✕

Il sindaco di Kiev, Klitschko: “Zelensky ha sbagliato su Zaluzhny. Ora servono armi e un governo di unità nazionale”

Ascolta l'audio

Insieme al generale rimosso, il primo cittadino è uno dei politici ucraini più amati. “Nessun piano di pace funziona se la prima linea non regge. Potremo attuarlo solo quando saremo forti e i russi lo rispetteranno”
3 minuti di lettura

KIEV – Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, torna a puntare il dito contro il presidente Volodymyr Zelensky: cacciare il generale Zaluzhny – ci dice - è stato “un errore gravissimo” e ora occorre “un governo di unità nazionale” per ricompattarsi. Sono parole ponderate e dure che arrivano in una fase acuta dello scontro di poteri in Ucraina. Nelle scorse settimane Klitschko aveva accusato Zelensky di trascinare il Paese verso “l’autoritarismo” rendendolo “non diverso dalla Russia”. Oggi fa un passo avanti.

Dietro la grande scrivania al nono piano del municipio affacciato sul viale Kreschatick, la fotografia dell’ex capo delle forze armate Zaluzhny è appoggiata al candelabro ebraico della Hanukkah. Campeggia accanto all’icona dell’arcangelo Michele, il santo protettore di Kiev. L’arcangelo e il generale svettano tr…

KIEV – Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, torna a puntare il dito contro il presidente Volodymyr Zelensky: cacciare il generale Zaluzhny – ci dice - è stato “un errore gravissimo” e ora occorre “un governo di unità nazionale” per ricompattarsi. Sono parole ponderate e dure che arrivano in una fase acuta dello scontro di poteri in Ucraina. Nelle scorse settimane Klitschko aveva accusato Zelensky di trascinare il Paese verso “l’autoritarismo” rendendolo “non diverso dalla Russia”. Oggi fa un passo avanti.

Dietro la grande scrivania al nono piano del municipio affacciato sul viale Kreschatick, la fotografia dell’ex capo delle forze armate Zaluzhny è appoggiata al candelabro ebraico della Hanukkah. Campeggia accanto all’icona dell’arcangelo Michele, il santo protettore di Kiev. L’arcangelo e il generale svettano tra i ricordi di una vita epica, quella da re del ring: Klitschko, 52 anni indossati in due metri e un centimetro di muscoli, è nell’Olimpo della boxe tra i più grandi pesi massimi di sempre. Ma nel 2014 da stella del ring divenne l’eroe della rivolta, e da allora oggi guida la città. E’ uno dei politici più influenti, e uno dei critici più severi di Zelensky.

Si dice che il Presidente voglia licenziare anche lei. La Commissione di inchiesta sulla risposta all’emergenza a Kiev sembra fatta apposta.

(Lungo silenzio). “Purtroppo anche con la legge marziale, quando avremmo bisogno dell’unità di tutte le forze politiche e di tutti i nostri cittadini perché è lo strumento per vincere la guerra, la lotta politica continua. Non posso definirla diversamente. Alcuni politici mettono le loro ambizioni sopra gli interessi dello Stato”.

Come nel caso Zaluzhny?

“Rimuoverlo è stato un grosso errore. Dobbiamo unirci attorno alle persone che godono del massimo sostegno, come Zaluzhny che ha il rating più alto nei sondaggi. Per due anni ha difeso con successo il nostro Paese contro l'esercito più grande e potente del mondo, e ciascuno di noi lo associa all’immagine del nostro più importante difensore. Quando lo ha rimosso, il Presidente avrebbe dovuto spiegare il motivo di una decisione che ha scioccato ogni ucraino. Molti si sono sentiti confusi, disperati”.

I primi nei sondaggi sono Zaluzhny, licenziato; l’ex presidente Poroshenko a cui hanno vietato le missioni all’estero; e Klitschko, sotto commissione d’inchiesta. Cosa sta succedendo?

“Il grande errore di molti oggi è giocare con la politica. Oggi si lotta per la sopravvivenza, queste persone non capiscono che il Paese potrebbe non esistere più. Per quali posizioni stanno combattendo? La battaglia politica oggi è un veleno: dobbiamo essere uniti nella difesa dell’Ucraina”.

