La Open Arms ha raggiunto Gaza City. Consegnate 200 tonnellate di aiuti
di Alessia CanditoDavanti alle coste di Gaza City il profilo basso della Open Arms, con a rimorchio la gigantesca zattera carica di cibo e beni di prima necessità, si è iniziato a vedere in tarda mattinata. Solo nel pomeriggio però le 200 tonnellate di aiuti hanno finalmente raggiunto il molo di fortuna costruito in tempi record dagli operatori di World Central Kitchen, la ong dello chef stellato José Andrés, che insieme a Open Arms ha organizzato la missione.
L’hanno chiamata Sapheena, veliero in arabo, non ha nulla a che vedere – ci tengono a precisarlo – con la parallela iniziativa europea. Ed è la prima che abbia bucato il blocco marittimo delle coste di Gaza e sia arrivata nella zona settentrionale della Striscia, per mesi affamata da un assedio quasi totale. Almeno nel 40 per cento dei casi, ha fatto sapere l’Agenzia per gli affari umanitari delle Nazioni Unite, le missioni destinate a portare beni di prima necessità a nord di Gaza City sono state bloccate. Ventisette persone, fra cui ventitré ba…
Davanti alle coste di Gaza City il profilo basso della Open Arms, con a rimorchio la gigantesca zattera carica di cibo e beni di prima necessità, si è iniziato a vedere in tarda mattinata. Solo nel pomeriggio però le 200 tonnellate di aiuti hanno finalmente raggiunto il molo di fortuna costruito in tempi record dagli operatori di World Central Kitchen, la ong dello chef stellato José Andrés, che insieme a Open Arms ha organizzato la missione.
L’hanno chiamata Sapheena, veliero in arabo, non ha nulla a che vedere – ci tengono a precisarlo – con la parallela iniziativa europea. Ed è la prima che abbia bucato il blocco marittimo delle coste di Gaza e sia arrivata nella zona settentrionale della Striscia, per mesi affamata da un assedio quasi totale. Almeno nel 40 per cento dei casi, ha fatto sapere l’Agenzia per gli affari umanitari delle Nazioni Unite, le missioni destinate a portare beni di prima necessità a nord di Gaza City sono state bloccate. Ventisette persone, fra cui ventitré bambini, sono morte di fame.
Il corridoio marittimo da Larnaca
Adesso sulla spiagga di Gaza City ci sono 200 tonnellate di farina, riso, lenticchie, ceci e altri beni di prima necessità che consentiranno di preparare più di un milione di pasti. Sono arrivati a bordo di una zattera gonfiabile che Open Arms ha portato a rimorchio dal porto di Larnaca, a Cipro e lentamente – non è mai stato possibile superare i tre nodi e mezzo – ha raggiunto il mare di fronte a Gaza. A bordo c’era anche il fondatore della ong Oscar Camps e tutti i veterani, che due anni fa, sempre insieme a World central kitchen, hanno risalito il Danubio per portare aiuti fino in Ucraina.
“Nella notte – spiega da Barcellona il capo delle operazioni di Open Arms, Gerard Canals – la nostra nave ha raggiunto il punto di incontro concordato con gli israeliani, a circa venti miglia dalla costa. All’alba abbiamo iniziato ad avvicinarci”. Davanti a loro una città ridotta in macerie, edifici sventrati e anneriti, scheletri di infrastrutture. La manovra è stata complessa e rischiosa.
La consegna degli aiuti
Il fondale davanti a Gaza City è basso. La Open – dice Canal - non avrebbe mai potuto raggiungere la riva. Sono state le lance veloci, usate nel Mediterraneo per raggiungere i barchini in difficoltà, ad agganciare la zattera e trainarla fino al molo che negli ultimi giorni si è allungato davanti a Gaza city.
È stato fatto con materiali che vengono dagli edifici distrutti da mesi di bombardamenti, in meno di tre giorni si è allungato sul mare per oltre sessanta metri e nel pomeriggio era pronto per ricevere la zattera. Ormeggiarla e metterla in sicurezza non è stato semplice. Il team di Open Arms non è stato autorizzato a mettere piede a terra, le operazioni lì sono state coordinate dalle squadre di Wck che da tempo operano nella Striscia. Attorno alle 16 la prima cassa era a terra.
Aggirato il tappo dei valichi
“Non dimentichiamo questo momento, è storia”, dicono dalla ong spagnola. “Siamo la prima nave che apre un corridoio umanitario marittimo. Servirà per far entrare cibo per supportare milioni di persone che a Gaza vivono una situazione estrema”. E al momento sembra l’unico modo per aggirare il tappo dei valichi, che a dispetto degli anunci rimangono bloccati.
In ogni caso – spiegano da dentro la Striscia – ci vorranno tempo e sforzi per supportare davvero la popolazione. Anche prima dell’inizio dell’offensiva israeliana, Gaza dipendeva dai circa 500 camion che quotidianamente portavano beni di prima necessità, inclusi farmaci, cibo e carburante.
Da mesi, i valichi sono sostanzialmente bloccati. “A febbraio ci sono stati giorni in cui da Rafah non ne sono entrati più di venti”, spiegavano a Rafah gli operatori della Mezzaluna rossa palestinese. Formalmente “per motivi di sicurezza”, fuori sono rimasti anche stampelle, incubatrici, kit di primo soccorso.
Un’altra nave in preparazione a Larnaca
A Cipro la ong dello chef stellato sta già preparando un’altra spedizione. Una nave ancora più grande potrebbe portare a breve un carico di altre trecento tonnellate di cibo, ma attende ancora le necessarie autorizzazioni di sicurezza. Altre duecento sono già pronte in un magazzino del porto di Larnaca. “Questo per noi era un primo test – spiega il capo delle operazioni di Open Arms – speriamo che la collaborazione con World central kitchen continui, altrimenti troveremo comunque il modo di esserci. La situazione è drammatica, è fondamentale che ognuno dia il proprio contributo”.