Il premier pro-Nato, il leader sindacalista, la donna nata in vitro: il manifesto politico degli ospiti di Biden allo stato dell’Unione
di Anna LombardiIl premier svedese Ulf Kristersson il cui Paese è appena entrato nella Nato, il più importante sindacalista d’America, una giovane attivista anti-armi, una donna texana che per abortire e salvarsi la vita è dovuta andare fuori dal suo Stato: anche quest’anno la lista degli ospiti della Casa Bianca al discorso sullo stato dell’Unione che il presidente Joe Biden ha tenuto ieri sera davanti al Congresso riunito al gran completo, quando in Italia erano già le 3 di notte, incarna una sorta di manifesto politico. Come d’altronde quella degli invitati dai repubblicani.
Per l’inquilino della Casa Bianca, un ulteriore modo di sottolineare alcuni successi della sua amministrazione, dall’espansione della Nato all’estinzione del debito studentesco a 150mila persone. Mentre il presidente in carica snocciolava i suoi successi, proprio quella lista degli invitati ha però evidenziato anche le sfide ancora difficili che la sua presidenza deve affrontare: dalla guerra in Ucraina alla lotta alle armi …
Il premier svedese Ulf Kristersson il cui Paese è appena entrato nella Nato, il più importante sindacalista d’America, una giovane attivista anti-armi, una donna texana che per abortire e salvarsi la vita è dovuta andare fuori dal suo Stato: anche quest’anno la lista degli ospiti della Casa Bianca al discorso sullo stato dell’Unione che il presidente Joe Biden ha tenuto ieri sera davanti al Congresso riunito al gran completo, quando in Italia erano già le 3 di notte, incarna una sorta di manifesto politico. Come d’altronde quella degli invitati dai repubblicani.
Per l’inquilino della Casa Bianca, un ulteriore modo di sottolineare alcuni successi della sua amministrazione, dall’espansione della Nato all’estinzione del debito studentesco a 150mila persone. Mentre il presidente in carica snocciolava i suoi successi, proprio quella lista degli invitati ha però evidenziato anche le sfide ancora difficili che la sua presidenza deve affrontare: dalla guerra in Ucraina alla lotta alle armi in patria.
Grandi assenti
Importanti quest’anno, sono però state anche le assenze. Su tutte, quella della first lady ucraina Olena Zelenska, che Jill Biden avrebbe voluto al suo fianco ma che secondo il Washington Post avrebbe snobbato l’invito dopo aver saputo che uno analogo era stato fatto pure a Yulia Navalnaya, la vedova del dissidente russo Aleksej Navalny. E pazienza se questa poi ha deciso di non andare in America trincerandosi dietro al lutto troppo fresco. Il no di Kiev – che pare non abbia mai dimenticato certe affermazioni di Navalny sulla Crimea risalenti al 2014 – era già arrivato, giustificato da un vago “precedenti impegni”. La motivazione, insinua il WP potrebbe essere più ampia: un tentativo degli ucraini di smarcarsi dalla troppo stretta amicizia di Biden, nel caso di vittoria di Donald Trump. Ma anche un modo per non offendere troppo quei repubblicani, che ancora bloccano in Senato il pacchetto di aiuti Usa da 60 miliardi di dollari.
Ospiti d’onore al fianco di Jill Biden
Fra i venti ospiti della Casa Bianca accomodati nella sezione d’onore, al fianco della first lady, ha invece spiccato per rilevanza politica la presenza del premier svedese Kristersson: alla guida di uno Stato che proprio ieri è diventato il 32esimo membro della Nato, a sottolineare quanto per l’amministrazione Biden l’Alleanza sia cruciale. Fra gli ospiti c’era poi la diciottenne Jazmin Cazares, sorella della piccola Jacklyn, uccisa a 9 anni appena nel 2022: una delle 22 vittime della strage di bambini perpetrata all’interno della Robb Elementary School di Uvalde, in Texas, dal teenager Salvador Rolando Ramos. Dopo Uvalde, Biden firmò la prima legislazione sulla sicurezza delle armi in decenni – una misura lanciata al discorso sullo stato dell’Unione l’anno scorso, quando aveva anche invitato il Congresso a mettere al bando le armi d’assalto. A settembre, poi, aveva annunciato la creazione dell’Ufficio per la violenza armata e la prevenzione della sicurezza, guidato dalla vicepresidente Kamala Harris. Ma la strada è ancora lunga giacché, solo nei primi mesi del 2024, ci sono già state 10 sparatorie di massa.
Il sindacalista più potente e l’attivista pro aborto
In tribuna c’era poi Shawn Fain, il sindacalista a capo della potente United Auto Workers – 400mila membri attivi e 580mila pensionati – che solo di recente ha dato il suo cruciale endorsement al presidente in carica, in ritardo rispetto ad altri leader e solo dopo che il presidente ha visitato il picchetto dei lavoratori in sciopero per ottenere un nuovo contratto da General Motors, Ford e Stellantis. Un alleato importantissimo per Biden nella corsa alla Casa Bianca.
C’era anche Kate Cox, la texana madre di due bambini che a dicembre ha sfidato il suo stato dove abortire è ormai praticamente possibile, per ottenere la procedura che le avrebbe salvato la vita. Interrompere la gravidanza a rischio le era stato infatti raccomandato dai medici, ma il tribunale le aveva negato il consenso: per salvarsi ha dovuto abortire fuori dal suo Stato che ha poi denunciato, appunto per non aver ricevuto le cure adeguate. E Latorya Beasley dell’Alabama che ha avuto il suo primo figlio attraverso la fecondazione in vitro nel 2022 e stava provando ad averne un altro quando la Corte Suprema dell'Alabama ha stabilito che gli embrioni sono già “persone” e quindi ha bloccato la possibilità di utilizzarli in quello stato aprendo un ampio dibattito politico.
Nel parterre, anche persone che hanno finalmente potuto respirare grazie alla remissione del debito studentesco o che riflettevano l’agenda di Biden in materia di energia e cambiamenti climatici: a sottolineare quella parte del suo messaggio dove ha detto che la lotta al riscaldamento globale crea posti di lavoro.
Gli ospiti dei repubblicani
Interessanti però anche gli ospiti dei repubblicani: parenti dei caduti in Afghanistan durante lo sciagurato ritiro dell’agosto 2021. E anche i genitori di Evan Gershkovich, il giornalista del Wall Street Journal arrestato in Russia un anno fa con l'accusa di spionaggio. Questi ultimi invitati dello speaker della Camera Mike Johnson per "accendere un faro sull'ingiusta detenzione del figlio, sempre schierati per la libertà di stampa nel mondo, soprattutto in posti come la Russia”. Lo speaker ha voluto al suo fianco anche Orna e Daniel Neutra, madre e fratello di Omer Neutra, ostaggio americano catturato durante l’attacco di Hamas del 7 ottobre e trascinato a Gaza di cui non si sa più nulla da allora. Lo stesso ha però fatto anche il leader della minoranza democratica Hakeem Jeffries che in aula ha portato con sè Andrea Weinstein, sorella dell’israelo-americana Judy Weinstein Haggai e cognata di Gad Haggai, entrambi uccisi quel tragico giorno.
Il senatore democratico Tim Kaine – che nel 2016 aveva corso come vice di Hillary Clinton – ha invece invitato Elizabeth Carr, prima persona nata con la fecondazione in vitro negli Usa.