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Trattativa dura tra Biden e Netanyahu sull’operazione militare a Rafah

(afp)
Il leader Usa chiama il premier: “Serve una strategia sostenibile”. Nuovi negoziati a Doha Raid dell’Idf ad al Shifa “Catturate decine di terroristi”
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Il consigliere per la Sicurezza nazionale americano, Jake Sullivan, spiega che cosa si sono detti ieri al telefono il presidente Biden e l’israeliano Netanyahu – che non si sentivano dal 15 febbraio e anche questo fa capire che fra i due tira un’aria pessima. C’è un grande disaccordo sull’invasione di terra israeliana, non ancora avvenuta, della città palestinese di Rafah nel Sud di Gaza. Il primo ministro israeliano sostiene che l’operazione prima o poi comincerà perché è inevitabile. Chi critica l’invasione di Rafah, dice, è contro la sconfitta di Hamas.

L’Amministrazione Biden, annuncia Sullivan, è stanca di questo falso argomento: si può volere la sconfitta di Hamas e al tempo stesso essere contro l’invasione di Rafah. L’operazione sarebbe un errore, porterebbe ad ancora più morti fra i civili palestinesi, aggraverebbe la crisi umanitaria, aumenterebbe il livello di anarchia dentro Gaza e accrescerebbe l’isolamento internazionale di Israele, dice Sullivan.

«Gli stessi obiett…

Il consigliere per la Sicurezza nazionale americano, Jake Sullivan, spiega che cosa si sono detti ieri al telefono il presidente Biden e l’israeliano Netanyahu – che non si sentivano dal 15 febbraio e anche questo fa capire che fra i due tira un’aria pessima. C’è un grande disaccordo sull’invasione di terra israeliana, non ancora avvenuta, della città palestinese di Rafah nel Sud di Gaza. Il primo ministro israeliano sostiene che l’operazione prima o poi comincerà perché è inevitabile. Chi critica l’invasione di Rafah, dice, è contro la sconfitta di Hamas.

L’Amministrazione Biden, annuncia Sullivan, è stanca di questo falso argomento: si può volere la sconfitta di Hamas e al tempo stesso essere contro l’invasione di Rafah. L’operazione sarebbe un errore, porterebbe ad ancora più morti fra i civili palestinesi, aggraverebbe la crisi umanitaria, aumenterebbe il livello di anarchia dentro Gaza e accrescerebbe l’isolamento internazionale di Israele, dice Sullivan.

«Gli stessi obiettivi possono essere raggiunti con altri mezzi». Per questo motivo, il presidente americano ha chiesto a Netanyahu di inviare a Washington una squadra di esperti israeliani per discutere che cosa fare e come eliminare leader chiave di Hamas a Rafah e l’altro ha accettato. Se non altro la telefonata ottiene un risultato: guadagnare tempo prima dell’invasione della città, che in ogni caso non potrebbe partire perché al momento nella Striscia di Gaza non ci sono abbastanza battaglioni israeliani.

Sullivan ha dichiarato, nella stessa conferenza stampa, che una settimana fa Israele ha ucciso con un bombardamento Marwan Issa, vice di Mohammed Deif, il capo militare di Hamas dentro Gaza che ha organizzato l’attacco dentro Israele del 7 ottobre. Non c’erano ancora conferme ufficiali perché le bombe avevano colpito un tunnel dove si nascondeva Issa e lo avevano reso inaccessibile. È probabile che l’intelligence americana abbia intercettato delle comunicazioni di Hamas che hanno confermato la morte del leader. È il più alto in grado del gruppo palestinese ucciso dopo il 7 ottobre.

Ieri notte alle due e mezza l’esercito israeliano ha lanciato un’operazione massiccia contro l’ospedale di al Shifa a Gaza City, come aveva fatto a novembre. Le fonti palestinesi dicono che ci sono stati incendi in diversi edifici del complesso e che i soldati israeliani hanno prima circondato il perimetro dell’ospedale con carri armati e cecchini e poi hanno fatto irruzione all’interno. Segnalano che ci sono stati morti e feriti, ma il loro numero non è chiaro. I soldati avrebbero ritirato i telefoni dei medici e dei pazienti e avrebbero ordinato a tutti di evacuare in direzione Ovest, quindi verso la strada al Rashid che costeggia il mare a meno di un chilometro di distanza.

L’Idf ha annunciato di avere arrestato duecento persone nell’operazione e di avere ucciso negli scontri a fuoco dentro all’ospedale venti uomini di Hamas, incluso Faiq Mahbou, comandante dei servizi di sicurezza del gruppo. Il fratello di Mahbouh, Mohammed, era stato assassinato in un’operazione del Mossad a Dubai quattordici anni fa. Per Sullivan la nuova operazione dentro al Shifa «è un esempio del fatto che Israele non ha una strategia sostenibile per prevenire il caos e il ritorno di Hamas a Gaza».

Il capo del Mossad, David Barnea, è arrivato ieri a Doha in Qatar per l’ennesimo round di negoziati con Hamas, che potrebbe durare settimane. Le decisioni non spettano alla delegazione palestinese che vive a Doha, ma al leader di Hamas dentro Gaza, Yahya Sinwar. E i corrieri palestinesi hanno bisogno ogni volta di ventiquattro/trentasei ore per eludere la sorveglianza israeliana dentro Gaza, raggiungere il leader e tornare con una risposta.

Sempre ieri, un rapporto delle Nazioni Unite ha avvertito che un milione di palestinesi a Gaza rischia di morire di fame e il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, ha dichiarato che Israele «usa la fame come un’arma di guerra».

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