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Israele, l’imprenditore-riservista ferito in guerra: “Il 7 ottobre mi aspettavano all’estero per affari, ma ho deciso di restare”

La storia di Ben Hemo, businessman del settore high-tech colpito mentre cercava di salvare un soldato
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GERUSALEMME – Il 7 ottobre, Itamar Ben Hemo doveva partire per un viaggio d’affari in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Quarantanove anni, imprenditore “seriale”, Ben Hemo poteva essere considerato la perfetta incarnazione del sogno high-tech israeliano. Rivery, la sua creatura più recente, fondata nel 2019 con l’obiettivo di aiutare le aziende a integrare e utilizzare in modo più efficiente i propri dati, aveva ottenuto finanziamenti per 48 milioni di dollari, e annoverava tra i suoi investitori anche il Tiger Global Ventures, uno dei più grossi fondi statunitensi, oltre a tre uffici a Tel Aviv, Londra e New York per un totale di ottanta dipendenti e centinaia di clienti.

Come l’imprenditore ha raccontato al Wall Street Journal però, quando Israele si è ritrovata sotto attacco in quella che molti considerano la giornata peggiore della sua storia, Ben Hemo ha scelto di rientrare nell’esercito come volontario, pensando che la sua esperienza nella guerra del Libano del 2006, e nei con…

GERUSALEMME – Il 7 ottobre, Itamar Ben Hemo doveva partire per un viaggio d’affari in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Quarantanove anni, imprenditore “seriale”, Ben Hemo poteva essere considerato la perfetta incarnazione del sogno high-tech israeliano. Rivery, la sua creatura più recente, fondata nel 2019 con l’obiettivo di aiutare le aziende a integrare e utilizzare in modo più efficiente i propri dati, aveva ottenuto finanziamenti per 48 milioni di dollari, e annoverava tra i suoi investitori anche il Tiger Global Ventures, uno dei più grossi fondi statunitensi, oltre a tre uffici a Tel Aviv, Londra e New York per un totale di ottanta dipendenti e centinaia di clienti.

Come l’imprenditore ha raccontato al Wall Street Journal però, quando Israele si è ritrovata sotto attacco in quella che molti considerano la giornata peggiore della sua storia, Ben Hemo ha scelto di rientrare nell’esercito come volontario, pensando che la sua esperienza nella guerra del Libano del 2006, e nei conflitti di Gaza del 2009 e 2014 avrebbe potuto essere d’aiuto (in Israele, il servizio di leva è obbligatorio per la maggior parte della popolazione, e gli uomini servono come riservisti fino ai quarant’anni e in certi casi anche oltre). Arruolatosi di nuovo in un’unità di paracadutisti con il grado di maggiore, durante i primi giorni Ben Hemo ha lavorato per assistere l’evacuazione degli abitanti del sud d’Israele, costretti a lasciare le loro case in seguito all’attacco di Hamas.

Poi, dopo tre settimane di addestramento all’interno del Paese, è stato dispiegato nell’operazione a Gaza, alternando giornate nella Striscia a distruggere tunnel ad altre in Israele, il tutto senza mai abbandonare la sua società. Nelle pause dei combattimenti infatti, il Ceo ha continuato a seguire gli affari, utilizzando i generatori dell’esercito per caricare computer e cellulare e rimanendo in contatto con dipendenti e investitori con email e videochiamate.

Il settore high-tech rappresenta uno dei motori fondamentali dell’economia, cui contribuisce per circa il 18% del Pil, e impiega il 12% degli occupati. Dall’inizio della guerra, le aziende tecnologiche israeliane hanno pagato un prezzo altissimo, sia in termini di forza lavoro richiamata alle armi (le autorità hanno arruolato oltre 300mila riservisti) sia registrando una diminuzione drastica degli investimenti.

Per Ben Hemo, le conseguenze del conflitto sono state ancora più gravi. All’inizio di gennaio, la sua unità è stata dispiegata in un’azione per salvare un soldato israeliano ferito a Gaza. I miliziani di Hamas le hanno teso un’imboscata e l’imprenditore è rimasto gravemente ferito, con un proiettile che gli ha danneggiato polmoni, intestino, costole e diaframma. Mentre i compagni lo assistevano, spiega al Wall Street Journal, pensava di chiedere a un amico di riferire alla moglie e ai quattro figli quanto li amasse e fosse dispiaciuto, rendendosi conto di non aver mai pensato che la sua vita potesse finire in quel modo. Ma poi ha cambiato idea, respingendo quell’idea disfattista."Ricordo di aver percepito come fosse necessario comportarsi come una startup: mai pensare di essere in punto di morte”.

Con lo stesso spirito ha reagito la sua azienda. Dopo l’arrivo in ospedale, mentre moglie e figli di Ben Hemo accorrevano al suo capezzale, Rivery comunicava la notizia ai suoi dipendenti, spiegando che avrebbe continuato a operare. Venti giorni dopo, Ben Hemo ha presieduto la riunione del consiglio di amministrazione per analizzare i risultati dell’ultimo trimestre del 2023 dal suo letto d’ospedale e nelle settimane successive è potuto tornare a casa, pur necessitando ancora di lunghi mesi di terapie per arrivare a un recupero completo.

Secondo l’imprenditore, il settore high-tech israeliano saprà continuare a mostrare resilienza. Allo stesso tempo però, Ben Hemo ha ammesso che le difficoltà non mancano.“Non è una situazione facile da gestire”, ha detto. “Personalmente voglio la pace. Non voglio combattere".

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