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Gaza, Russia e Cina bloccano all’Onu la risoluzione Usa per il cessate il fuoco

(reuters)
La risoluzione presentata dagli americani al Palazzo di Vetro affermava che il Consiglio di Sicurezza "determina l’imperativo di un immediato e sostenuto cessate il fuoco".
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New York - Russia e Cina hanno bloccato col veto la risoluzione presentata dagli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che avrebbe aperto la strada al cessate il fuoco a Gaza, mentre il premier israeliano Netanyahu avvertiva il segretario di Stato Blinken che lancerà comunque l’offensiva a Rafah, anche senza il consenso di Washington. La Casa Bianca però resta concentrata sulle mediazioni in corso per evitare l’escalation, con la visita della delegazione israeliana prevista la prossima settimana e i negoziati ripresi ieri a Doha col capo della Cia Burns.

La risoluzione presentata dagli americani al Palazzo di Vetro affermava che il Consiglio di Sicurezza "determina l’imperativo di un immediato e sostenuto cessate il fuoco". Poi chiedeva la liberazione degli ostaggi, esprimeva "profonda preoccupazione per la minaccia di carestia ed epidemie indotte dal conflitto", e perciò enfatizzava l’urgente necessità di aumentare gli aiuti umanitari. Il testo iniziale avvertiva che l’off…

New York - Russia e Cina hanno bloccato col veto la risoluzione presentata dagli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che avrebbe aperto la strada al cessate il fuoco a Gaza, mentre il premier israeliano Netanyahu avvertiva il segretario di Stato Blinken che lancerà comunque l’offensiva a Rafah, anche senza il consenso di Washington. La Casa Bianca però resta concentrata sulle mediazioni in corso per evitare l’escalation, con la visita della delegazione israeliana prevista la prossima settimana e i negoziati ripresi ieri a Doha col capo della Cia Burns.

La risoluzione presentata dagli americani al Palazzo di Vetro affermava che il Consiglio di Sicurezza "determina l’imperativo di un immediato e sostenuto cessate il fuoco". Poi chiedeva la liberazione degli ostaggi, esprimeva "profonda preoccupazione per la minaccia di carestia ed epidemie indotte dal conflitto", e perciò enfatizzava l’urgente necessità di aumentare gli aiuti umanitari. Il testo iniziale avvertiva che l’offensiva a Rafah "non dovrebbe procedere nelle correnti circostanze", ma poi è stato aggiornato dichiarando che "risulterebbe in ulteriori danni ed evacuazioni per i civili, potenzialmente verso paesi vicini, e avrebbe serie implicazioni per la pace e la sicurezza regionale".

Le ragioni del veto

Russia e Cina hanno votato contro, esercitando il potere di veto. Mosca ha spiegato la sua opposizione accusando Washington di ipocrisia, perché invece di chiedere l’immediato cessate il fuoco, ha adottato la formula dell’imperativo. Pechino ha aggiunto che se gli americani fossero stati seri, non avrebbero bloccato con il veto tre risoluzioni precedenti che domandavano la tregua. Gli Usa hanno risposto che Russia e Cina hanno preferito mettere il loro tornaconto politico davanti alla soluzione della crisi, sottolineando che il linguaggio delle risoluzioni precedenti era inaccettabile perché non condannava l’attacco di Hamas del 7 ottobre e non vincolava la tregua alla liberazione degli ostaggi. Dunque le rivalità tra le grandi potenze col potere di veto hanno bloccato ancora una volta l’Onu.

I dieci membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza hanno scritto una nuova risoluzione, che verrà votata oggi, ma l’ambasciatrice americana Thomas-Greenfield ha già detto che non è sufficiente, perché darebbe ad Hamas la possibilità di raggruppare le sue forze e lo spingerebbe a rifiutare l’accordo per il cessate il fuoco in corso di negoziazione. Ieri il capo della Cia Burns e quello del Mossad Barnea si sono incontrati a Doha con i rappresentati di Qatar ed Egitto, proprio per far procedere questa trattativa, che salterebbe se il gruppo terroristico responsabile dell’attacco a Gaza ricevesse una risoluzione troppo morbida. Anche la Francia, quindi, ha iniziato a lavorare ad un altro testo di mediazione tra le varie posizioni emerse.

Incontro Blinken Netanyahu

Ieri Blinken ha incontrato Netanyahu, ribandendo che l’offensiva a Rafah "rischia di isolare ancora di più Israele nel mondo e mettere in pericolo la sua sicurezza di lungo termine". Il premier però gli ha risposto che "non possiamo sconfiggere Hamas senza andare a Rafah per eliminare il resto dei battaglioni. Spero che lo faremo con il sostegno degli Usa, ma se necessario lo faremo da soli". Il portavoce della Casa Bianca Kirby ha fatto buon viso a cattivo gioco, notando che Netanyahu ha accettato di proseguire il dialogo. La settimana prossima una delegazione israeliana verrà a Washington per discutere i piani, e gli americani sperano di convincerla che la strada migliore non è un’operazione a tappeto come quella compiuta al Nord, per evitare nuove vittime civili, ma raid mirati contro la leadership di Hamas che va eliminata. Nei prossimi giorni è attesa anche una visita del ministro della Difesa Gantz al Pentagono per discutere gli stessi temi.

La risoluzione bocciata all’Onu dà a Biden copertura politica internazionale, perché ora può dire che Mosca e Pechino impediscono le soluzioni, e interna, per rispondere ai critici nel suo partito che minacciano di non votarlo più. Su questo piano però è ancora debole, perciò molti gli suggeriscono di aumentare le pressioni. Da ottobre a dicembre gli Usa hanno mandato a Israele 15.000 bombe e 57.000 pezzi di artiglieria: alcuni chiedono al presidente di minacciare lo stop alle forniture.

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