Israele, la corsa dei civili ad armarsi: dal 7 ottobre 100 mila nuovi permessi. E la destra plaude
di Rossella TercatinGERUSALEMME – Un cielo stellato, l’immagine di una pistola e un numero, 100mila, corredato dallo slogan “Israele si arma!”. Questo lo sfondo di fronte a cui Itamar Ben-Gvir, Ministro per la Sicurezza nazionale israeliano e leader del partito di estrema destra Potere Ebraico, ha annunciato il raggiungimento di un traguardo che gli stava particolarmente a cuore: la concessione, a partire dal 7 ottobre, di 100mila nuovi permessi per girare armati.
“Negli ultimi mesi abbiamo visto quanto un’arma salvi vite umane”, ha affermato Ben Gvir, aggiungendo che l’attacco di Hamas nel sud di Israele ha avuto conseguenze meno devastanti dove i civili sono stati in grado di proteggersi.
Secondo i dati condivisi durante la conferenza stampa alla Knesset, quasi 300mila cittadini hanno presentato domanda per ottenere il porto d’armi negli ultimi mesi.
Anche prima del 7 ottobre, in Israele, non era raro che i civili portassero armi, anche perché la maggior parte degli uomini è addestrata a us…
GERUSALEMME – Un cielo stellato, l’immagine di una pistola e un numero, 100mila, corredato dallo slogan “Israele si arma!”. Questo lo sfondo di fronte a cui Itamar Ben-Gvir, Ministro per la Sicurezza nazionale israeliano e leader del partito di estrema destra Potere Ebraico, ha annunciato il raggiungimento di un traguardo che gli stava particolarmente a cuore: la concessione, a partire dal 7 ottobre, di 100mila nuovi permessi per girare armati.
“Negli ultimi mesi abbiamo visto quanto un’arma salvi vite umane”, ha affermato Ben Gvir, aggiungendo che l’attacco di Hamas nel sud di Israele ha avuto conseguenze meno devastanti dove i civili sono stati in grado di proteggersi.
Secondo i dati condivisi durante la conferenza stampa alla Knesset, quasi 300mila cittadini hanno presentato domanda per ottenere il porto d’armi negli ultimi mesi.
Anche prima del 7 ottobre, in Israele, non era raro che i civili portassero armi, anche perché la maggior parte degli uomini è addestrata a usarle avendo prestato servizio di leva (non però lo stesso Ben Gvir, che a 18 anni fu respinto dall’esercito per le sue posizioni radicali, e gira comunque con una pistola).
Durante l’attacco di Hamas, in tantissimi si sono ritrovati a combattere contro i terroristi con pistole e fucili recuperati in fretta e furia dalle armerie di kibbutzim, prese in prestito da soldati feriti o uccisi o, appunto, regolarmente detenute. E dal 7 ottobre si sono moltiplicate e riorganizzate le cosiddette squadre di pronto intervento in villaggi e comunità, addestrate per agire in attesa o a fianco delle forze dell’ordine in caso di emergenza. Il 7 ottobre, proprio l’esistenza e l’effettiva capacità di questi gruppi di respingere l’attacco ha spesso fatto la differenza.
Quello di allentare le regole per la detenzione del porto d’armi è stato un pallino di Ben Gvir sin da quando è stato nominato Ministro della Sicurezza Nazionale. Nelle scorse settimane, il quotidiano israeliano Haaretz ha rivelato che però diverse migliaia di questi permessi sarebbero stati approvati senza seguire l’iter appropriato (14mila secondo dati del Ministero della Giustizia citati dal giornale), compresi alcuni concessi ad alleati politici di Ben Gvir firmati – senza alcuna autorità per farlo - dal suo consigliere David Bavli.
Sin dall’entrata in carica dell’attuale governo nel dicembre 2022, Ben Gvir è considerato la sua figura più controversa, e le sue posizioni estremiste hanno spesso messo in difficoltà anche lo stesso Primo Ministro Benjamin Netanyahu, incluso in quello che rappresenta il dramma più profondo che sta attraversando la società israeliana, la vicenda degli ostaggi. Sono ancora oltre 130 i prigionieri a Gaza (una trentina dei quali non più in vita). Nelle scorse settimane, il leader di Potere Ebraico ha più volte minacciato di uscire dal governo, se fosse stato accettato un accordo per il loro rilascio a condizioni giudicate troppo morbide. Proprio l’influenza dei partiti di estrema destra (oltre a quello di Ben Gvir, anche il Partito Sionista Religioso di Bezalel Smotrich,) è stata ripetutamente denunciata da tanti alleati internazionali, americani in primis, che hanno spesso auspicato nuove elezioni. In cui tuttavia, secondo i sondaggi, se la destra nel complesso emergerebbe in netto calo, Ben Gvir potrebbe portare a casa anche più dei sei parlamentari su 120 su cui può contare attualmente.