Il tunnel della discordia tra India e Cina. Modi nella regione contesa fa infuriare Pechino: “Quel territorio è nostro”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Cina e India continuano a stuzzicarsi sui confini contesi facendo crescere di nuovo la tensione tra i due giganti asiatici. Dopo le notizie della settimana scorsa sul riposizionamento di 10mila soldati indiani lungo alcune zone di confine, Pechino se la prende ora con New Delhi per l’inaugurazione i giorni scorsi (alla presenza del premier indiano Narendra Modi) di un tunnel nello Stato di Arunachal Pradesh: territorio che Pechino chiama Zangnan e che rivendica come proprio, opponendosi da sempre alle visite dei leader indiani nella regione. Il tunnel consentirà alle truppe di New Delhi di accedere più facilmente alle aree vicine al confine conteso tra i due Paesi.
“Abbiamo presentato solenni rimostranze all’India”, dice il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino. “L'area di Zangnan è territorio cinese. Il governo non ha mai riconosciuto il cosiddetto ‘Arunachal Pradesh’ creato illegalmente dall’India. Le mosse indiane non faranno altro che complicare la questione d…
PECHINO - Cina e India continuano a stuzzicarsi sui confini contesi facendo crescere di nuovo la tensione tra i due giganti asiatici. Dopo le notizie della settimana scorsa sul riposizionamento di 10mila soldati indiani lungo alcune zone di confine, Pechino se la prende ora con New Delhi per l’inaugurazione i giorni scorsi (alla presenza del premier indiano Narendra Modi) di un tunnel nello Stato di Arunachal Pradesh: territorio che Pechino chiama Zangnan e che rivendica come proprio, opponendosi da sempre alle visite dei leader indiani nella regione. Il tunnel consentirà alle truppe di New Delhi di accedere più facilmente alle aree vicine al confine conteso tra i due Paesi.
“Abbiamo presentato solenni rimostranze all’India”, dice il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino. “L'area di Zangnan è territorio cinese. Il governo non ha mai riconosciuto il cosiddetto ‘Arunachal Pradesh’ creato illegalmente dall’India. Le mosse indiane non faranno altro che complicare la questione dei confini, che non è ancora stata risolta”.
Sabato Modi si è recato nella capitale della regione, Itanagar, dove ha inaugurato il tunnel di Sela che dovrebbe favorire il movimento delle truppe verso le località lungo la Lac (Line of Actual Control): il confine conteso. Delhi ha respinto le obiezioni cinesi alla visita del primo ministro, affermando che la zona è sempre stata e sempre sarà "parte integrante e inalienabile dell’India".
Vicini scomodi
I vicini - le due nazioni più popolose della Terra, entrambe dotate di armi nucleari - condividono una frontiera di 3.488 chilometri, in gran parte scarsamente delimitata. A complicare la situazione la settimana scorsa i media indiani affermavano che New Delhi ha riposizionato 10mila soldati dal suo confine occidentale verso un’area di 532 km che separa la regione cinese del Tibet dagli Stati settentrionali indiani di Uttarakhand e Himachal Pradesh. Anche in quell'occasione Pechino aveva protestato.
Gli scontri più gravi si verificarono nel giugno 2020: almeno 20 soldati indiani e quattro cinesi morirono lungo il confine nell'Himalaya occidentale, nella valle di Galwan, dopo essersi presi a bastonate e a sassate. Entrambi gli eserciti hanno fortificato le posizioni e dispiegato truppe ed equipaggiamenti lungo il confine da allora. Tensioni mai sopite, anche se ultimamente si era raggiunto un precario equilibrio, con alcune ritirate strategiche, per far ritornare al dialogo le due parti. I due eserciti, però, sono ancora faccia a faccia in molte zone lungo la Lac. Ci sono stati finora già 21 cicli di colloqui tra i comandi militari cinesi e indiani, non molto fruttuosi.
Una lunga storia di schermaglie
Le schermaglie tra India e Cina risalgono agli anni Cinquanta, cresciute soprattutto dopo che Delhi ha garantito asilo in territorio indiano al Dalai Lama a seguito degli scontri in Tibet del 1959. Il conflitto vero e proprio per le dispute sui confini scoppiò tre anni più tardi, nel 1962, in una guerra (l’unica tra i due giganti asiatici) che ha favorito Pechino: una sconfitta umiliante per l’India. Da allora si è mantenuta una pace non facile. Sebbene la Lac sia stata concepita per creare una linea di demarcazione e per allentare le tensioni dopo la guerra del ’62, scontri si sono verificati ancora nel 1967 e poi nel 1987, in quella che viene definita la guerra degli altoparlanti: non vennero sparati proiettili e i soldati semplicemente si gridavano contro con, appunto, gli altoparlanti. Le relazioni sono migliorate grazie alla firma di cinque trattati tra il 1993 e il 2013 e alla crescita economica di entrambi i Paesi. Il confine è rimasto per lo più calmo fino al 2017, quando le truppe si sono affrontate per diversi mesi a Doklam, altopiano rivendicato sia dalla Cina che dal Bhutan. Sia la Cina che l'India hanno fatto valere le loro rivendicazioni negli ultimi anni costruendo infrastrutture come strade, linee telefoniche e piste d'atterraggio e inviando truppe in pattugliamenti regolari.