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Patto a tre per i missili a Kiev ma Scholz e Macron sono divisi

Nella riunione del “triangolo di Weimar” l’impegno di Francia, Germania e Polonia per fornire all’Ucraina un nuovo stock di armi a lunga gittata. Crescono i timori di nuove provocazioni russe in Europa orientale: “Sosterremo l’indipendenza della Moldavia”
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Quattro ore di riunioni del cosiddetto triangolo di Weimar - Germania, Francia, Polonia - si sono concluse con un punto stampa senza domande. Bruciano le divisioni tra il cancelliere Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron, e l’apparizione a tre davanti alla stampa muta con il premier polacco Donald Tusk è servita in sostanza a evitare gli argomenti scomodi che stanno dilaniando Parigi e Berlino. Con un sorriso, Tusk ha tentato di derubricare i feroci scontri tra Scholz e Macron a “pettegolezzi”: la verità è che il presidente francese non cede di un millimetro sull’offerta di inviare truppe in Ucraina e Scholz sul suo sempre più incomprensibile “no” all’invio di missili Taurus a Kiev. E a Tusk, navigato politico ed ex presidente del Consiglio europeo, è toccato ieri il ruolo di terapeuta di coppia.

L’ostentata unità - «oggi abbiamo parlato davvero con una voce sola», ha sottolineato il premier polacco - è servita ad annunciare comunque alcune novità. Scholz ha scandi…

Quattro ore di riunioni del cosiddetto triangolo di Weimar - Germania, Francia, Polonia - si sono concluse con un punto stampa senza domande. Bruciano le divisioni tra il cancelliere Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron, e l’apparizione a tre davanti alla stampa muta con il premier polacco Donald Tusk è servita in sostanza a evitare gli argomenti scomodi che stanno dilaniando Parigi e Berlino. Con un sorriso, Tusk ha tentato di derubricare i feroci scontri tra Scholz e Macron a “pettegolezzi”: la verità è che il presidente francese non cede di un millimetro sull’offerta di inviare truppe in Ucraina e Scholz sul suo sempre più incomprensibile “no” all’invio di missili Taurus a Kiev. E a Tusk, navigato politico ed ex presidente del Consiglio europeo, è toccato ieri il ruolo di terapeuta di coppia.

L’ostentata unità - «oggi abbiamo parlato davvero con una voce sola», ha sottolineato il premier polacco - è servita ad annunciare comunque alcune novità. Scholz ha scandito che «noi tre facciamo molto sul serio con il nostro supporto all’Ucraina» e ha rivelato che il gruppo Ramstein dei 50 Paesi che sostengono l’Ucraina verrà arricchito di un nuovo gruppo di lavoro sui missili a medio raggio. La settimana prossima si riuniranno i ministri della Difesa della coalizione per sviluppare i dettagli. Ad oggi sono già operativi otto gruppi, ognuno mirato a una filiera specifica, dalla difesa aerea, a quella terrestre e artiglieria, dai droni alla sicurezza marittima. Una fonte tedesca precisa che quella per i missili a medio raggio sarà a guida americana e che i tre di Weimar si impegneranno con Washington per una maggiore ripartizione di oneri sul versante dei missili, la Germania in particolare sui Mars. Mentre sui Taurus, Scholz resta irremovibile: «Si è manovrato da solo in un angolo da cui è quasi impossibile che esca», ragiona la fonte. Un cul de sac da cui potrebbe svincolarsi solamente se glielo chiedesse il presidente americano Joe Biden.

Il pressing degli Usa, intanto, ha convinto Scholz a trovare un accordo sugli asset russi nell’Ue. «Utilizzeremo i profitti significativi dei beni russi congelati in Europa per sostenere finanziariamente l’acquisto di carri armati per l’Ucraina», ha detto. Secondo fonti comunitarie il vento è cambiato, a Bruxelles: dopo mesi di discussione, sembra si sia trovato un accordo sugli asset russi, e non si esclude che una proposta arrivi prima del Consiglio Ue della prossima settimana. Secondo alcune stime a Bruxelles, si potrebbero così recuperare fra i tre e i quattro miliardi di euro all’anno da destinare a Kiev.

Un accenno di Tusk ha fatto sussultare qualcuno: «Sosterremo la Moldavia in questo momento difficile». Anche Macron ha dedicato una frase al Paese martoriato già da una pesante guerra ibrida del Cremlino. Una fonte tedesca rivela che agli scenari di disordini pilotati dai russi o di colpi di testa degli autonomisti della Transnistria, si sta aggiungendo un altro scenario inquietante. Ci sono timori che la Gagauzia, una regione a maggioranza turcofona e russofila a Sud-Est del Paese, possa dichiararsi indipendente. La leader autonomista Evghenia Gu?ul è stata la scorsa settimana da Putin, che le ha garantito «la protezione della Russia». Un’ipotesi che circola è che per stabilizzare la Moldavia, la Romania e altri Paesi europei - forse la stessa Francia, che ha da poco firmato un accordo sulla sicurezza con Chisinau - possano mandare truppe lì, sostiene la fonte.

Su un altro tema caro a Macron, si sono misurate invece di nuovo le distanze con Berlino. Scholz non ha voluto fare aperture sui “defence bond”, la proposta della premier estone Kaja Kallas, fortemente appoggiata da Macron per finanziare i nuovi investimenti nella Difesa europea. L’idea di un nuovo fondo da 100 miliardi di euro - un nuovo Recovery con debito comune, sul modello di quanto fatto durante la pandemia - resta una linea rossa per Berlino ed è stata messa in un cassetto da Ursula von der Leyen. Un recente attacco via X del commissario europeo Thierry Breton contro la presidente della Commissione - dicono nell’entourage di Macron - si spiegherebbe anche con questa opposizione ai defence bond. Il leader francese sembra comunque pronto a rimettere la proposta sul tavolo al vertice Ue.

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