Più brigate e più armi russe: la Nato si interroga sui piani del ministro Shojgu
di Gianluca Di FeoPiù reparti, più proiettili, più bombe. Da tre giorni il ministro della Difesa Sergej Shojgu magnifica i piani per la crescita dell’armata russa. Una raffica di riunioni, visite e discorsi cominciata proprio all’indomani della rielezione di Vladimir Putin, che intelligence e comandi occidentali stanno cercando di interpretare per capire quali siano gli orientamenti di Mosca. L’unica certezza è che il Cremlino intende proseguire nel potenziamento delle sue forze, cercando di concentrarle su due fronti: il conflitto in Ucraina e la risposta all’espansione della Nato nel Baltico.
Il dilemma della mobilitazione
“Entro la fine dell’anno – ha dichiarato mercoledì Shojgu – intendiamo formare due corpi d’armata e trenta unità, incluse quattordici divisioni e sedici brigate”. Se si trattasse di formazioni create dal nulla, richiederebbero come minimo 220 mila uomini: una quantità di personale che non può essere raccolta con l’arruolamento di volontari. L’unica maniera di alimentare così tante …
Più reparti, più proiettili, più bombe. Da tre giorni il ministro della Difesa Sergej Shojgu magnifica i piani per la crescita dell’armata russa. Una raffica di riunioni, visite e discorsi cominciata proprio all’indomani della rielezione di Vladimir Putin, che intelligence e comandi occidentali stanno cercando di interpretare per capire quali siano gli orientamenti di Mosca. L’unica certezza è che il Cremlino intende proseguire nel potenziamento delle sue forze, cercando di concentrarle su due fronti: il conflitto in Ucraina e la risposta all’espansione della Nato nel Baltico.
Il dilemma della mobilitazione
“Entro la fine dell’anno – ha dichiarato mercoledì Shojgu – intendiamo formare due corpi d’armata e trenta unità, incluse quattordici divisioni e sedici brigate”. Se si trattasse di formazioni create dal nulla, richiederebbero come minimo 220 mila uomini: una quantità di personale che non può essere raccolta con l’arruolamento di volontari. L’unica maniera di alimentare così tante brigate e divisioni sarebbe una nuova mobilitazione, con una seconda leva obbligatoria di giovani dopo quella dell’autunno 2022.Molti esperti di politica russa tendono a escluderla, perché si tratterebbe di una misura estremamente impopolare: il livello di caduti è altissimo e rischierebbe di minare il consenso per il Cremlino. Allo stesso tempo, gli analisti militari fanno notare che se Mosca vuole organizzare un’offensiva per piegare la resistenza di Kiev ha bisogno di altri soldati, da mandare all’assalto nell’estate o da addestrare per ripianare in autunno le perdite di un attacco su larga scala. E sottolineano come in questo momento, senza più appuntamenti elettorali, Putin potrebbe anche essere disposto a decidere un provvedimento malvisto dalla popolazione pur di chiudere la partita in Ucraina entro il 2025.
Le nuove unità
L’Institute for the Study of War legge le parole di Shojgu come una sorta di riassunto del processo di crescita dell’esercito, senza particolari innovazioni: rispetto alle trasformazioni decise nel gennaio 2023 con l’ingresso dei coscritti, ci sarebbero soltanto due nuove divisioni da allestire nei prossimi mesi, ciascuna con un organico compreso tra 9 e 20 mila uomini. Più complesso decifrare la natura dei due corpi d’armata. Il ministro ha citato il decreto presidenziale che un mese fa che ha istituito due nuovi distretti militari: quello di Mosca e quello di Leningrado, chiamato proprio con il vecchio nome sovietico della città. Lo scorso anno sono già stati creati due corpi d’armata – il diciottesimo e il venticinquesimo – destinati alle operazioni in Ucraina, che hanno partecipato ai combattimenti nel Donbass. Adesso se ne sta formando un altro – il quarantaquattresimo – dipendente dal neonato distretto di Leningrado: si ritiene che avrà sede a Petrozavodsk, non lontano dal confine finlandese, e arriverà a contare non meno di 40 mila militari divisi in due-tre unità di manovra. L’obiettivo è rispondere all’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato, che rendono la Russia inferiore nel Baltico in tutti i settori. Lo si è visto anche nelle esercitazioni che l’Alleanza sta conducendo in questi giorni in Norvegia – chiamate Steadfast Defender - con l’esordio della nuova portaerei britannica “Prince of Wales” e la presenza della portaerei italiana “Garibaldi”: contrariamente a quanto avvenuto in passato, non ci sono stati finora movimenti delle navi di Mosca per replicare al wargame. L’ambizione del Cremlino è fondere sotto un unico comando la flotta del Baltico e quella del Nord, molto più agguerrita perché destinata alla sfida nell’Atlantico: si tratta di scenari molto diversi, in un’area vastissima che va da Kaliningrad all’Artico. E in assenza di rinforzi, l’operazione rischia di dare grandi numeri sulla carta ma tradursi nella realtà in un somma di debolezze. Anche la fanteria di marina di queste flotte è stata spedita negli scorsi mesi a tappare le falle in prima linea, lasciando sul terreno uomini e veicoli, e lo stesso è accaduto alle batterie contraeree mobili.
