“Bandiera bianca”. Un caso le parole del Papa su Kiev
di Iacopo ScaramuzziPapa Francesco suggerisce all’Ucraina «il coraggio della bandiera bianca», ossia il negoziato come via d’uscita alla guerra della Russia nel paese. Quanto a Hamas e Israele, «gli irresponsabili sono questi due che fanno la guerra».
La trasmissione sul colore bianco
Jorge Mario Bergoglio è tornato a parlare di guerra e pace in un’intervista pubblicata ieri ma rilasciata a inizio febbraio alla Radio Televisione Svizzera (Rsi). Il contesto è un magazine culturale che dedica ogni puntata ad un colore: il Pontefice viene intervistato sul bianco, il colore della sua veste ma anche della pace. In Ucraina, gli dice l’intervistatore, Lorenzo Buccella, c’è chi chiede il coraggio della resa, della bandiera bianca, per altri questo legittimerebbe il più forte: cosa pensa? «È un’interpretazione», risponde il Papa, «ma credo che è più forte chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare».
La via del negoziato diplomatico
«E oggi si può negoziare …
Papa Francesco suggerisce all’Ucraina «il coraggio della bandiera bianca», ossia il negoziato come via d’uscita alla guerra della Russia nel paese. Quanto a Hamas e Israele, «gli irresponsabili sono questi due che fanno la guerra».
La trasmissione sul colore bianco
Jorge Mario Bergoglio è tornato a parlare di guerra e pace in un’intervista pubblicata ieri ma rilasciata a inizio febbraio alla Radio Televisione Svizzera (Rsi). Il contesto è un magazine culturale che dedica ogni puntata ad un colore: il Pontefice viene intervistato sul bianco, il colore della sua veste ma anche della pace. In Ucraina, gli dice l’intervistatore, Lorenzo Buccella, c’è chi chiede il coraggio della resa, della bandiera bianca, per altri questo legittimerebbe il più forte: cosa pensa? «È un’interpretazione», risponde il Papa, «ma credo che è più forte chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare».
La via del negoziato diplomatico
«E oggi si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali. La parola negoziare è una parola coraggiosa. Quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare. Hai vergogna, ma con quante morti finirà? Negoziare in tempo, cercare qualche Paese che faccia da mediatore. Oggi, per esempio nella guerra in Ucraina, ci sono tanti che vogliono fare da mediatore. La Turchia, si è offerta per questo. E altri. Non abbiate vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggiore». Il concetto non è nuovo nei ragionamenti del Papa, che ha sempre caldeggiato – suscitando il malumore di Kiev – la via diplomatica quale unica alternativa percorribile alla continuazione della guerra. Ma menzionare la “bandiera bianca” fa balenare l’idea di una resa, smentita a stretto giro di posta dallo stesso Vaticano.
“Il negoziato non è mai una resa”
Il Papa, puntualizza il portavoce della Santa Sede, Matteo Bruni, «usa il termine bandiera bianca, e risponde riprendendo l’immagine proposta dall’intervistatore, per indicare con essa la cessazione delle ostilità, la tregua raggiunta con il coraggio del negoziato. Altrove nell’intervista, parlando di un’altra situazione di conflitto, ma riferendosi a ogni situazione di guerra, il Papa ha affermato chiaramente: “il negoziato non è mai una resa”. L’auspicio del Papa – continua il portavoce vaticano – resta quello sempre ripetuto in questi anni», ossia «una soluzione diplomatica alla ricerca di una pace giusta e duratura».
Hamas e Israele “irresponsabili”
Nell’intervista il Papa critica anche Hamas e Israele: «Tutti i giorni alle sette del pomeriggio chiamo la parrocchia di Gaza. Seicento persone vivono lì e raccontano cosa vedono: è una guerra», afferma. «E la guerra – precisa – la fanno due, non uno. Gli irresponsabili sono questi due che fanno la guerra. Poi non c’è solo la guerra militare, c’è la “guerra-guerrigliera”, diciamo così, di Hamas per esempio, un movimento che non è un esercito. È una brutta cosa». Francesco stesso si è proposto di negoziare: «Io sono qui, punto», dice Bergoglio. «Ho inviato una lettera agli ebrei di Israele, per riflettere su questa situazione. Il negoziato non è mai una resa. È il coraggio per non portare il Paese al suicidio. Gli ucraini, con la storia che hanno, poveretti, gli ucraini al tempo di Stalin quanto hanno sofferto…».