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Russia, l'appello di Shaveddinov e degli eredi di Navalny a un mese dalla morte: "Andate a votare a mezzogiorno contro Putin"

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Parla il 27enne costretto all’esilio tre anni fa come tutti i dirigenti del Fondo anti-corruzione Fbk. E lancia un appello all’Occidente: “Non riconoscete la vittoria del leader del Cremlino. Aumentate le sanzioni nei confronti del suo entourage. Trattate il suo regime come una gang mafiosa”
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MOSCA — Si commuovono tutti, ognuno a suo modo, davanti alla tomba di Aleksej Navalny. L’anziano imbacuccato, il papà con bambino e la ragazzina vestita di rosa. A un mese da quel 16 febbraio in cui il leader diventato martire dell’opposizione russa è morto in un carcere artico, sono venuti in tanti a rendergli omaggio nel cimitero Borisovskoe, 25 km a Sudest dalla Piazza Rossa. I genitori avevano fatto rimuovere la montagna di fiori che oscurava il ritratto del figlio sorridente e la croce ortodossa, ma in appena otto ore si è formato un nuovo tumulo di mazzi ammonticchiati. Certo, non ci sono le file di inizio marzo, ma questo vuol dire che si può indugiare. In semicerchio e in silenzio. Un omaggio che stride col trionfalismo dei cartelloni in Piazza Rossa dove domani si festeggerà l’anniversario dell’annessione della Crimea e di fatto la vittoria di Vladimir Putin alle presidenziali che si chiudono oggi.

MOSCA — Si commuovono tutti, ognuno a suo modo, davanti alla tomba di Aleksej Navalny. L’anziano imbacuccato, il papà con bambino e la ragazzina vestita di rosa. A un mese da quel 16 febbraio in cui il leader diventato martire dell’opposizione russa è morto in un carcere artico, sono venuti in tanti a rendergli omaggio nel cimitero Borisovskoe, 25 km a Sudest dalla Piazza Rossa. I genitori avevano fatto rimuovere la montagna di fiori che oscurava il ritratto del figlio sorridente e la croce ortodossa, ma in appena otto ore si è formato un nuovo tumulo di mazzi ammonticchiati. Certo, non ci sono le file di inizio marzo, ma questo vuol dire che si può indugiare. In semicerchio e in silenzio. Un omaggio che stride col trionfalismo dei cartelloni in Piazza Rossa dove domani si festeggerà l’anniversario dell’annessione della Crimea e di fatto la vittoria di Vladimir Putin alle presidenziali che si chiudono oggi.

La vita di Putin

Mezzogiorno contro Putin

Accanto ai fiori, ci sono lumini, paperelle simbolo di passate proteste, disegni a matita e frasi: «L’amore vince la morte», «Navalny è il nostro presidente». In una cornice rossa c’è anche una scheda elettorale: sulla casella di Putin, che corre per un quinto mandato contro tre rivali fantoccio, è scritto in maiuscolo: “Navalny Aleksej Anatolevich”. «È quello che faremo», dicono Andrej e Dasha quando alle 17 le due guardie dell’Ochrana fanno sloggiare via tutti. «Invalideremo il voto alle 12 di domani. Come aveva chiesto Aleksej prima di morire». Polden protiv Putina, Mezzogiorno contro Putin, si chiama l’azione di protesta sposata da Navalny un mese fa e rilanciata dalla vedova Yulia e dalla sua squadra. Obiettivo: andare ai seggi alle 12 di questa terza e ultima giornata di presidenziali per mostrare il proprio dissenso contro Putin e la sua offensiva in Ucraina.

L’appello di Ruslan Shaveddinov

«L’appello di Navalny a favore dell’iniziativa è stato il suo ultimo messaggio. Una sorta di testamento. Promuovere questa protesta è esaudire il suo ultimo desiderio. Il nostro modo di raccogliere la sua eredità», ci dice in videocollegamento da Vilnius il 27enne Ruslan Shaveddinov, commosso da tanto affetto e rattristato di non poter essere a Mosca a rendere il suo omaggio all’amico e mentore. Da quando si è unito giovanissimo al team di Navalny, oramai 11 anni fa, Shaveddinov è stato arrestato più volte, arruolato con la forza e costretto a servire un anno in una base militare nell’arcipelago Novaja Zemlja infestato da orsi polari affamati, e infine costretto all’esilio tre anni fa come tutti i dirigenti del Fondo anti-corruzione Fbk. In patria è un “agente straniero”, un “estremista e terrorista” ricercato dalle autorità.

«Il Mezzogiorno contro Putin è un’altra occasione per ritrovarsi e capire di non essere soli. Come lo è stato il funerale di Aleksej il primo marzo. Ed è anche un modo di far vedere al mondo che la Russia non è Putin. È un’azione legale. Per questo le autorità la temono e stanno cercando di boicottarla inventando bufale e diffondendo minacce». False email che posticipano l’appuntamento, anonimi sms minatori e avvertimenti della procura di Mosca infondati secondo gli avvocati indipendenti. Shaveddinov, che oggi condurrà una diretta sull’evento sul canale YouTube “Navalny Live”, insiste: «La cosa che più spaventa Putin sono le nostre azioni di piazza. Majdan è il suo incubo». Ma c’è chi teme il flop: la folla vista ai funerali di Navalny dispersa nei 100mila seggi russi potrebbe rivelarsi irrilevante. Dubbi che Ruslan respinge: «Molti seggi sono soltanto chioschi in aree remote. Nel resto del Paese milioni di nostri sostenitori sono pronti alla protesta collettiva. E noi proponiamo un’azione sicura».