La flottiglia del Dnipro
Nei discorsi di Shojgu sono emersi anche elementi concreti sulla postura delle truppe in Ucraina. Ad esempio, ha annunciato la nascita di una flottiglia fluviale del Dnipro: un’unità che esisteva dai tempi degli Zar ed stata sciolta solo con il crollo dell’Urss. Si tratta di motovedette e imbarcazioni speciali per tentare di prendere il controllo del fiume, che oggi segna la linea del fronte meridionale: i marines di Kiev mantengono da mesi una testa di ponte sulla riva orientale, che i russi finora non sono riusciti a debellare. Ci sarebbe poi una nuova divisione di fanteria motorizzata, la cui consistenza non è chiara. Molti dei reparti mandati sul campo lo scorso anno sono stati equipaggiati con mezzi corazzati della Guerra Fredda, prelevati dai colossali depositi sovietici e revisionati inserendo alcuni apparati moderni dalle officine statali: questa scorta gigantesca di carri e blindati però si esaurirà nei prossimi mesi. Si tratta di un fattore che rischia di condizionare tutti i piani di Mosca: attualmente non ne vengono costruiti in quantità sufficiente per ripianare le perdite.
Il boom delle fabbriche belliche
Il ministro ha comunque sottolineato i progressi dell’industria bellica: “Dopo l’apertura dei nuovi impianti, la produzione è aumentata di due volte e mezzo. Se parliamo delle munizioni per l’artiglieria, la crescita è di ventidue volte”. Secondo le stime dell’intelligence Nato – riportate dalla Cnn – oggi le fabbriche russe sfornano 250 mila colpi per cannone ogni mese: quasi il triplo di quanti ne escano dalle fucine americane ed europee. L’obiettivo del Pentagono è costruirne 100 mila al mese nel prossimo anno. In questo momento le forniture statunitensi a Kiev sono bloccate dall’opposizione repubblicana al Congresso, penalizzando le forze ucraine: si stima che possano sparare duemila colpi al giorno contro i 10 mila dei russi, che ne hanno ricevuti in abbondanza pure dalla Corea del Nord. C’è un altro strumento micidiale che pesa sempre di più sulle battaglie: le bombe d’aereo. Mosca dalla fine del 2022 ha modificato le vecchie Fab, dotandole di ali plananti e sistema di guida satellitare: ora possono colpire con precisione restando fuori della portata della contraerea. Il ruolo di queste armi nella caduta di Avdiivka è stato decisivo: hanno letteralmente spazzato via i palazzi dove si erano appostati i difensori. Ieri Shojgu ha visitato l’impianto che le costruisce e ha annunciato la ripresa della produzione delle Fab-3000 da tre tonnellate, in grado di distruggere pure i bunker sotterranei. Sono state impiegate soltanto durante l’assedio dell’acciaieria di Mariupol ma non si esclude che adesso possano venire trasformate per lanci da lunga distanza: un altro ordigno mostruoso si potrebbe presto aggiungere al catalogo degli orrori di questa guerra.