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Paura nelle strade di Gerusalemme. Hamas: “Marciate verso Al-Aqsa”

Vigilia tesa del primo venerdì di Ramadan. Un ragazzo palestinese ucciso da un agente. La Open Arms a Gaza
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GERUSALEMME — Le barriere sono aumentate. I poliziotti, a prima vista, pure. C’è un’aria tesissima a Gerusalemme alla vigilia del primo venerdì di questo Ramadan all’insegna di Gaza, che sarà domani. Due i fattori che hanno contribuito all’aumento della tensione: il primo, l’appello lanciato ieri sera da Hamas a marciare verso la Spinata delle Moschee e ad affrontare le forze di sicurezza israeliane. «Chiediamo a tutti i palestinesi della Cisgiordania di marciare in massa verso Al-Aqsa e di violare le restrizioni dell’occupazione», ha affermato il gruppo in una nota. Il secondo, l’uccisione, martedì sera, di un ragazzino di 13 anni a Gerusalemme Est da parte di un poliziotto israeliano.

Il tredicenne aveva appena lanciato un fuoco di artificio, come spesso accade in questi giorni dopo il tramonto, per festeggiare la fine del digiuno sacro, quando è stato colpito in pieno petto da un solo colpo: secondo la polizia, il lancio era diretto a una pattuglia e rappresentava una minaccia…

GERUSALEMME — Le barriere sono aumentate. I poliziotti, a prima vista, pure. C’è un’aria tesissima a Gerusalemme alla vigilia del primo venerdì di questo Ramadan all’insegna di Gaza, che sarà domani. Due i fattori che hanno contribuito all’aumento della tensione: il primo, l’appello lanciato ieri sera da Hamas a marciare verso la Spinata delle Moschee e ad affrontare le forze di sicurezza israeliane. «Chiediamo a tutti i palestinesi della Cisgiordania di marciare in massa verso Al-Aqsa e di violare le restrizioni dell’occupazione», ha affermato il gruppo in una nota. Il secondo, l’uccisione, martedì sera, di un ragazzino di 13 anni a Gerusalemme Est da parte di un poliziotto israeliano.

Il tredicenne aveva appena lanciato un fuoco di artificio, come spesso accade in questi giorni dopo il tramonto, per festeggiare la fine del digiuno sacro, quando è stato colpito in pieno petto da un solo colpo: secondo la polizia, il lancio era diretto a una pattuglia e rappresentava una minaccia. Opposta la versione dei media palestinesi, che hanno diffuso un video in cui si vede il ragazzino accendere un normale fuoco d’artificio insieme a un amico prima di cadere a terra.

Sulla morte è stata aperta un’inchiesta: ed è una nata una durissima polemica politica. Il ministro della Sicurezza nazionale, il falco Itamar Ben Gvir, ha lodato l’operato del poliziotto ed è andato a trovarlo in caserma, attirandosi l’accusa di interferire nell’inchiesta. E contribuendo a rendere la situazione ancora più tesa in vista di domani, quando 2.500 agenti saranno schierati per controllare la preghiera.

A Gaza intanto si continua a morire; 94 le persone uccise in bombardamenti e combattimenti fra mercoledì e giovedì mattina, secondo le stime del ministero della Salute, con un bilancio totale che si avvicina ormai ai 32mila morti. Ieri a essere colpito è stato un centro dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi Unrwa, a Rafah, la città dove sono stipati più di un milione di sfollati e in cui si teme l’inizio di un attacco di terra israeliano: cinque i morti, fra cui un impiegato del gruppo. Le relazioni fra Unrwa e Israele sono al punto più basso della loro storia, con lo Stato ebraico che accusa l’agenzia di aver chiuso gli occhi di fronte al ruolo di alcuni suoi impiegati nel massacro del 7 ottobre.

Oggi a Gaza è attesa la nave dell’ong spagnola Open Arms con gli aiuti dell’Ue: non è ancora chiaro come e dove avverranno lo sbarco e la distribuzione della merce, ma è chiarissima la necessità che cibo, acqua e medicinali giungano al più presto. Nella notte fra martedì e mercoledì Israele ha fatto entrare per la prima volta 12 camion Onu nel Nord della Striscia: un’operazione importante perché mirata al punto dove c’è più necessità di aiuti. Ma una goccia nel mare del dramma umanitario di Gaza.

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