Portogallo, i socialisti tengono: è pareggio. Ma Pedro Nuno Santos concede la vittoria. Volano i sovranisti
di Benedetta PerilliPareggio. Nel cinquantennale dalla Rivoluzione dei garofani, il colpo di Stato militare che il 25 aprile del 1974 fece cadere la dittatura fondata da Salazar, l’annunciato tramonto del socialismo che negli ultimi otto anni aveva governato il Portogallo rimane appeso a una manciata di voti. Alle elezioni legislative anticipate — indette dopo le dimissioni a novembre del premier António Costa coinvolto in un fumoso caso di corruzione — il centro destra guidato da Luís Montenegro, che si presentava con il Partito Socialdemocratico (Psd) nella coalizione Aliança Democrática, registra il il 28,67 per cento dei voti.
Così come il partito socialista che quando manca soltanto una sezione da scrutinare ammette la sconfitta e dichiara che starà all’opposizione. “Vincere è avere un voto in più”, commenta Montenegro rivendicando la vittoria del centrodestra.
Pareggio. Nel cinquantennale dalla Rivoluzione dei garofani, il colpo di Stato militare che il 25 aprile del 1974 fece cadere la dittatura fondata da Salazar, l’annunciato tramonto del socialismo che negli ultimi otto anni aveva governato il Portogallo rimane appeso a una manciata di voti. Alle elezioni legislative anticipate — indette dopo le dimissioni a novembre del premier António Costa coinvolto in un fumoso caso di corruzione — il centro destra guidato da Luís Montenegro, che si presentava con il Partito Socialdemocratico (Psd) nella coalizione Aliança Democrática, registra il il 28,67 per cento dei voti.
Così come il partito socialista che quando manca soltanto una sezione da scrutinare ammette la sconfitta e dichiara che starà all’opposizione. “Vincere è avere un voto in più”, commenta Montenegro rivendicando la vittoria del centrodestra.
Con un’affluenza in aumento rispetto alle ultime elezioni legislative, e con il 21% degli elettori che avrebbe scelto nell’ultima settimana a conferma della preoccupazione dei portoghesi per il modello di sviluppo del Paese che verrà, il centrosinistra del Partito socialista (Ps) guidato da Pedro Nuno Santos doveva uscire indebolito e invece, pur perdendo rispetto a due anni quando si impose con il 41% dei voti, tiene testa all’alleanza di centrodestra. Ma poi capitola. "Nonostante il risultato tangenziale, tutto fa pensare che il Ps non è il partito più votato. Vorrei congratularmi con l’Alleanza democratica per la sua vittoria".
Ad andare oltre le aspettative invece è l’estrema destra di Chega che arriva al 18,3%. Nel 2022 aveva raggiunto il 7%.
Il partito guidato dal camaleonte André Ventura, che ha monopolizzato l’intera campagna elettorale spingendo il dibattito sui temi cari alla destra come aborto e immigrazione, si conferma la grande incognita sulla quale si giocherà tutto il post-elezioni. «Un risultato storico, oggi finisce il bipartitismo — commenta Ventura — I portoghesi ci vogliono al governo, c’è una maggioranza per costruire e si può fare con l’aiuto di Chega».
Un chiaro gancio a Montenegro perché la vera incognita ora resta la formazione del governo. In assenza di una maggioranza assoluta, il vero nodo rimane quello intorno a Chega e al suo leader che, in una sorta di nuova geringonça (sul modello dell’“ammucchiata” che nel 2015 permise alla sinistra di governare), potrebbe permettere agli avversari di raggiungere la maggioranza assoluta.
Sarebbe lui, l’ex seminarista e commentatore sportivo 41enne, lodato da Bolsonaro e Orbán, a svolgere il ruolo di kingmaker in un governo che, secondo gli analisti, potrebbe durare più a lungo del previsto. Un rischio che, fino a ieri, Montenegro aveva scacciato con forza per tranquillizzare un elettorato spaventato dall’avanzata del sovranista lusitano. Confermare la promessa di non cedere a Chega, ora che il partito potrebbe arrivare ad avere più di 40 deputati, sarà difficile da mantenere.
Intanto le ragioni del successo della destra sembrano avere radici vicine alla crisi economica, come spiega a Repubblica l’analista Daniel Oliveira: «Nonostante la buona crescita, superiore alla media europea, negli ultimi due anni il rapporto dell’elettorato con il governo si è usurato a causa di inflazione, aumento dei tassi di interesse, crisi dell’abitazione e soprattutto degrado del servizio pubblico».