Lollobrigida e la svolta di FdI: “Il bis di Von der Leyen? La apprezziamo, si è allontanata dai socialisti”
dal nostro inviato Lorenzo De CiccoSUBIACO — Forza Ursula. Per Matteo Salvini, von der Leyen è tra «i responsabili del disastro Ue», come ripeterà domani dalla convention leghista di Roma. A sentire Francesco Lollobrigida, invece, la presidente della Commissione Ue va «apprezzata». Perché ha saputo «prendere le distanze dai socialisti su diversi temi» e ha «capito il messaggio di Giorgia Meloni» sull’Africa. Con la popolare tedesca quindi ci sarebbero «i presupposti per un futuro in Europa che veda il centrodestra protagonista».
Il ministro dell’Agricoltura parla con Repubblica mentre è a spasso nella sua Subiaco. La cittadina di San Benedetto è agghindata a festa, in piena ricorrenza patronale. Il colonnello di FdI sguscia …
SUBIACO — Forza Ursula. Per Matteo Salvini, von der Leyen è tra «i responsabili del disastro Ue», come ripeterà domani dalla convention leghista di Roma. A sentire Francesco Lollobrigida, invece, la presidente della Commissione Ue va «apprezzata». Perché ha saputo «prendere le distanze dai socialisti su diversi temi» e ha «capito il messaggio di Giorgia Meloni» sull’Africa. Con la popolare tedesca quindi ci sarebbero «i presupposti per un futuro in Europa che veda il centrodestra protagonista».
Il ministro dell’Agricoltura parla con Repubblica mentre è a spasso nella sua Subiaco. La cittadina di San Benedetto è agghindata a festa, in piena ricorrenza patronale. Il colonnello di FdI sguscia tra bancarelle di porchetta e di salame di cervo, tra arrosticini rigorosamente non sintetici. Una processione di compaesani gli stringe la mano, chiede selfie, gli sussurra: «Checco, fatte dà un bacetto». «A Subiaco FdI ha il 44%», gongola lui. San Benedetto è anche il patrono d’Europa e con questo escamotage qui si è radunato lo stato maggiore dei Conservatori Ue, la famiglia dei sovranisti di Bruxelles che Meloni vorrebbe traghettare al governo continentale, dopo il voto di giugno, sotto l’ala di von der Leyen.
Certo, sentendo i ragionamenti degli alleati approdati sui monti Simbruini, si capisce che i ranghi non siano serratissimi, dentro i Conservatori. I polacchi del Pis si professano subito «scettici» sull’ingresso nel gruppo di Viktor Orbán (ingresso auspicato invece da Meloni), i francesi di Reconquête non vogliono saperne di un avvicinamento di Marine Le Pen e i neo-franchisti di Vox mettono a verbale: «Noi Ursula non la votiamo». E ce n’è pure per FdI, perché dopo la lectio magistralis sul palco, l’ex presidente del Senato, Marcello Pera, oggi parlamentare dei Fratelli, si lascia un po’ andare: «I sondaggi non vanno più così bene, Meloni è brava, ma manca la classe dirigente. Io toglierei la fiamma».
Lollobrigida però guarda alle Europee. È ancora convinto che all’Eurocamera possa nascere una maggioranza senza Pse, anche se al grosso degli analisti appare impossibile: «I socialisti sono i maggiori responsabili del decadimento dell’Europa, spero che gli elettori lo capiscano», dice il cognato della premier. In ogni caso a von der Leyen, sostiene, andrebbe riconosciuto un merito: essersi sganciata su alcuni temi dal Pse, come sui migranti, sponsorizzando i patti di Meloni con Saied in Tunisia e Al Sisi in Egitto. Ursula è ancora il piano A dei Conservatori, per la Commissione Ue? «Meloni – risponde Lollobrigida – è riuscita a guidare alcuni processi, come l’interazione con l’Africa, e ho apprezzato che von der Leyen abbia capito questo messaggio, rinunciando a scelte che erano condizionate spesso dai socialisti. Ha accompagnato il percorso italiano, rendendolo europeo. Quindi ci sono i presupposti di un futuro in Europa che veda l’area del centrodestra riconosciuta come l’unica che può rendere l’Ue più forte e competitiva».
Certo, i Conservatori dovranno trovare una bussola. Lollobrigida non si sbilancia sull’ingresso di Orbán, «intanto vediamo chi c’è adesso, non intrattengo io i rapporti con gli altri leader e non mi occupo di Ungheria», taglia corto. E pure su Le Pen svicola. Quanto alle sortite putiniane di Salvini, evitando accuratamente di nominare il vice-premier ci tiene a dire che la linea dei Conservatori «è chiarissima: la guerra di aggressione della Russia all’Ucraina è un problema sì per gli ucraini ma è un problema per tutti gli europei. E la resistenza degli ucraini vale per loro e vale per noi». Senza strizzate d’occhio a Mosca.