Aiuti dal cielo a Gaza. Ecco perché sono controversi
di Enrico FranceschiniLONDRA – Martedì gli Stati Uniti hanno paracaduto 38 mila razioni pasto dal cielo su Gaza, il maggiore lancio di aiuti alimentari da parte americana dopo un precedente air-drop nei giorni scorsi. Può sembrare una risposta all’appello lanciato nello stesso giorno dalle Nazioni Unite: “Con i bambini palestinesi della Striscia che iniziano a morire di fame, questo dovrebbe essere un allarme come nessun altro”, ha dichiarato il portavoce dell’Onu Jens Larke a Ginevra, “Se non ora, quando sarà il momento di inondare Gaza degli aiuti di cui ha bisogno?” Secondo il ministero della Sanità della Striscia sotto il controllo di Hamas, 15 bambini sono recentemente morti di fame in un ospedale e altri sei gravemente malnutriti sono a rischio. Per l’Onu, “la carestia a Gaza è ormai quasi inevitabile”, in particolare nel nord della Striscia, dove secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità più di 300 mila persone non hanno cibo e acqua sufficienti e dove gli aiuti per via di terra arrivano in mod…
LONDRA – Martedì gli Stati Uniti hanno paracaduto 38 mila razioni pasto dal cielo su Gaza, il maggiore lancio di aiuti alimentari da parte americana dopo un precedente air-drop nei giorni scorsi. Può sembrare una risposta all’appello lanciato nello stesso giorno dalle Nazioni Unite: “Con i bambini palestinesi della Striscia che iniziano a morire di fame, questo dovrebbe essere un allarme come nessun altro”, ha dichiarato il portavoce dell’Onu Jens Larke a Ginevra, “Se non ora, quando sarà il momento di inondare Gaza degli aiuti di cui ha bisogno?” Secondo il ministero della Sanità della Striscia sotto il controllo di Hamas, 15 bambini sono recentemente morti di fame in un ospedale e altri sei gravemente malnutriti sono a rischio. Per l’Onu, “la carestia a Gaza è ormai quasi inevitabile”, in particolare nel nord della Striscia, dove secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità più di 300 mila persone non hanno cibo e acqua sufficienti e dove gli aiuti per via di terra arrivano in modo più sporadico che nel sud. Ma ci sono forti perplessità da parte di organizzazioni umanitarie ed esperti che i pasti dal cielo siano la soluzione giusta: l’equivalente della manna, la sostanza commestibile che, secondo la Bibbia, Dio somministrò agli ebrei durante le loro peregrinazioni nel deserto. Ecco una scheda sui dubbi al riguardo.
Perché gli air-drop
Dall’inizio delle operazioni militari israeliane dopo l’aggressione di Hamas del 7 ottobre scorso, gli aiuti via di terra entrano a Gaza principalmente da due punti: Rafah, al confine con l’Egitto, e Kerem-Shalom, poco più a Nord, al confine con Israele, con occasionali convogli da altri check-point. Giovedì scorso più di 100 palestinesi sono morti quando una folle enorme ha circondato i camion che portavano aiuti di organizzazioni private, scortati da forze israeliane, nelle vicinanze di Gaza City, in un incidente causato secondo i palestinesi dai militari israeliani che avrebbero aperto il fuoco per disperdere una folla diventata minacciosa e secondo Israele dai camion che avrebbero schiacciato i palestinesi e dalla calca. L’aumento degli aiuti umanitari è uno dei punti in discussione nel negoziato fra Israele e Hamas per una tregua di sei settimane e per il rilascio di circa 130 ostaggi ancora in mano al gruppo jihadista palestinese (metà dei quali, secondo indiscrezioni, potrebbero essere morti). Nell’attesa di una soluzione più articolata, Washington ha effettuato finora due lanci di razioni alimentari con il paracadute. Un’altra ventina di lanci analoghi sono stati attuati da Francia, Emirati Arabi ed Egitto.
Troppo poco, troppo caro
Una prima critica a questo sistema è che offre un soccorso troppo limitato e troppo dispendioso. I numeri sono comunque bassi rispetto al fabbisogno: 30-40 mila pasti, circa il 10 per cento della popolazione stimata attualmente nel nord di Gaza, la regione della Striscia dove è più grave la crisi alimentare. Un lancio di cibo dal cielo, inoltre, costa mediamente sette volte di più dell’invio di alimentari da terra con i camion. Spesso le razioni contengono poco cibo: legumi e riso, in razioni da un pasto, che offrono un sollievo parziale a una popolazione affamata.
Rischi e problemi
Una seconda complicazione è che, per assicurare che il cibo arrivi a terra senza essere danneggiato, deve essere impacchettato in contenitori rigidi e pesanti in notevole quantità. Se il paracadute non si apre o è difettoso, il lancio può avere l’effetto di una bomba, provocando danni a cose o persone al momento dell’impatto. Oppure può sfracellarsi al suolo, rendendo non più commestibile il cibo che contiene. Un altro problema ancora è che, date le condizioni di quasi carestia in cui si trova la gente di Gaza, ogni contenitore paracadutato attira una folla enorme, ricreando potenzialmente alcuni dei problemi causati dall’incidente nel rifornimento di aiuti via terra di una settimana fa. Oltre a tutto ciò, i lanci devono evitare le zone abitate: poiché a Gaza non ce ne sono molte di abbastanza spaziose, i paracadute rischiano di finire in mare, specie se c’è vento. Infine, non essendo una consegna di cibo sorvegliata da organizzazioni umanitarie, le razioni possono finire nelle mani sbagliate: ai militanti di Hamas, invece che alla popolazione civile.
Soluzione politica, non pratica
“Un sistema di aiuti sbagliato e di scarsa utilità” lo ha definito Amnesty International. La critica delle ong umanitarie è che l’amministrazione Biden ha fatto ricorso ai lanci di cibo per dimostrare che è pronta a fare qualcosa, qualunque cosa, per aiutare i civili di Gaza, ma anche per criticare implicitamente Israele, che ha chiuso altri valichi da cui potrebbero arrivare gli aiuti via terra, e per riguadagnare consensi sul fronte interno americano da parte dell’elettorato democratico più radicale e da parte della minoranza arabo-americana. “Gaza ha bisogno di aiuti concreti, non simbolici”, commenta il quotidiano Guardian di Londra. Se non si arriva a un accordo globale su tregua ed ostaggi, tuttavia, per il momento non si intravede altra soluzione.