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La nipote di Krusciov: “Dopo le elezioni Putin diventerà ancora più paranoico. I dittatori non indietreggiano mai”

La studiosa di relazioni internazionali della New School di New York: “Lui vince, ma la Russia perde perché la spinge verso l’isolamento globale. Sta dimostrando che siamo i barbari, o possiamo esserlo”
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NEW YORK - "Il sangue chiama altro sangue, e la repressione più repressione". È cupa l’analisi di Nina Krusciova su cosa ci aspetta dopo la rielezione di Putin. La nipote del leader dell’Urss protagonista della crisi dei missili a Cuba con Kennedy, professoressa di Relazioni internazionali alla New School di New York, è convinta di una cosa: "Dai miei studi sul totalitarismo sovietico ho imparato senza alcun dubbio una lezione: i dittatori non indietreggiano mai. Putin diventerà ancora più paranoico".

Lei ha definito le elezioni russe una farsa. Perché?

"Non sono democratiche, violano le regole sui mandati e non c’è alcun vero oppositore che abbia la possibilità di competere. Si tratta solo dell’installazione del sovrano, secondo la forma già adottata dall’Urss. La linea putiniana è che siamo in guerra, bisogna unirsi dietro alla presidenza, chi sgarra va processato".

La comunità internazionale non dovrebbe riconoscerle?

"Il Giappone ha già detto che non lo farà. Poi però serve …

NEW YORK - "Il sangue chiama altro sangue, e la repressione più repressione". È cupa l’analisi di Nina Krusciova su cosa ci aspetta dopo la rielezione di Putin. La nipote del leader dell’Urss protagonista della crisi dei missili a Cuba con Kennedy, professoressa di Relazioni internazionali alla New School di New York, è convinta di una cosa: "Dai miei studi sul totalitarismo sovietico ho imparato senza alcun dubbio una lezione: i dittatori non indietreggiano mai. Putin diventerà ancora più paranoico".

Lei ha definito le elezioni russe una farsa. Perché?

"Non sono democratiche, violano le regole sui mandati e non c’è alcun vero oppositore che abbia la possibilità di competere. Si tratta solo dell’installazione del sovrano, secondo la forma già adottata dall’Urss. La linea putiniana è che siamo in guerra, bisogna unirsi dietro alla presidenza, chi sgarra va processato".

La comunità internazionale non dovrebbe riconoscerle?

"Il Giappone ha già detto che non lo farà. Poi però serve un piano B, che ancora non è emerso".

Ha scritto che la morte di Navalny è un avvertimento ai nemici.

"Non so se l’ordine sia venuto da Putin, ma il suo trattamento era una condanna a morte e il Cremlino è colpevole. Ora Navalny è un martire, ma Putin lo ha tolto di mezzo, chiarendo che non tollera opposizione".

Cosa farà, dopo la scontata vittoria elettorale?

"Dirà che ha ricevuto l’approvazione per proseguire la sua politica, ma non sapremo mai il vero risultato. Se gli serve che prenda il 95%, diranno che ha preso il 95%: non c’è modo di verificare".

Il Levada Center sostiene che il 56% dei russi vorrebbe un negoziato sull’Ucraina.

"Ora la percentuale è scesa al 52%, ma fra i giovani fino a 25 anni è del 73%, mentre tra 25 e 39 anni è 60%. Le generazioni future non vogliono la guerra, solo i vecchi sono favorevoli".

La popolarità di Vladimir è davvero all’80%?

"Se in Russia uno ti chiama e ti chiede se sostieni Putin, tu cosa rispondi?".

Cosa succede nella società?

