Argentina, i narcos scatenano la violenza nelle strade di Rosario. Milei manda l’esercito
di Elena BassoSANTIAGO DEL CILE – Da lunedì scorso Rosario è una città fantasma. Situata ai margini del grande fiume Paranà, è la terza città più grande dell’Argentina. Oggi però a Rosario non ci sono taxi o autobus per le strade, le scuole e le università sono chiuse e gli ospedali ricevono solo chi si trova in uno stato di salute critico. La città argentina si trova ormai da anni nelle mani dei narcotrafficanti che usano i suoi porti per trafficare la droga e terrorizzano i cittadini con crimini efferati.
Ma la situazione è precipitata in questi giorni a causa di un video fatto circolare dal governo del neo-eletto presidente Javier Milei. Nel video, girato a Rosario all’interno della prigione Piñero, i militari perquisiscono i narcotrafficanti detenuti e li obbligano a sedere al centro del carcere seminudi, con la testa reclinata e le mani legate dietro alla schiena. Milei e la potente ministra della Sicurezza del suo governo, Patricia Bullrich, per quest’operazione hanno copiato lo stile del pre…
SANTIAGO DEL CILE – Da lunedì scorso Rosario è una città fantasma. Situata ai margini del grande fiume Paranà, è la terza città più grande dell’Argentina. Oggi però a Rosario non ci sono taxi o autobus per le strade, le scuole e le università sono chiuse e gli ospedali ricevono solo chi si trova in uno stato di salute critico. La città argentina si trova ormai da anni nelle mani dei narcotrafficanti che usano i suoi porti per trafficare la droga e terrorizzano i cittadini con crimini efferati.
Ma la situazione è precipitata in questi giorni a causa di un video fatto circolare dal governo del neo-eletto presidente Javier Milei. Nel video, girato a Rosario all’interno della prigione Piñero, i militari perquisiscono i narcotrafficanti detenuti e li obbligano a sedere al centro del carcere seminudi, con la testa reclinata e le mani legate dietro alla schiena. Milei e la potente ministra della Sicurezza del suo governo, Patricia Bullrich, per quest’operazione hanno copiato lo stile del presidente del Salvador Nayib Bukele, diventato famoso per il trattamento disumano dei narcos nelle carceri del Paese.
Le bande di narcotrafficanti argentini però non hanno fatto attendere la loro risposta e durante il fine settimana a Rosario ci sono state sparatorie contro scuole, prigioni e commissariati. Ma non solo: i narcos in poche ore hanno ucciso quattro cittadini innocenti nelle strade di Rosario. Prima hanno sparato a due tassisti, Héctor Figueroa (43 anni) e Diego Celentano (32 anni), e in seguito a un autista di bus Marco Daloia, 39 anni, morto dopo 72 ore di agonia. Poi sabato notte a una stazione di servizio, un uomo armato ha sparato a sangue freddo due colpi, uno in pieno viso e un secondo al petto, contro Bruno Bussanich, un benzinaio di soli 25 anni.
Rosario, famosa anche per essere la città natale di Leo Messi, ha il più alto tasso di omicidi di tutta l’Argentina: 22 ogni 100.000 abitanti, ben 5 volte in più rispetto alla media nazionale. Per rispondere all’emergenza, Milei ha inviato l’esercito nella città argentina e Patricia Bullrich ha annunciato una serie di misure durissime per combattere il narcotraffico a Rosario, ancora una volta ispirate al modello Bukele, un metodo in cui lo Stato risponde ai tremendi crimini compiuti dai narcos con orribili violazioni dei diritti umani.
Bullrich, che ha definito le bande di Rosario dei “narcoterroristi”, ha annunciato che invierà al Congresso un progetto di legge per combattere le gang ispirato – sostiene – al modello utilizzato negli Stati Uniti, in Italia per combattere la mafia e a quello attualmente usato nel Salvador. “Bisogna sterminare l’intero formicaio, non una formica per volta”, ha detto Bullrich in conferenza stampa.
I gruppi di narcotrafficanti detenuti nelle carceri sono uno dei maggiori problemi della regione latinoamericana. In molti Stati - fra cui Ecuador, El Salvador e Brasile – le prigioni sono usate dalle gang come uffici: all’interno infatti reclutano (soprattutto forzosamente) nuovi membri e organizzano operazioni all’esterno. Le forze statali latinoamericane non sembrano riuscire a risolvere il problema delle carceri e in Ecuador da anni ormai nelle principali prigioni del Paese le guardie carcerarie non possono più nemmeno entrare.
Il piano del governo di Milei è di militarizzare le strade di Rosario e, secondo il presidente, “isolare” i narcotrafficanti. La crisi di sicurezza arriva nel pieno delle durissime manovre proposte da Milei per arginare la profondissima recessione economica in cui si trova il Paese che hanno già scatenato molte proteste nelle città argentine. Milei, che ha promesso durante la campagna elettorale il pugno duro per combattere la crisi economica, sembra voler usare lo stesso metodo anche contro i narcotrafficanti. E, con un messaggio sui suoi profili social, fa sapere che il governo non negozierà con le gang.