Giallo sulla morte del numero 3 di Hamas, Israele: “Lo abbiamo colpito”
dalla nostra inviata Francesca CaferriGERUSALEMME – Israele ha la quasi certezza di aver ucciso in un raid aereo la scorsa settimana, il numero tre di Hamas Marwan Issa, ma si ferma un passo prima di annunciare ufficialmente una morte che, se confermata, sarebbe il colpo più grave inferto alla leadership di Hamas dall’inizio della guerra.
Le voci di una morte del numero due delle operazioni militari del gruppo, e anello di collegamento fra il responsabile militare Mohammed Deif e quello politico Yahya Sinwar sono tornate prepotenti sulla stampa israeliana e su quella araba stamattina, dopo essere iniziate nei giorni scorsi immediatamente dopo il raid condotto sui tunnel di Rafah dove il comandante si sarebbe nascosto. Per il Canale 12 gli israeliani sono certi di averlo ucciso e non lo annuncerebbero perché il corpo sarebbe irraggiungibile sotto le macerie: per altri media sono certi di averlo colpito e ferito ma non della sua morte.
A rafforzare l’ipotesi di un colpo comunque durissimo sono fonti palestinesi rilanci…
GERUSALEMME – Israele ha la quasi certezza di aver ucciso in un raid aereo la scorsa settimana, il numero tre di Hamas Marwan Issa, ma si ferma un passo prima di annunciare ufficialmente una morte che, se confermata, sarebbe il colpo più grave inferto alla leadership di Hamas dall’inizio della guerra.
Le voci di una morte del numero due delle operazioni militari del gruppo, e anello di collegamento fra il responsabile militare Mohammed Deif e quello politico Yahya Sinwar sono tornate prepotenti sulla stampa israeliana e su quella araba stamattina, dopo essere iniziate nei giorni scorsi immediatamente dopo il raid condotto sui tunnel di Rafah dove il comandante si sarebbe nascosto. Per il Canale 12 gli israeliani sono certi di averlo ucciso e non lo annuncerebbero perché il corpo sarebbe irraggiungibile sotto le macerie: per altri media sono certi di averlo colpito e ferito ma non della sua morte.
A rafforzare l’ipotesi di un colpo comunque durissimo sono fonti palestinesi rilanciate dalla stampa araba (il quotidiano Asharq al Awsat a Londra) prima e quindi da quella israeliana: Issa, sostengono, sarebbe stato effettivamente colpito ma le sue condizioni non sono note.
Un giallo destinato a restare tale fino all’annuncio ufficiale, se mai ci sarà: già in passato alcuni dei leader della Jihad islamica e di Hamas che erano stati per morti sono poi ricomparsi (lo stesso Deif), portando dunque gli analisti a seguire la linea della prudenza.
Il dibattito su Issa è lo sfondo dell’ennesima giornata di tensione e di attesa: stasera a Tel Aviv il gabinetto di guerra prima e poi quello di sicurezza (più ampio) si riuniranno per decidere quale mandato dare alla delegazione del Mossad che domani (e non oggi, come annunciato in precedenza) andrà a Doha per riprendere il dialogo con Hamas su una tregua e un possibile scambio di prigionieri. A mediare, ancora una volta, egiziani, qatarini e americani.
Prime aperture di Hamas su tregua e ostaggi. Resta lo scoglio di quali detenuti palestinesi liberare
La trattativa durerà giorni, secondo le stime che si fanno qui, durante i quali non dovrebbe partire la tanto temuta operazione militare su Rafah (città ai confini con l’Egitto dove si sono rifugiati più di un milione di persone in fuga dal resto della Striscia): operazione che Israele reputa necessaria per eliminare i battaglioni residui di militanti di Hamas e che Stati Uniti e Unione europea vogliono fermare temendo un ulteriore peggioramento della crisi umanitaria.
Un bambino su tre nella Striscia soffre la fame secondo le stime dell’Unicef: 31.645 sono morte dall’inizio dell’offensiva israeliana secondo i numeri forniti dal ministero della Salute controllato da Hamas, quasi 72mile sono state ferite.