Joe del popolo, il comizio di Biden nella “sua” Pennsylvania parla alla pancia del Paese
dal nostro inviato Paolo MastrolilliWALLINGFORD (Pennsylvania) - Joe è sempre stato orgoglioso di essere un uomo del popolo. Nato a Scranton, nella Pennsylvania operaia dell’acciaio, dove oggi si producono le munizioni per gli obici inviati in Ucraina, è cresciuto nel Delaware, dove suo padre era stato costretto a trasferire la famiglia quando aveva perso il lavoro. "Joey - mi diceva sempre - ricordati che un posto di lavoro vale molto più dell’assegno mensile: è la tua dignità". Da figlio del popolo, adesso sembra diventato un leader populista, a modo suo. Forse perché si è convinto che il suo populismo sano sia l’unico che può sconfiggere quello malato del rivale Trump, che mette in pericolo l’anima stessa dell’esperimento e del sogno americano.
Così almeno si presenta Biden, quando sale sul palco allestito nel campo da basket della Strath Haven Middle School High School. È il primo vero comizio della campagna per la rielezione, dopo il discorso sullo stato dell’Unione che ha trasformato in attacco al suo "predec…
WALLINGFORD (Pennsylvania) - Joe è sempre stato orgoglioso di essere un uomo del popolo. Nato a Scranton, nella Pennsylvania operaia dell’acciaio, dove oggi si producono le munizioni per gli obici inviati in Ucraina, è cresciuto nel Delaware, dove suo padre era stato costretto a trasferire la famiglia quando aveva perso il lavoro. "Joey - mi diceva sempre - ricordati che un posto di lavoro vale molto più dell’assegno mensile: è la tua dignità". Da figlio del popolo, adesso sembra diventato un leader populista, a modo suo. Forse perché si è convinto che il suo populismo sano sia l’unico che può sconfiggere quello malato del rivale Trump, che mette in pericolo l’anima stessa dell’esperimento e del sogno americano.
Così almeno si presenta Biden, quando sale sul palco allestito nel campo da basket della Strath Haven Middle School High School. È il primo vero comizio della campagna per la rielezione, dopo il discorso sullo stato dell’Unione che ha trasformato in attacco al suo "predecessore", che invece invoca i demoni peggiori dell’animo umano per corrompere quello che Ronald Reagan chiamava "il villaggio splendente in cima alla collina". La moglie Jill lo introduce, raccontando come lo aveva conosciuto dopo l’incidente in cui erano morte la prima moglie e la piccola figlia: "Era un padre spezzato dal dolore. Ma è riuscito a ricostruire la sua vita e la famiglia, proprio come sta facendo con l’America".
Quindi la first lady di origine italiane ricorda la propria gioventù vicino Philadelphia, tra partite di football degli Eagles viste col padre e fettuccine della nonna, infiammandosi per un altro tema caro al populismo sano: "Mio padre era un veterano della Seconda Guerra Mondiale, ma Trump lo ha insultato, dicendo che i nostri soldati sono stupidi perdenti. Non capisce che offendendo i militari, offende tutti noi. Perciò dobbiamo andare alle urne a fermarlo, come se la democrazia stessa fosse in gioco: perché lo è".
Joe ha tolto la giacca e la cravatta del discorso davanti al Congresso, e indossa una camicia a strisce sotto un maglioncino azzurro. Però lo stile informale, e forse l’aria di casa, lo aiutano ad attaccare in maniera ancora più diretta il suo rivale, stavolta chiamandolo per nome: "Donald Trump vuole toglierci la libertà, ma noi glielo impediremo".
È la prima tappa di un giro elettorale che lo porterà nei prossimi giorni in tutti gli stati decisivi, Georgia, New Hampshire lunedì, Wisconsin mercoledì e Michigan giovedì, mentre la vice Kamala Harris andrà in Arizona e Nevada a mobilitare gli ispanici.
Nel frattempo la sua campagna si prepara a spendere 30 milioni di dollari in spot elettorali, per dare subito un colpo a Trump definendolo agli occhi degli elettori nella maniera più negativa possibile, per il suo carattere, i reati, l’indifferenza verso i reali interessi degli americani e la minaccia che pone per la democrazia.
Lo "stump speech" con cui Biden esordisce a Wallingford, ossia il discorso preconfezionato e quasi immutabile che i candidati americani ripetono a ogni fermata elettorale, sarà la bussola della sua strategia "populista". Niente immigrazione. Pochissima politica estera, giusto per accusare Donald di essere pronto a "piegare l’America alla volontà di un dittatore russo". Perché quella magari funziona a Washington, o nelle capitali straniere, ma per togliere a Trump l’appoggio della pancia insoddisfatta del Paese bisogna parlare alla pancia del Paese.
Quindi l’aborto, non solo perché è il tema su cui puntano Joe e Jill per mobilitare il decisivo e prevalente elettorato femminile, ma anche perché "è solo la prima libertà che vuole toglierci". Dunque la minaccia posta da Donald alla democrazia viene trasformata in un attacco diretto al bene forse più prezioso e tradizionale dell’identità popolare americana: la libertà, conquistata al prezzo di una rivoluzione, che ora il falso rivoluzionario Donald cerca di cancellare.
L’economia degli Stati Uniti "è la migliore del mondo". Ma siccome la gente sembra non accorgersene, forse perché ancora scottata dall’inflazione, Biden prova a sedurla con la lotta alle disuguaglianze: "Sono un capitalista, e se guadagni un milione di dollari bene per te. Però devi pagare la tua parte equa di tasse. Ho proposto un’imposta minima del 25% per i miliardari e 28% per le grandi imprese, con una minimum tax globale del 21%".
Leve populiste, utili negli stati chiave, dove il malcontento minaccia di resuscitare il populismo marcio di Trump. E poi tagli ai prezzi delle medicine, promesse di finanziare scuola e sanità pubblica, a cominciare dalla difesa della riforma "Obamacare", raffreddare l’inflazione e regolare la vendita delle armi. Magari pare una lista della spesa, agli snob della politica, ma è la ricetta del populismo sano con cui il ragazzo di Scranton spera di riconquistare la sua gente.