Guido Crosetto: “Che errore le fughe in avanti. Se marciamo divisi a vincere è Putin”
di Francesco BeiIl ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha partecipato alla commemorazione della distruzione di Monte Cassino insieme a Sergio Mattarella. Ora che i venti di guerra soffiano sempre più forti da Est, l’Europa si scopre divisa e il sostegno unanime a Kiev all’indomani dell’invasione è un lontano ricordo. Per Crosetto anche il vertice tra Francia, Germania e Polonia a Berlino è stato un «segnale sbagliato», un «errore di metodo» che rischia solo di indebolire il fronte delle democrazie e aiutare indirettamente Putin.
La Russia sembra sempre più forte e all’offensiva, sta davvero vincendo la guerra? E cosa possiamo fare noi europei?
«La Nato e l’Europa, piuttosto che dare risposte burocratiche - costituiamo un gruppo di lavoro per le forniture all’Ucraina, costituiamo un gruppo di lavoro per l’industria della difesa europea - cose che alleggeriscono la coscienza ma alla fine non risolvono il problema, dovrebbero fare una cosa molto semplice».
Sarebbe?
«Risolvere subito il problema numer…
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha partecipato alla commemorazione della distruzione di Monte Cassino insieme a Sergio Mattarella. Ora che i venti di guerra soffiano sempre più forti da Est, l’Europa si scopre divisa e il sostegno unanime a Kiev all’indomani dell’invasione è un lontano ricordo. Per Crosetto anche il vertice tra Francia, Germania e Polonia a Berlino è stato un «segnale sbagliato», un «errore di metodo» che rischia solo di indebolire il fronte delle democrazie e aiutare indirettamente Putin.
La Russia sembra sempre più forte e all’offensiva, sta davvero vincendo la guerra? E cosa possiamo fare noi europei?
«La Nato e l’Europa, piuttosto che dare risposte burocratiche - costituiamo un gruppo di lavoro per le forniture all’Ucraina, costituiamo un gruppo di lavoro per l’industria della difesa europea - cose che alleggeriscono la coscienza ma alla fine non risolvono il problema, dovrebbero fare una cosa molto semplice».
Sarebbe?
«Risolvere subito il problema numero uno, che per gli ucraini resta quello di avere la quantità di armi e munizioni necessarie per difendersi dalla Russia. E poi lavorare per la fine degli attacchi russi».
La Cnn, citando fonti Nato, ha detto che i russi producono il triplo di munizioni di grosso calibro rispetto a Usa e Ue messi insieme. Come se ne esce?
«Se permette, io l’ho detto mesi prima che lo scoprisse la Cnn. Questo è uno dei motivi per cui noi abbiamo ostinatamente, fin dall’inizio, continuato a offrire tutto ciò che potevamo. E l’Ucraina continua a chiederci armi e munizioni perché continua ogni giorno a lottare in maniera indefessa e disperata. Lotta per sopravvivere e per non consentire alla Russia di occupare tutto il Paese».
L’Occidente cosa dovrebbe fare ora?
«Intanto dovrebbe evitare dichiarazioni a effetto - come quella di mandare la Nato in Ucraina - cercando di fare più bella figura. O evitare di dividersi in incontri a due o tre quando in Europa siamo in 27. Dovrebbe evitare dichiarazioni come quella fatta da Macron due giorni fa o quella del ministro degli Esteri polacco (ha detto che militari della Nato sono già presenti in Ucraina, ndr). Ritengo che la contrapposizione con un monolite come quello russo, in cui c’è un uomo solo al comando, presupporrebbe da questa parte una strategia chiara, non contraddittoria, e magari costruita tutti insieme come coalizione».
Quindi è stato un errore politico il summit di oggi a Weimar?
«Continuare in un momento così difficile a suddividere le coalizioni che hanno aiutato l’Ucraina in tanti pezzetti mi pare poco pratico».
Non è che ve la siete presa per non essere stati invitati?
«No, non è quello il problema. Il problema è fare le cose giuste tutti insieme. Noi facciamo tante riunioni al mese al livello Ue e Nato, non riesco davvero a capire queste fughe in avanti».
Scholz ha annunciato una coalizione per le armi a lunga gittata per l’Ucraina. È sbagliato?
«Non lo so, avranno deciso cose giustissime, per carità, avranno deciso per il meglio. Ma, ripeto, è il metodo a essere sbagliato. Se vuoi costringere la Russia al tavolo del negoziato, non la pieghi sicuramente attraverso una disunità, in cui ognuno cerca di fare la sua accelerazione magari solo per motivi politici interni».
E come “si piega” la Russia?
«Aiutando l’Ucraina a difendersi e avendo un blocco politico chiaro, fermo, netto, che si allarga magari ad altre nazioni che non fanno parte dell’Occidente. Che la obblighi a interrompere gli attacchi e a sedersi al tavolo. Bisogna che l’Ucraina non solo si possa difendere ma sia deterrente nei confronti della Russia. Perché, il giorno in cui smetterà di far paura, i russi cercheranno nuovamente di arrivare a Kiev».
Gli italiani però sono sempre più spaventati, cosa direbbe a chi teme giustamente un’escalation che possa trascinarci in guerra?
«Siamo tutti preoccupati e molti sono spaventati. Siamo solo 60 milioni e di questi 60 milioni quelli che sarebbero pronti a combattere sono pochissimi, diciamocelo. Proprio per questo il nostro interesse è quello di ristabilire un ordine mondiale in cui il diritto internazionale viene rispettato e nessuno debba temere di essere attaccato e invaso brutalmente. In ogni caso posso assicurare che truppe italiane non andranno mai in Ucraina».
