Lo sforzo di dignità per la cena del Ramadan a Gaza
di Sami al-AjramiHo passato un’altra notte in tenda sulla spiaggia di Khan Yunis. È stato orribile. Non so come faccia la gente. È spaventoso, ma non abbiamo altra scelta. C’erano rumori di scontri a fuoco e droni che sorvolavano le nostre teste tutto il tempo. E bombardamenti. Sono riuscito a dormire solo nel pomeriggio.
Lo sforzo di dignità di Ramadan
Abbiamo comunque celebrato Ramadan, come una grande famiglia. È uno sforzo di dignità che continuiamo a fare. Abbiamo messo tutti i tavoli fuori e insieme. Le donne hanno preparato cibo per tutti. Era un tavolo molto lungo. Tutti hanno condiviso quello che erano riusciti a preparare. Ieri è stata per me la prima cena di Ramadan che mi ha ricordato quelle con la mia famiglia. I tavoli erano collocati al centro dell’accampamento, era molto bello e davvero restituiva l’atmosfera della festa. Ma continuamente spari e droni ci interrompevano mentre mangiavamo a ricordare che non lo era.
Ho passato un’altra notte in tenda sulla spiaggia di Khan Yunis. È stato orribile. Non so come faccia la gente. È spaventoso, ma non abbiamo altra scelta. C’erano rumori di scontri a fuoco e droni che sorvolavano le nostre teste tutto il tempo. E bombardamenti. Sono riuscito a dormire solo nel pomeriggio.
Lo sforzo di dignità di Ramadan
Abbiamo comunque celebrato Ramadan, come una grande famiglia. È uno sforzo di dignità che continuiamo a fare. Abbiamo messo tutti i tavoli fuori e insieme. Le donne hanno preparato cibo per tutti. Era un tavolo molto lungo. Tutti hanno condiviso quello che erano riusciti a preparare. Ieri è stata per me la prima cena di Ramadan che mi ha ricordato quelle con la mia famiglia. I tavoli erano collocati al centro dell’accampamento, era molto bello e davvero restituiva l’atmosfera della festa. Ma continuamente spari e droni ci interrompevano mentre mangiavamo a ricordare che non lo era.
In questo sforzo estremo di normalità ieri abbiamo fatto il Kataif, il dolce tradizionale per queste occasioni, ma ovviamente mancavano la maggior parte degli ingredienti. Era cattivo, ma lo abbiamo mangiato lo stesso.
Siamo molto bene organizzati in questo accampamento. Abbiamo l’acqua, anche acqua potabile e siamo lontano dalla città. Questo è anche un lato negativo perché siamo lontani da tutto, dai negozi e dai supermercati: il rischio è di rimanere bloccati. Per ora però semplicemente ci aiutiamo: quando qualcuno va in città compra anche per gli altri. Nonostante la nostra organizzazione abbia tenuto conto di molti aspetti, la situazione non è buona. È difficile tenere pulito. I bambini giocano tutto il tempo nella spiaggia e l’acqua non è abbastanza per pulire tutto. Ci sforziamo ad abituarci e poco a poco lo faremo. Ma fa davvero paura perché ci sono ancora operazioni militari in corso a Khan Yunis. Vediamo in lontananza i carri armati e i soldati, sentiamo gli spari. La paura è di essere colpiti anche solo accidentalmente.
L’imminente invasione a Rafah
Siamo qui perché sappiamo che alla fine Israele farà l’operazione militare a Rafah. Speriamo che l’intervento a Khan Yunis finisca presto. La distruzione causata da Israele a Khan Yunis, una città che era molto bella e aveva edifici donati da altri Paesi arabi, è totale. E offre anche un’anticipazione di quello che accadrà a Rafah. Le persone sono spaventate perché ogni tanto ci sono sparatorie casuali contro gli accampamenti.Come siamo finiti qui, in questo posto cosi spaventoso, ad accamparci? Posto che a Gaza nessun luogo è sicuro, stiamo seguendo le indicazioni e stiamo seguendo il nostro istinto. Ci siamo accampati su un’area agricola, dove non sorgono edifici che possono essere obiettivi, siamo all’altezza di Khan Yunis ma fuori dalla città.
L’appezzamento di terreno su cui ci troviamo è di proprietà di una delle nostre famiglie. Non ci sono infrastrutture dove Hamas si possa nascondere. Solo ci preoccupa una moschea non lontano da qui e ci preoccupano gli spari deliberati, senza un motivo, contro i civili. A questo si aggiunge che essere isolati e soli tra persone conosciute e fidate ha dei vantaggi. Siamo lontani dai ladri. C’è poi una preoccupazione che tutti quelli che stanno negli accampamenti hanno: che ci siano miliziani di Hamas che si nascondono nelle tende vicine e che dunque i bombardamenti di Israele facciano una strage tra tutti quelli che si trovano, disgraziatamente, lì intorno. Tre di noi hanno bisogno di andare avanti e indietro da Rafah per questioni di lavoro: nel mio caso ho bisogno di accesso a internet e alle informazioni. Uno di noi ha bambini piccoli nella tendopoli di Khan Yunis e quando ci sono combattimenti sono spaventati e lui è l’unico che riesce a calmarli. Sta cercando un modo per uscire e andare in Egitto.