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La fine del miracolo portoghese. I socialisti di Costa sconfitti da populismo, scandali e carovita

Il modello a cui guardavano le sinistre europee affossato da corruzione e prezzi alti
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È la fine dell’eccezione portoghese. Ed è anche la fine del miracolo socialista, che faceva invidia alle sinistre di tutta Europa. L’eccezione era quella di un Paese senza un’ultradestra politica, che aveva evitato di cadere stregato dall’estremismo conservatore anche nei momenti più delicati, come gli anni bui della sovranità nazionale limitata dall’intervento della troika, gli “uomini in nero” di Ue, Bce e Fmi arrivati nel 2011 per applicare ricette lacrime e sangue a un’economia sull’orlo del default. E il miracolo, durato poco meno di un decennio, è stato quello costruito con grande abilità politica da António Costa, il leader socialista capace di rimettere a posto i conti economici del Portogallo, raggiungendo insieme l’equilibrio di bilancio e il rilancio dello stato sociale.

Per questo stupisce almeno in parte il boom di consensi incassati nel voto di domenica dalla formazione Chega di André Ventura, che quadruplica il numero di seggi (da 12 a 48) rispetto a due anni fa, quando…

È la fine dell’eccezione portoghese. Ed è anche la fine del miracolo socialista, che faceva invidia alle sinistre di tutta Europa. L’eccezione era quella di un Paese senza un’ultradestra politica, che aveva evitato di cadere stregato dall’estremismo conservatore anche nei momenti più delicati, come gli anni bui della sovranità nazionale limitata dall’intervento della troika, gli “uomini in nero” di Ue, Bce e Fmi arrivati nel 2011 per applicare ricette lacrime e sangue a un’economia sull’orlo del default. E il miracolo, durato poco meno di un decennio, è stato quello costruito con grande abilità politica da António Costa, il leader socialista capace di rimettere a posto i conti economici del Portogallo, raggiungendo insieme l’equilibrio di bilancio e il rilancio dello stato sociale.

Per questo stupisce almeno in parte il boom di consensi incassati nel voto di domenica dalla formazione Chega di André Ventura, che quadruplica il numero di seggi (da 12 a 48) rispetto a due anni fa, quando entrò per la prima volta al Parlamento di Lisbona. Un trionfo che potrebbe non avere conseguenze pratiche sulla politica portoghese, se il leader del centrodestra vittorioso, Luis Montenegro, manterrà il promesso “cordone sanitario” nei confronti degli ultrà e i socialisti, sconfitti di misura, confermeranno l’impegno a “lasciar governare” il vincitore. È l’ultima resistenza di quel bipartitismo storico che ha retto il Paese dal ritorno alla democrazia nel 1974 e che Ventura in questi giorni dava ormai per spacciato, convinto com’era di poter trovare posto in Consiglio dei ministri.

Un pericolo immediato che sembra sventato, ma il nuovo quadro politico apre parecchi interrogativi sul perché dell’exploit di una destra estrema che si regge sullo slogan “Dio, patria e famiglia”, che vuole creare il reato di immigrazione clandestina, imporre la castrazione chimica per gli stupratori, combattere la cosiddetta “ideologia di genere”. Davvero il Portogallo è diventato all’improvviso un Paese bigotto e intollerante? Non a caso i primi a interrogarsi con preoccupazione sono proprio i socialisti, attraverso il premier uscente António Costa: «Dobbiamo capire quanto c’è di strutturale, quanto risponde a un cambiamento di fondo della società portoghese e in che misura è un voto di protesta».

Il Ps, che due anni fa raggiunse il 41% dei consensi ottenendo a sorpresa la maggioranza assoluta, è stato ridimensionato come era prevedibile dallo scandalo che quattro mesi fa portò alle dimissioni di Costa, prima sfiorato dall’inchiesta per presunta corruzione legata al business delle miniere di litio, poi scagionato perché il nome che compariva era quello del suo omonimo ministro dell’Economia. Nel caso sono stati comunque coinvolti alcuni suoi stretti collaboratori, a partire dal capo di gabinetto, che è stato arrestato. Il leader socialista ha così mantenuto la decisione di farsi da parte, mentre l’estrema destra, già da tempo in crescita nei sondaggi, si è ritrovata su un piatto d’argento un argomento in più a sostegno della sua campagna infarcita di slogan populisti contro la corruzione politica. L’efficacia del messaggio di Ventura è legata proprio alla capacità di intercettare un generico malumore della popolazione, di alcuni strati sociali che si sentono abbandonati dallo Stato (non a caso in passato ha battuto in modo capillare le zone rurali). C’è chi sostiene che non sia “né di destra né di sinistra”, ma solo attento a come gira il vento. In più, l’uso dei social di gran lunga più accurato e professionale rispetto a quello di tutti gli altri partiti, gli ha garantito un clamoroso successo tra i giovani 18-25enni.

Un insieme di cause che hanno spazzato via l’ondata di sostegno che aveva accompagnato il Ps di Costa fino a poco tempo fa. Popolare in patria ma ancor più a livello internazionale. Sia nella famiglia socialista europea, che ancora lo tiene in considerazione per una prossima nomina alla presidenza del Consiglio Ue, sia dei leader comunitari (Merkel è sempre stata una sua ammiratrice) o dello stesso Fmi, che definì la ripresa portoghese partita nel 2015 come «una lezione per il resto d’Europa, ma anche per il mondo». Morire di successo: ai socialisti portoghesi è accaduto forse anche perché, dopo aver eliminato il deficit e ridotto il debito, aumentato le pensioni e abbattuto il tasso di disoccupazione, con il boom turistico e l’apertura agli investimenti esteri, si sono ritrovati a fare i conti con un Paese in cui il costo della vita è troppo caro, gli affitti alle stelle, chi faceva fatica ad arrivare a fine mese ne fa ancora di più. Il mix perfetto per dare argomenti ai populisti dalle ricette semplici per problemi complessi.

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