L’ipotesi, molto concreta, è che invece il prossimo “boccone” sia la Moldavia. Putin potrebbe usare la difesa della minoranza russa in Transnistria come pretesto per attaccare un altro Paese europeo. Dobbiamo prepararci a nuove provocazioni?
«Il ministro della Difesa deve prevedere gli scenari peggiori. Io quando arrivo al ministero la mattina non posso sperare che tutto finirà bene. Devo tenere conto che possa finire domani la guerra e tutti siamo contenti, oppure che la guerra possa andare avanti e persino peggiorare. Oppure che Putin possa fare altri passi e creare problemi in altre nazioni. Noi questi scenari li analizziamo tutti i giorni e ci prepariamo».
Quest’anno si vota in Unione europea e negli Stati Uniti. Pensa che i russi approfitteranno di questo momento delicato per compiere ingerenze politiche o per qualche provocazione sul terreno?
«Sono certo che la Russia approfitterà di qualunque elemento di debolezza ci possa essere nelle nazioni che considera ostili. I morti per Putin non hanno importanza, il tempo per Putin non ha importanza. Lui sa benissimo che le guerre adesso si combattono non solo sul terreno ma anche su quello dell’economia, con le fake news, indebolendo gli avversari con la disinformazione. Agendo sull’umore, la noia, l’egoismo o la paura delle opinioni pubbliche. Lo ha già fatto e continuerà a farlo».
C’è stata molta controversia su quella frase del Papa sulla bandiera bianca. A molti – anzitutto in Ucraina - è sembrato un invito alla resa. Che ne pensa?
«Per aprire un tavolo della pace occorrono due nazioni sovrane che discutono alla pari in un consesso internazionale che le aiuti a arrivare a un accordo sulla base del diritto internazionale. Se al tavolo c’è un aggredito e un aggressore, e l’aggredito l’hai fatto arrendere, non hai creato un tavolo della pace ma hai messo le basi per una dittatura. Io aspiro alla pace ma a una pace che mi dia la garanzia che quello che è successo in Ucraina non succeda mai più in nessuna altra nazione al mondo. Se io accetto in Ucraina questa cosa, accetto un nuovo mondo in cui chi è più forte, chi ha meno valori, meno principi, meno democrazia, può permettersi di fare qualunque cosa. Quel mondo non sarà di certo un mondo più sicuro. Nemmeno per noi che pensavamo di esserlo».
Secondo lei l’Italia potrebbe fare di più per l’Ucraina? Siamo stati criticati per aver donato poco rispetto agli altri Paesi…
«Sbaglia, nessuno ci ha mai criticato. Secondo me l’Italia deve fare di più in generale per la propria sicurezza, non voglio più usare il termine difesa ma quello di sicurezza. Che è il presupposto di tutto il resto».
Molti a sinistra e nei Cinque stelle ritengono che si spenda anche troppo per la “sicurezza” e che quelle risorse sarebbe meglio usarle per scuole e ospedali.
«Dobbiamo smetterla di contrapporre la difesa a scuole e ospedali. Perché senza difesa e sicurezza non ci sono neanche più gli asili e le scuole e lo dimostra proprio l’Ucraina. Adesso l’Ucraina non ha più asili e scuole perché sono stati bombardati dai russi, ci sono solo macerie. La difesa e la sicurezza ce le siamo dimenticate in Europa e questa dimenticanza fa parte di un racconto che hanno alimentato quelli che volevano renderci sempre più deboli».
Cosa risponde a chi, penso per esempio a Giuseppe Conte, dice che il governo parla solo di guerra e armi e non sta facendo nulla per arrivare a un negoziato di pace?
«Conte e io giochiamo in campionati diversi. Lui gioca nel campionato della demagogia e della contrapposizione politica, io parlo di istituzioni, di difesa della democrazia, di diritto internazionale e di giustizia. In questo momento faccio il ministro, servo lo Stato, e non posso discutere con chi usa qualunque pretesto per prendere un voto in più. Sono certo che avrebbe fatto le stesse cose al governo, la Meloni invece ha sempre detto ciò che pensava anche dall’opposizione».
Oggi lei era a Cassino con Mattarella e anche il capo dello Stato ha invitato l’Europa a farsi parte attiva per la pace. C’è una contraddizione con quanto lei sta dicendo?
«Se ci mobilitiamo per aiutare l’Ucraina ci attiviamo anche per la pace, non c’è alcuna contraddizione. Mi ritrovo completamente nelle cose dette dal capo dello Stato a Cassino, lo stesso Mattarella che ha per primo e in più occasioni ricordato la necessità di aiutare l’Ucraina per una pace giusta».
Ministro, se a novembre alla Casa Bianca arriva Donald Trump non teme che finisca tutto come ha pronosticato il premier ungherese Orbán? Ovvero, neanche “un penny” a Kiev e la “pace” arriva subito. La pace di Putin naturalmente…L’Europa ce la farà a sostenere l’Ucraina in caso di disimpegno americano?
«Trump può fare tutto tranne che indebolire l’Europa, uccidere la Nato e rafforzare la Russia. Perché, se lo facesse, si troverebbe ancor più solo in un mondo dove gli Usa, non noi, sono normalmente visti come il grande avversario. E non solo da Russia e Cina. Per gli Usa sarebbe un suicidio. Lo conosco, Trump è un pragmatico: se anche una cosa non lo convince, farà quello che gli conviene».