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Maledetto dálkkádatrievdan: così in Nord Europa il cambiamento climatico sta cancellando la lingua della Lapponia

Oltre 300 parole per indicare le condizioni della neve, otto per le stagioni, sei per il cammino delle renne. Una ricchezza che il riscaldamento delle terre del popolo indigeno dei Sami sta rendendo inutile. E cancellando
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Si scioglie la neve. E si sciolgono le parole. I Sami, i nativi del Nord estremo dell’Europa, sono sotto attacco del cambiamento climatico. Che rende più difficile la vita nelle loro terre, a cominciare dalla pesca e dall’allevamento. E che sta rendendo obsolete, e dunque cancellando, tante antiche espressioni del loro linguaggio, impoverendolo sempre più.

La lingua e le terre dei Sami

Nella lingua dei Sami, per esempio, ci sono più di 300 parole per indicare la neve, otto per le differenti stagioni, e sei per il cammino delle renne. Gli indigeni Sami abitano in Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia, in una terra che si sta riscaldando quattro volte più velocemente del resto della Terra e che vede accorciarsi la stagione della neve, allungarsi le estati e piovere sempre più a giugno e luglio.

Dopo millenni di lotta con le condizioni estreme dell’Artico, oggi sono 50-100mila. Le loro lingue sono dieci e per l’Unesco sono …

Si scioglie la neve. E si sciolgono le parole. I Sami, i nativi del Nord estremo dell’Europa, sono sotto attacco del cambiamento climatico. Che rende più difficile la vita nelle loro terre, a cominciare dalla pesca e dall’allevamento. E che sta rendendo obsolete, e dunque cancellando, tante antiche espressioni del loro linguaggio, impoverendolo sempre più.

La lingua e le terre dei Sami

Nella lingua dei Sami, per esempio, ci sono più di 300 parole per indicare la neve, otto per le differenti stagioni, e sei per il cammino delle renne. Gli indigeni Sami abitano in Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia, in una terra che si sta riscaldando quattro volte più velocemente del resto della Terra e che vede accorciarsi la stagione della neve, allungarsi le estati e piovere sempre più a giugno e luglio.

Dopo millenni di lotta con le condizioni estreme dell’Artico, oggi sono 50-100mila. Le loro lingue sono dieci e per l’Unesco sono tutte a rischio estinzione: vanno dal Sami settentrionale, parlato da 20mila persone, al rarissimo Sami di Ume, con cui comunicano appena in 25. Lingue minoritarie, ma altamente specializzate e legate ad attività tradizionali messe in crisi dal cambiamento climatico.

La pesca al salmone

A raccontare questa trasformazione è un reportage della Bbc, che parte dall’esperienza di Pentti Pieski, un traduttore e imprenditore turistico di Utsjoki, nel Nord della Finlandia, amante della pesca al salmone atlantico. Attività che negli ultimi tre anni non ha potuto praticare, perché la Finlandia e la Norvegia hanno vietato la pesca al salmone sul fiume Teno, uno dei più grandi d’Europa in cui vive questa specie, per proteggerne le riserve sempre più povere: a causa del cambiamento climatico, infatti, sempre meno salmoni tornano dal mare al Teno, dice alla Bbc Jaakko Erkinaro, che insegna all’Istituto di risorse naturali finlandese.

Una delle parole in pericolo, ad esempio, è dunque jiek?aguolli, che indica il salmone all’inizio della primavera, subito dopo la rottura del ghiaccio sul fiume. Ma oggi nessun pescatore vede più uno jiek?aguolli – e ne usa l’antica parola – perché la stagione della pesca, già prima del divieto ufficiale, inizia ormai il primo giugno.

Le parole in via di estinzione

Ugualmente a rischio sono parole come ealát, che si riferisce alle condizioni in cui la renna trova facilmente cibo sotto la neve, una neve sotto la quale non ci sia uno strato di ghiaccio che la renda ammuffita e che soprattutto renda ammuffito il lichene di cui si nutre la renna. Quel ghiaccio oggi è invece sempre più presente, così come quel lichene ammuffito di cui la renna non riesce a nutrirsi.

Il clima impazzito rende più comuni parole come suttádat (l’inverno caldo), ma sta facendo scomparire l’espressione che indica la stagione “primavera-estate”, sempre più rara.

Maledetto dálkkádatrievdan

Al traduttore Pentti Pieski mancano quelle gite in barca sul fiume Teno, ma anche le chiacchierate in lingua Sami sulla pesca al salmone, tradizione che ha tutta una sua organizzazione e un rituale, con le storie intorno al fuoco. Chiacchierate oggi sempre più rare. E in cui una nuova parola, tra tante che muoiono, si sta imponendo: dálkkádatrievdan. “Vuol dire ‘cambiamento climatico’ – spiega Klemetti Näkkäläjärvi, presidente del Consiglio climatico Sami e ricercato dell’Università di Helsinki – ed è diventata una parola comune. Perché i Sami ne parlano sempre di più”.

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