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Houti all’attacco nel Mar Rosso: la Marina italiana abbatte due droni

(ansa)
Spiragli nel negoziato per la Striscia di Gaza: secondo i media arabi Hamas avrebbe accolto la mediazione Usa per il cessate il fuoco
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Hamas e la milizia yemenita Houti lo avevano detto chiaramente sei giorni fa: l’aumento degli attacchi contro le navi in transito nel Mar Rosso è legato all’incombere della minaccia israeliana contro Rafah, nel Sud della Striscia di Gaza. Dalle parole ai fatti, il passo è breve. E ieri mattina, proprio in quella zona davanti alla costa dello Yemen, il cacciatorpediniere Caio Duilio della Marina italiana ha abbattuto due droni lanciati dagli Houti, come prevede la missione europea Aspides che ha il compito di proteggere la navigazione delle navi mercantili. I droni yemeniti sono capaci di portare testate da 18 kg di esplosivo e l’unità militare italiana ha sparato per autodifesa. Il 3 marzo era arrivato un attacco identico, e in quell’occasione il Caio Duilio aveva abbattuto un singolo drone a sei chilometri di distanza con quattro colpi del cannone di bordo.

«L’abbattimento di nostri droni da parte della Marina militare italiana costituisce una nuova conferma che l’Italia si è vo…

Hamas e la milizia yemenita Houti lo avevano detto chiaramente sei giorni fa: l’aumento degli attacchi contro le navi in transito nel Mar Rosso è legato all’incombere della minaccia israeliana contro Rafah, nel Sud della Striscia di Gaza. Dalle parole ai fatti, il passo è breve. E ieri mattina, proprio in quella zona davanti alla costa dello Yemen, il cacciatorpediniere Caio Duilio della Marina italiana ha abbattuto due droni lanciati dagli Houti, come prevede la missione europea Aspides che ha il compito di proteggere la navigazione delle navi mercantili. I droni yemeniti sono capaci di portare testate da 18 kg di esplosivo e l’unità militare italiana ha sparato per autodifesa. Il 3 marzo era arrivato un attacco identico, e in quell’occasione il Caio Duilio aveva abbattuto un singolo drone a sei chilometri di distanza con quattro colpi del cannone di bordo.

«L’abbattimento di nostri droni da parte della Marina militare italiana costituisce una nuova conferma che l’Italia si è voluta schierare a fianco dei nostri nemici e a difesa di Israele», commenta Abdennaser Mahamed, del dipartimento dei media Houti all’agenzia Ansa, ma specifica che «l’Italia per il momento non è un nostro obiettivo diretto». Il portavoce del gruppo, Yahya Sarea, minaccia di intensificare gli attacchi contro il traffico marittimo in occasione del Ramadan. Minaccia che arriva ora, ma l’aumento di attacchi è già iniziato: sabato, vigilia del Ramadan, le unità americane, britanniche e francesi nella stessa area di mare della Caio Duilio hanno distrutto uno sciame di ventotto droni, fatto alzare in volo dagli Houti per mandare in tilt le difese delle navi.

Intanto, qualcosa si muove sull’altro versante, quello dei negoziati per un cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Una fonte di alto livello di Hamas ha detto alla rete satellitare araba al Arabiya che il gruppo palestinese ha accettato una versione modificata della proposta americana per il cessate il fuoco a Gaza. Una delegazione di Hamas dovrebbe spostarsi al Cairo nei prossimi giorni per discutere gli ultimi dettagli e l’attuazione dell’accordo, che è sul tavolo di negoziati fra Amministrazione Biden, Qatar, Egitto, Israele e Hamas fin dall’ultima settimana di gennaio, e in teoria doveva portare a una tregua prima del Ramadan, cominciato tre giorni fa.

«La proposta internazionale include il rilascio dei detenuti, inclusi bambini, donne e anziani», dice la fonte palestinese – ma non specifica se intende che Israele libererà tutti i detenuti nelle sue carceri in cambio degli ostaggi. Se questo fosse il caso, sarebbe il “tutti in cambio di tutti” che il capo di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, chiede fin da ottobre. L’accordo prevederebbe anche il graduale ritorno dei palestinesi sfollati da Gaza City, quindi il ritorno verso Nord di gran parte della popolazione civile che da due mesi è compressa a Rafah, a ridosso del confine egiziano. Il direttore della Cia William Burns, poche ore prima, da Washington aveva detto che «c’è ancora possibilità per una tregua. Nessuno può garantire nulla, tranne questo: le alternative sarebbero molto peggiori».

Il premier israeliano Netanyahu, tuttavia, ha annunciato ieri che la temuta offensiva di terra contro Rafah ci sarà – ed è un annuncio in opposizione diretta con il presidente Biden, che sabato aveva definito l’attacco israeliano a Rafah «una linea rossa» da non superare. Dal punto di vista militare, in questo momento le truppe israeliane dentro la Striscia sono troppo poche per cominciare l’assalto alla città palestinese. Come spesso succede, non è chiaro se la minaccia di Netanyahu sia funzionale al negoziato oppure no.

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