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Le guerre spaziali partono dal basso: così Mosca acceca i gps

Da mesi i russi stanno azzerando la possibilità di ricevere segnali dai satelliti. Come è accaduto all’aereo del ministro della Difesa britannico che ha perso “la bussola satellitare” mentre volava sulla Polonia
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Le guerre spaziali sono cominciate dal basso. Non è un paradosso: da mesi i russi stanno utilizzando sistemi che azzerano la possibilità di ricevere i segnali dei satelliti gps: uno scontro condotto con i piedi per terra, che però va a colpire il più diffuso e importante servizio messo a disposizione dalle reti tecnologiche in orbita. Quanto sia rilevante questo duello lo testimonia l’allarme arrivato due giorni fa da Londra: anche l’aereo del ministro della Difesa britannico Grant Shapps in volo sulla Polonia si è trovato in difficoltà perché ha perso la “bussola satellitare”. Non si sarebbe trattato però di un’operazione mirata contro di lui: l’ipotesi prevalente è che il jet sia finito in una delle onde di disturbo scatenata dalle difese di Kaliningrad, il territorio russo isolato in mezzo alla costa baltica.

Tutti conoscono l’importanza del gps – acronimo di global positioning system ossia sistema di localizzazione globale – perché fa parte della nostra quotidianità: serve pe…

Le guerre spaziali sono cominciate dal basso. Non è un paradosso: da mesi i russi stanno utilizzando sistemi che azzerano la possibilità di ricevere i segnali dei satelliti gps: uno scontro condotto con i piedi per terra, che però va a colpire il più diffuso e importante servizio messo a disposizione dalle reti tecnologiche in orbita. Quanto sia rilevante questo duello lo testimonia l’allarme arrivato due giorni fa da Londra: anche l’aereo del ministro della Difesa britannico Grant Shapps in volo sulla Polonia si è trovato in difficoltà perché ha perso la “bussola satellitare”. Non si sarebbe trattato però di un’operazione mirata contro di lui: l’ipotesi prevalente è che il jet sia finito in una delle onde di disturbo scatenata dalle difese di Kaliningrad, il territorio russo isolato in mezzo alla costa baltica.

Tutti conoscono l’importanza del gps – acronimo di global positioning system ossia sistema di localizzazione globale – perché fa parte della nostra quotidianità: serve per trovare il percorso stradale ed è disponibile persino sugli smartphone. Meno noto è il fatto che funziona grazie a una costellazione di satelliti militari statunitensi e che le sue applicazioni belliche sono fondamentali: gran parte delle cosiddette “armi di precisione” colpiscono il bersaglio dirigendosi proprio sulle coordinate gps. Ma pure gli apparati di navigazione di droni, caccia, tank, fregate, pattuglie di soldati si rivolgono allo spazio per non perdere la rotta.

Da tempo gli ingegneri del Cremlino hanno studiato il modo di spezzare il collegamento con questi satelliti, “sparando” impulsi elettromagnetici di determinate frequenze: una tecnica chiamata “jamming”. I disturbatori sono entrati in azione già nelle prime ore dell’invasione dell’Ucraina, ma nel corso degli ultimi due anni questi “schermi” sono stati avvistati sempre più spesso. Mezzi mobili con grandi antenne creano delle cupole di impulsi,all’interno delle quali la ricezione dei segnali gps viene annullata o ridotta: quando un missile o un aereo ci finiscono dentro, non sanno più come orientarsi.

Dopo i primi clamorosi raid dei piccoli droni ucraini contro Mosca – uno esplose praticamente sulla Piazza Rossa – gli “scudi elettromagnetici” sono stati schierati intorno al centro della capitale: da allora le incursioni si sono fermate sulla periferia. In maniera ancora più efficace, questa tecnologia è stata impiegata la scorsa estate per rinforzare i capisaldi della “Linea Surovikin”, le fortificazioni che hanno respinto la controffensiva ucraina, proteggendo le basi che smistavano i rifornimenti di munizioni e carburante. L’effetto è stato quello di vanificare i razzi Himars, pilotati proprio tramite il gps, che nei mesi precedenti avevano inflitto danni gravissimi ai depositi russi. E di impedire l’uso dei proiettili “intelligenti” per cannone, micidiali in altre zone del fronte.

Si tratta di una coperta corta, che può agire solo su zone limitate. E gli arsenali Nato hanno un’alternativa: i navigatori inerziali, gli unici disponibili ai tempi della Guerra Fredda, che però sono ingombranti e costosi. Mentre i gps sono low cost e permettono prestazioni straordinarie con strumenti che chiunque può acquistare online.

I russi hanno la loro rete di navigazione satellitare Glonass, parzialmente disponibile anche per utenti civili, e quindi non temono che le operazioni anti-gps interferiscano sull’attività dei loro stormi. Ma negli scorsi mesi hanno inserito apparati commerciali che usano la costellazione americana su missili e droni destinati a volare in profondità sull’Ucraina: sanno che lì nessuno può fare a meno delle frequenze Usa. Ovviamente, pure i tecnici di Kiev cercano di adattare la guida dei loro ordigni a cavalcare le mappe Glonass e superare così il blackout delle trasmissioni gps. Si ipotizza poi che entrambi abbiamo guardato alla possibilità di usare la doppia rete di posizionamento messa in orbita dalla Cina, la vera potenza spaziale. Ma le informazioni su questi duelli di frequenze sono top secret, perché anticipano le guerre del futuro prossimo: quelle in cui si combatterà più in alto dell’atmosfera.

Al momento la situazione è già molto pericolosa. Mosca ha incrementato la produzione dei “guastatori di frequenze”, migliorandone le prestazioni. E la tensione tra Russia e Nato scatena improvvisi blocchi delle trasmissioni satellitari senza preavviso, lungo i confini o in occasione di esercitazioni: buchi che lasciano senza coordinate pure gli apparati automatici dei velivoli di linea o dei mercantili. Le falle gps più frequenti sono state registrate nel nord della Scandinavia: a fine febbraio l’Autorità della comunicazione norvegese ne aveva già verificate 44, praticamente una al giorno. Nel 2022 ce n’erano state 122; l’anno successivo 294. I comandi di Mosca attivano i loro “scudi” per proteggere le basi nella Penisola di Kola, da dove flotta e aviazione si inoltrano sull’Atlantico. Ma oltre ad accecare i ricognitori occidentali, mettono a rischio il traffico aereo civile.

Il jamming presto sarà affiancato dallo spoofing. Se il primo agisce sulle trasmissioni del satellite, il secondo prende di mira le apparecchiature riceventi. Ed è ancora più perverso, perché può fargli arrivare dati falsi e deviarle su altri bersagli: in linea teorica, permette di rispedire un missile al mittente. O – cosa ancora più preoccupante - dirottare navi e jet mandandoli a schiantare: diventa possibile persino lo scenario di un 11 Settembre senza terroristi in carne e ossa. Le tecnologie concepite per semplificare la vita rischiano di trasformarsi in strumenti di morte.

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