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L’Ue lancia l’allarme: “Pericolo di guerra, prepariamo i civili”

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Oggi il Consiglio discuterà di come finanziare i nuovi investimenti per la Difesa
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Bruxelles -L’Europa si deve preparare alla guerra. Già nei giorni scorsi un appello così drammatico era stato lanciato da alcuni premier e dall’Alto Rappresentante Ue, Josep Borrell. Adesso però c’è un salto di qualità. Perché nella bozza del documento con cui si dovrebbe chiudere il Consiglio europeo che prende il via oggi, spunta addirittura un programma d’emergenza proprio in caso di attacco bellico. Nel testo si sottolinea la necessità «imperativa» di mettere a punto un piano per una «preparazione militare-civile rafforzata nonché coordinata» e di una «gestione strategica delle crisi nel contesto dell’evoluzione del panorama delle minacce».

E non si tratta di un equivoco, perché l’invito viene inserito proprio nella parte «militare» del documento. Il consiglio europeo, dunque, invita la Commissione e l’Alto Rappresentante, a mettere in campo «azioni per rafforzare la preparazione e la risposta alle crisi a livello dell’Ue in un approccio che tenga conto di tutti i rischi e di tut…

Bruxelles -L’Europa si deve preparare alla guerra. Già nei giorni scorsi un appello così drammatico era stato lanciato da alcuni premier e dall’Alto Rappresentante Ue, Josep Borrell. Adesso però c’è un salto di qualità. Perché nella bozza del documento con cui si dovrebbe chiudere il Consiglio europeo che prende il via oggi, spunta addirittura un programma d’emergenza proprio in caso di attacco bellico. Nel testo si sottolinea la necessità «imperativa» di mettere a punto un piano per una «preparazione militare-civile rafforzata nonché coordinata» e di una «gestione strategica delle crisi nel contesto dell’evoluzione del panorama delle minacce».

E non si tratta di un equivoco, perché l’invito viene inserito proprio nella parte «militare» del documento. Il consiglio europeo, dunque, invita la Commissione e l’Alto Rappresentante, a mettere in campo «azioni per rafforzare la preparazione e la risposta alle crisi a livello dell’Ue in un approccio che tenga conto di tutti i rischi e di tutta la società, in vista di una futura strategia di prontezza».

Insomma, la guerra in Ucraina è sempre più vicina e l’Ue si sente in pericolo. O meglio, inizia a contemplare la possibilità che il conflitto varchi i confini dell’Unione europea. Come aveva detto Borrell, «si vis pacem, para bellum». È vero che alcuni Stati, tra cui l’Italia, stanno esprimendo perplessità su questo punto richiamando la competenza nazionale della Difesa. Ma solo la presenza di una esortazione del genere fa ben capire quanto la tensione stia salendo. E quanto le minacce russe stiano sortendo effetti.

Buona parte del summit europeo, infatti, sarà dedicato all’Ucraina e a come potenziare la capacità di difesa dell’Unione. E per la prima volta - con tutti i dubbi di alcuni partner tra cui la Germania - si parla esplicitamente di un nuovo debito pubblico, dopo il Recovery Fund, proprio per finanziare il settore militare.

Nella bozza, le critiche di Berlino e dei cosiddetti “frugali” del nord come l’Olanda hanno fatto togliere la formula «soluzioni innovative», considerata troppo «generica» e quindi esposta a una discrezionalità interpretativa. Però c’è un passaggio ulteriore - proprio come avvenuto in occasione del NextGenerationEu - che lascia aperta la porta agli Eurobond.

Il Consiglio europeo chiederà alla Commissione di studiare un ventaglio di proposte, compresa l’emissione di nuovo debito comune, da presentare al vertice di giugno. Dopo le elezioni europee, dunque, si tornerà sull’argomento e il confronto avverrà anche sulla base della temuta controffensiva del Cremlino.

Il nodo di come finanziare la difesa, però, resta. Tanto che ieri è stata presentata la proposta - che verrà discussa oggi dai leader - di utilizzare i proventi dei beni russi congelati in Europa - oltre tre miliardi - per irrobustire l’Epf, l’European Peace facility: ovvero il fondo utilizzato in questi mesi per comprare e produrre armi da destinare a Kiev. Su questo punto, però, ci sono due problemi.

La minaccia dell’Ungheria di Orbán - ormai una specie di quinta colonna di Putin nell’Ue - di porre il veto e la difficoltà dei cosiddetti Paesi “neutrali” (Malta, Austria, Irlanda) ad accettare questa soluzione. Budapest si nasconde dietro la richiesta di «un cessate il fuoco» senza però specificare le condizioni.

La Russia, quindi, calamiterà il dibattito in Consiglio. Nel quale si discuteranno anche le contromisure per le elusioni delle sanzioni economiche contro Mosca. Una cifra che si aggira intorno ai dieci miliardi l’anno. L’Ue sta poi valutando i dazi sui prodotti agricoli russi. L’Italia deve studiare questa ipotesi in relazione alle importazioni di grano. Ma si tratta di una misura in grado di rientrare nel pacchetto di agevolazioni per gli agricoltori predisposto dopo le recenti proteste.

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