Guardi che è esattamente ciò che dice il presidente Zelensky…

“Non è importante ciò che si dichiara ma ciò che si fa”.

La situazione al fronte è molto difficile, il presidente francese Macron dice che non bisogna mandare solo armi ma anche soldati. Ha ragione?

“Putin ha iniziato la guerra perché insegue l’idea sbagliata di ricostruire l’impero russo, e non accetta un’Ucraina indipendente. A Mosca ricordano spesso come anche la Polonia e i Baltici facessero parte dell’impero russo. Ai tedeschi che dubitano nel sostegno all’Ucraina rammento che nella visione malata di Putin c’era anche parte della Germania. Se noi perdiamo la guerra, i nostri vicini saranno i prossimi. Putin continuerà fino a dove gli sarà permesso. I russi non rispettano i deboli, solo la forza. Per questo dobbiamo essere forti in prima linea e anche nelle retrovie, forti politicamente ed economicamente. La nostra forza è il sostegno dei partner: con le armi o con i soldati”.

Gli analisti politici dicono che lei, Poroshenko e Zaluzhny potreste formare una potente alternativa a Zelensky: la vostra ricetta per uscire dalla guerra sarebbe diversa dalla sua proposta di pace in dieci punti?

“È una domanda provocatoria. Sarebbe un grande sbaglio costituire oggi un cartello in opposizione a Zelensky. Sarebbe invece un’idea molto saggia da parte di Zelensky riunire tutte le forze attorno a sé. Sarebbe la chiave per vincere”.

Cioè un governo di unità nazionale?

“Sì, per esempio”.

Ma la proposta di pace in dieci punti va bene o no?

“Nessun piano di pace funziona se la prima linea non regge. Potremo attuarlo solo quando saremo forti e i russi lo rispetteranno”.

Il ritorno ai confini del 1991 è credibile o si rischia piuttosto una maggiore occupazione russa?

“È il nostro obiettivo. Ma prima bisogna fermare l’avanzata dei russi”.

Quali errori sono stati commessi?

“Non voglio parlarne adesso, in futuro potremo analizzarli bene. Ma l’ultima criticità è la mancanza delle armi. Desiderare di vincere è decisivo, ma con il solo ardente desiderio e senza armi non possiamo farcela”.

Mancano anche i soldi, e il segnale è la progressiva chiusura del rubinetto. Come farete a combattere?

“Sostegno e finanziamento all’Ucraina sono diventati temi di lotta politica, in America, tra democratici e repubblicani. Noi contiamo sugli aiuti europei e dobbiamo rigenerare l’economia ucraina. Dobbiamo essere forti dentro, invece di continuare a mettere in difficoltà le nostre aziende con decisioni sbagliate”.

Candiderà una sua fazione alle prossime elezioni?

“Sarebbe un grande errore fantasticare di posizioni politiche mentre la questione è la sopravvivenza dell’Ucraina. Se arriveranno qui i russi che elezioni ci saranno?”

Ma le sue accuse a Zelensky di autoritarismo sono fortemente politiche.

“Prima dobbiamo vincere la guerra e difendere il Paese. Poi la nostra più grande sfida sarà ricostruire il nostro Paese in modo democratico”.

Avete parlato di questo, a Monaco, nella cena privata al Burger&Lobster con Von Der Leyen, il presidente ceco Petr Pavel, il segretario della Nato Stoltenberg, l’ex segretario di Stato Usa John Kerry e l’ex capo della Cia Petraeus?

“Anche di questo, sì. La nostra prossima battaglia sarà riprenderci il futuro europeo, e questo vuol dire riprenderci la democrazia. Torniamo sempre lì, alla causa di questa guerra: Putin è molto irritato che un’Ucraina democratica entri in Europa. Per lui è una minaccia personale, e noi dobbiamo vincere e poi ricostruire il nostro Paese. Io, se sarò vivo, certamente parteciperò”.

Leggi i commenti