. Questa è la prima volta che affrontiamo un Ramadan di questo tipo, e nessuno si è fatto vivo. Non il Ministero della Religione di Gaza. Non gli imam locali, che se non sono morti, legati come sono ad Hamas hanno gettato le tonache. E nemmeno le autorità religiose di un qualunque paese vicino. La gente si sente abbandonata a sé stessa quando più avrebbe bisogno di Dio. È smarrita, sfinita, frustrata.

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