"Il Paese è enorme, dipende da dove vai. L’ho girato tutto negli ultimi sei mesi. Nelle città il sostegno è basso, anche se nei cinema di San Pietroburgo proiettano Oppenheimer e Barbie per dare un senso di normalità. Nelle campagne, in Siberia, è più alto, perché con l’economia di guerra stanno riaprendo fabbriche chiuse dal 1991. In un villaggio vicino Omsk ho visitato un beauty salon, proprio così, con l’insegna in inglese, dove due donne facevano il botox. Una mi ha detto che il marito era morto in guerra, e lei doveva farsi bella per il prossimo. Le ho chiesto: cosa pensi della guerra? Risposta: l’Occidente vuole conquistarci, dobbiamo difendere la patria. E cosa pensi delle elezioni? Putin è stato troppo al potere, ma non c’è alternativa".

Perché l’economia è sopravvissuta alle sanzioni?

"È l’effetto Stalingrado. La decisione di Putin di andare in guerra è stata delirante, pensava di vincere in cinque secondi. Ma è stata sbagliata anche la narrativa occidentale secondo cui sarebbe caduto in cinque secondi. In Russia è sempre così. Le cose iniziano in maniera disfunzionale, ma poi davanti alla prospettiva della sconfitta strategica e la punizione collettiva si trova il modo di raddrizzarle".

Cosa si aspetta nei prossimi sei anni?

"Putin userà la retorica dei carri armati occidentali ai confini della Russia per giustificare la prosecuzione della linea. I miei studi sul totalitarismo russo e sovietico suggeriscono che continuerà la politica attuale, ma in forma peggiore. Nessun dittatore rallenta per il sollievo di essere stato confermato. Il sangue porta altro sangue e la repressione più repressione. La paranoia di Putin non si allevierà. Avrà ancora più paura di quelli che gli stanno intorno e del popolo. Il funerale di Navalny è stato un momento molto negativo, perché pensava di avere il controllo assoluto delle emozioni, e invece ha dimostrato che l’insoddisfazione è potenzialmente gigantesca".

Quanto è solida la sua presa sulla nomenklatura?

"È probabile che dopo le elezioni ci sarà un nuovo governo. Il premier Mishustin non è mai andato in mimetica al fronte, perché deve preoccuparsi di far andare avanti il Paese, e ciò mette in dubbio la sua lealtà. È possibile che queste figure siano rimpiazzate con persone più fedeli ma meno professionali, e ciò potrebbe provocare problemi economici che faranno avvertire il peso della guerra anche nelle città".

L’Occidente deve continuare ad armare l’Ucraina?

"A quale fine? Il problema è avere una linea politica, un piano, oltre alle dichiarazioni politiche".

Dobbiamo prepararci a quella che ha chiamato "guerra per sempre"?

"La Russia non vince, ma neppure l’Ucraina".

È necessario il negoziato?

"Ci sarà. Più dura la guerra senza dialogo e peggio sarà per tutti. Ma per l’Occidente ora la posta è troppo alta, forse bisognerà aspettare il dopo Putin".

Se vincerà attaccherà l’Europa?

"Non credo che fosse la sua idea, che lo abbia pianificato o che possa farlo, ma la retorica dello scontro con l’Occidente gli ha dato un messaggio che all’inizio dell’invasione non aveva".

Teme l’uso delle armi nucleari?

"Putin è delirante sulla storia russa e il futuro del Paese come civiltà sovrana unica, ma è pragmatico sul terreno. Non minaccia le armi atomiche come soluzione tattica della guerra, ma elemento di difesa se qualcosa colpisse la Russia".

Teme che Trump scarichi l’Ucraina?

"Credo che neanche lui sappia oggi cosa farebbe, se fosse rieletto".

Zelensky ha denunciato i filo-putiniami in Italia.

"In ogni Paese ci sono politici convinti che dare più armi all’Ucraina non sconfigga la Russia e molti cercano di manipolarli. Non ho dubbi che esistano in Italia, alcuni li conosco".

Lei ha detto che Putin vince e la Russia perde. Perché?

"Lui vince le elezioni, ma la Russia perde perché la spinge verso un isolamento globale che non appartiene al Paese. Sta dimostrando che siamo i barbari, o possiamo esserlo".

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