Tutti i danni della Brexit all’economia britannica: meno Pil, più interessi sul debito, più disoccupazione
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - “Il Regno Unito pare senza scampo dai danni senza fine della Brexit”. Ancora oggi, l’uscita dalla Ue infiamma dibattiti tra gli esperti e scontri tra politici oltremanica. Ora però Bloomberg ha pubblicato una lunga e impietosa analisi sui continui disagi che la Brexit starebbe provocando all’economia britannica, nonostante siano passati quasi 8 anni dal referendum che ha sancito l’addio di Londra all’Unione Europea.
Del resto, scrive Bloomberg, i segnali c’erano tutti sin dall’enorme deprezzamento della sterlina, di circa il 13%, nella prima settimana post referendum. Il problema, secondo l’analisi in questione, è che le conseguenze della Brexit non scemano, “anche perché il Regno Unito è sempre stato il più grande bene…
LONDRA - “Il Regno Unito pare senza scampo dai danni senza fine della Brexit”. Ancora oggi, l’uscita dalla Ue infiamma dibattiti tra gli esperti e scontri tra politici oltremanica. Ora però Bloomberg ha pubblicato una lunga e impietosa analisi sui continui disagi che la Brexit starebbe provocando all’economia britannica, nonostante siano passati quasi 8 anni dal referendum che ha sancito l’addio di Londra all’Unione Europea.
Del resto, scrive Bloomberg, i segnali c’erano tutti sin dall’enorme deprezzamento della sterlina, di circa il 13%, nella prima settimana post referendum. Il problema, secondo l’analisi in questione, è che le conseguenze della Brexit non scemano, “anche perché il Regno Unito è sempre stato il più grande beneficiario della Ue in termini di Pil, occupazione, investimenti, private equity, debito. Ma tutti questi superlativi sono svaniti proprio con l’uscita dall’Unione”.
Il report dell’agenzia di stampa americana è pieno di dati e analisi. Per esempio, “sul mercato pubblico di equity in borsa, la Ue sta vivendo il suo picco dal 2019. La media di bonus e incentivi che gli investitori prevedono per profitti futuri è oggi nell’eurozona di circa il 25% più alta rispetto al Regno Unito. Tra 2006 e 2019 questa cifra era invece pari a zero, segno che all’epoca gli investitori non segnalavano differenze nelle prospettive tra Uk e Ue”.
“Dunque, altro che le supposte catene burocratiche dell’Unione Europea”, continua amaro lo studio di Bloomberg, “l’economia della Ue cresce del 2,3% in più su base annuale rispetto al Regno Unito. E se si cumulano i dati dal 2016, il Pil medio dell’Unione è cresciuto del 24% confrontato con il 6% di Londra. Nei dieci anni precedenti al referendum sulla Brexit, invece, il Prodotto Interno Lordo medio della Ue aveva arrancato di 12 punti rispetto a Uk”.
Sempre secondo le stime Bloomberg, il Pil britannico crescerà nel 2024 dello 0,4% e dell’1,2% nel 2025. Dati inferiori a quelli di 24 su 27 Paesi dell’Unione Europea. Mentre se si considera il Pil pro capite, anche in questo caso arrivano brutte notizie per i britannici: dal 2016 in Ue questo è cresciuto complessivamente del 19% in più rispetto al Regno Unito. E pensare che dal 2000 al 2016, il resto dell’Unione Europea invece era dietro ai britannici di circa il 6% complessivo, in questa speciale classifica.
Ma la lista continua. Se si prende per esempio il tasso di disoccupazione, tra il 2011 e il 2015 quello della Ue era cresciuto dall’1,3% al 4,6% in più rispetto al Regno Unito. Dopo la Brexit, questo valore di confronto con Uk è iniziato a scendere, fino al 2,9%. Infine, per quanto riguarda le emissioni di titoli di stato, nel 2023 il Regno Unito ha pagato il 2% di interessi in più rispetto alla media dei Paesi dell’eurozona. E “le aziende europee incluse nel Bloomberg Eurozone Index sono cresciute dell’86% dal 2016, mentre le azioni di quelle britanniche si sono fermate a un +46%”. Il problema, secondo Bloomberg, è che oramai nessuno nel Regno Unito si azzarda più a dire di voler cambiare la Brexit o tornare in Ue, tantomeno il Labour strafavorito alle elezioni di quest’anno.