L’app Foton e il messaggio postumo di Navalny

L’impegno di Ruslan e degli altri dirigenti di Fbk non finisce qua. Giovedì hanno presentato l’app Foton che suggerisce in modo casuale come boicottare Putin alle urne: se votare per uno degli altri tre candidati fantoccio o invalidare la scheda. Per spiegare come funziona, hanno pubblicato un messaggio postumo di Navalny: «Albert Einstein, Niels Bohr e Werner Heisenberg corrono in aiuto degli elettori russi indecisi. Se spariamo un fotone contro quattro bersagli, i nomi dei tre e la voce “invalidare la scheda elettorale”, nessuno sa dove colpirà. Non siate pigri. Andate ai seggi a mezzogiorno e sparate fotoni». «È puro Navalny», commenta Ruslan con gli occhi lucidi. «In quest’app c’è tutto di lui: la sua curiosità, il suo umorismo, la sua ironia. Qui, in mezzo all’ufficio, abbiamo questa scatola, il fotone che deve irradiare luci e indicare cosa fare. Un gioco che Navalny ha inventato per rispondere a chi gli chiedeva quale fosse la scelta migliore da fare. Sceglierà l’universo celeste, come ha scritto Navalny».


Per Shaveddinov le presidenziali che si chiudono oggi non sono vere elezioni. «In due giorni è stato già superato il 50% di affluenza. Per molti versi è un copione già visto. Ci sono dipendenti pubblici portati in massa ai seggi o costretti con intimidazioni a usare il voto elettronico». Ma, in confronto a oggi, sono da rimpiangere persino le elezioni del 2018 quando Shaveddinov fu il portavoce della vana campagna di Navalny per candidarsi contro Putin. «L’unica volta che un candidato ha fatto una reale campagna elettorale, ha viaggiato per tutta la Russia, tenuto comizi e lanciato una sfida aperta a Putin. Boris Nadezhdin, il sedicente candidato pacifista escluso, non è lontanamente paragonabile. È un politico navigato, amico del potere. Non ci siamo mai fatti illusioni su di lui. Avevamo invitato a sostenere la sua candidatura soltanto perché era funzionale per far vedere che c’è gente che vuole la pace».

"L’Occidente non riconosca Putin”

Le differenze con il 2018 sono tante, secondo Ruslan: «Putin ha scatenato una guerra in Ucraina, ha fatto cacciare via o ammazzare o incarcerare gli oppositori, ha chiuso ong e testate indipendenti e ha eliminato gli osservatori elettorali indipendenti. L’ong Golos è stata distrutta e il suo coleader e nostro amico Grigorij Melkonjants è in galera da un anno. Sembra un’elezione sotto legge marziale. Non c’è nulla che possa ostacolare la sua vittoria». La sfida, è consapevole Shaveddinov, è enorme. E in gioco c’è anche la sua sicurezza personale.


Martedì Leonid Volkov, uno dei leader di Fbk, è stato aggredito a martellate sotto casa a Vilnius. Ha un braccio rotto e le gambe lesionate. Colpa degli «scagnozzi di Putin», ha detto, che volevano intimidire lui e la sua squadra in vista della protesta di oggi. «Prima di lavorare per Navalny non ci conoscevamo. Adesso siamo diventati una famiglia. Perseguita e picchiata. Ci rendiamo perfettamente conto dei rischi che corriamo. Ci conviviamo da anni. Contro di noi è in moto l’enorme macchina della sicurezza statale russa che ha a disposizione ingenti risorse finanziarie. Una banda di assassini pronta a tutto», dice Ruslan agitando una matita in aria. Alle sue spalle c’è un cartello con la scritta Putin ubiytsa, “Putin assassino”.

Come tutti i suoi familiari e collaboratori, accusa il presidente russo della sospetta morte in carcere di Navalny. E per questo all’Occidente chiede tre cose: «Non riconoscete Putin come presidente legittimo. Aumentate le sanzioni personali nei confronti del suo entourage perché è una vergogna che dopo tutti questi anni siano sanzionati soltanto 1-500 funzionari. Infine, trattate il regime di Putin non come una classica dittatura autoritaria, ma come una gang di mafiosi. Usate contro Putin i metodi che usate contro la mafia e perseguite anche i piccoli personaggi che fanno parte del suo ingranaggio, dai giudici ai giornalisti. Noi di Fbk non vogliamo soltanto realizzare il sogno di Navalny della bella Russia del futuro, vogliamo anche vendicarlo. Faremo di tutto per portare davanti alla giustizia chi l’ha ucciso». E il nome del colpevole, secondo lui, è scritto alle sue spalle.

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