L’ira di Kiev dopo le parole del Papa: “Non alzeremo mai la bandiera bianca, la vera Chiesa è qui”. E per Mosca Francesco “riconosce gli errori dell’Occidente”
di Iacopo ScaramuzziROMA - L’Ucraina e i suoi alleati protestano evocando la resistenza a Hitler, plaude la Russia che nelle parole del Papa legge un avvertimento all’Occidente. Il «coraggio della bandiera bianca», il coraggio «di negoziare» che il Papa ha consigliato a Kiev suscita reazioni accese.
In un’intervista realizzata a inizio febbraio, ma diffusa solo l’altroieri, Francesco ha risposto ad una domanda dell’intervistatore – «C’è chi chiede il coraggio della resa, della bandiera bianca, per altri questo legittimerebbe il più forte: cosa pensa?» – affermando che «è più forte (…) chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare». Il Vaticano ha velocemente puntualizzato che Francesco non suggeriva agli ucraini di arrendersi, ma di negoziare, e che, come afferma nella stessa intervista, «il negoziato non è mai una resa».
«La chiesa è in prima linea qui accanto alle persone, la mediazione virtuale a 2500 km da Kiev non serve», ha detto il presidente ucraino Volodymyr Z…
ROMA - L’Ucraina e i suoi alleati protestano evocando la resistenza a Hitler, plaude la Russia che nelle parole del Papa legge un avvertimento all’Occidente. Il «coraggio della bandiera bianca», il coraggio «di negoziare» che il Papa ha consigliato a Kiev suscita reazioni accese.
In un’intervista realizzata a inizio febbraio, ma diffusa solo l’altroieri, Francesco ha risposto ad una domanda dell’intervistatore – «C’è chi chiede il coraggio della resa, della bandiera bianca, per altri questo legittimerebbe il più forte: cosa pensa?» – affermando che «è più forte (…) chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare». Il Vaticano ha velocemente puntualizzato che Francesco non suggeriva agli ucraini di arrendersi, ma di negoziare, e che, come afferma nella stessa intervista, «il negoziato non è mai una resa».
«La chiesa è in prima linea qui accanto alle persone, la mediazione virtuale a 2500 km da Kiev non serve», ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, rispondendo al Papa pur senza citarlo esplicitamente. «Il più forte è colui che, nella battaglia tra il bene e il male, si schiera dalla parte del bene anziché tentare di metterli sullo stesso piano chiamandoli “negoziati”», ha commentato sui social il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba: «Allo stesso tempo, quando si parla di bandiera bianca, conosciamo questa strategia del Vaticano dalla prima metà del XX secolo. Invito a evitare di ripetere gli errori del passato». La bandiera ucraina è gialla e blu e «non alzeremo mai altre bandiere», ha proseguito il capo della diplomazia ucraina, ringraziando «Sua Santità Papa Francesco per le sue costanti preghiere per la pace» e ribadendo l’invito a visitare l’Ucraina «per sostenere oltre 1 milione di ucraini cattolici, oltre 5 milioni di greco-cattolici, tutti cristiani e tutti ucraini».
Senza esplicitare il riferimento al Papa, gli ha fatto eco il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sviatoslav Shevchuk: «In Ucraina nessuno ha la possibilità di arrendersi. E a chi guarda con scetticismo alla nostra capacità di stare in piedi, diciamo: venite in Ucraina e vedrete».
Anche l’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede Andrii Yurash è riandato alla seconda guerra mondiale: «Qualcuno allora ha parlato seriamente dei negoziati di pace con Hitler e di bandiera bianca per soddisfarlo?». Il diplomatico ha ricevuto il sostegno via social dell’omologo tedesco Bernhard Kotsch e della rappresentante Ue presso il palazzo apostolico Alexandra Valkenburg.
Si sono schierati con l’Ucraina anche il presidente della Lettonia Edgars Rinkevics («Non bisogna capitolare di fronte al male, bisogna combatterlo e sconfiggerlo, affinché il male alzi bandiera bianca e capitoli»), e il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski («Che ne dite, per equilibrio, di incoraggiare Putin ad avere il coraggio di ritirare il suo esercito dall’Ucraina? La pace si realizzerebbe immediatamente senza bisogno di negoziati»).
Dall’inizio della guerra papa Francesco ha sempre caldeggiato una soluzione negoziale quale unica alternativa percorribile alla prosecuzione di una guerra. «Cessino al più presto le ostilità che provocano immani sofferenze nella popolazione civile», ha detto ieri all’Angelus. Ha incaricato il cardinale Matteo Zuppi di una missione che possa facilitare i contatti e le soluzioni umanitarie, ma i risultati, per ora, sono pochi. Più volte, nel corso del tempo, le sue affermazioni a braccio hanno però irritato l’Ucraina, quando ha detto, ad esempio, che la Nato «abbaia» alle porte della Russia. Al contempo il Papa argentino, il primo della storia ad incontrare il patriarca russo, non ha mancato di strigliare Kirill contestando ogni tentativo di giustificare una guerra «giusta» o «santa».
Ieri Mosca, per bocca della portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, ha fatto proprie le parole del Papa: «Per come la vedo io il Papa chiede all’Occidente di mettere da parte le sue ambizioni e ammettere che si è sbagliato». Secondo Zakharova, «nella mente dell’Occidente c’era una sola soluzione, la guerra», «l’Ucraina è stata sacrificata» e «oggi il Papa chiede a loro: “mettete da parte le vostre ambizioni e ammettete che vi siete sbagliati”»