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Shahab al Muhajir, l’ingegnere di Kabul che tradì i talebani sognando il Califfato: ecco chi è il leader dell’Isis-K

Sulla testa del capo del gruppo gli Stati Uniti hanno messo una taglia da dieci milioni di dollari
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Lo Stato islamico in Afghanistan è l’amalgama di molte fazioni che si sono riconosciute nella stessa idea estremista, talebani troppo radicali per andare al governo, veterani delle repubbliche centroasiatiche, avanzi di altri gruppi pachistani, ma il trentenne leader Shahab al Muhajir viene da una sottofazione particolare: la facoltà di Ingegneria di Kabul, quindi nella città che per vent’anni è stata la più occidentale di tutto l’Afghanistan. Al Politecnico di Kabul è cresciuto un gruppo clandestino di seguaci dello Stato islamico che considerava i talebani troppo morbidi e che poi a partire dal 2020 ha occupato le posizioni centrali nello Stato islamico afghano e lo ha reso il più efficiente – al momento – nel lanciare operazioni all’estero.

Shahab al Muhajir è un inganno fin dal nome, al Muhajir in arabo vuol dire il Migrante per dare l’impressione che fosse un leader non afghano venuto da fuori – ma così non è. Vero nome Sanaullah Ghafari, trentun’anni, è stato nominato dalla lead…

Lo Stato islamico in Afghanistan è l’amalgama di molte fazioni che si sono riconosciute nella stessa idea estremista, talebani troppo radicali per andare al governo, veterani delle repubbliche centroasiatiche, avanzi di altri gruppi pachistani, ma il trentenne leader Shahab al Muhajir viene da una sottofazione particolare: la facoltà di Ingegneria di Kabul, quindi nella città che per vent’anni è stata la più occidentale di tutto l’Afghanistan. Al Politecnico di Kabul è cresciuto un gruppo clandestino di seguaci dello Stato islamico che considerava i talebani troppo morbidi e che poi a partire dal 2020 ha occupato le posizioni centrali nello Stato islamico afghano e lo ha reso il più efficiente – al momento – nel lanciare operazioni all’estero.

Shahab al Muhajir è un inganno fin dal nome, al Muhajir in arabo vuol dire il Migrante per dare l’impressione che fosse un leader non afghano venuto da fuori – ma così non è. Vero nome Sanaullah Ghafari, trentun’anni, è stato nominato dalla leadership centrale dello Stato islamico – quindi dal Consiglio lontano formato soprattutto da iracheni e siriani – e per ora detiene il record di longevità da leader del gruppo: i suoi predecessori in Afghanistan sono stati eliminati in sequenza rapida dai droni americani, quattro in due anni, ma lui resiste da quasi quattro anni (c’è una notizia sulla sua presunta morte a giugno 2023, mai confermata e quando si parla di leader jihadisti le presunte morti sono numerose).

Per questa longevità, Sanaullah si affida a un protocollo rigoroso di sicurezza, non registra messaggi audio e tantomeno video, non emette mai comunicati e non cede mai alle tentazioni della vanità: si comporta come se non esistesse e per lui parlano le operazioni del gruppo. È consapevole che gli americani conducono una massiccia campagna di sorveglianza elettronica sull’Afghanistan. Quando i suoi vecchi documenti sono stati trovati, si è scoperto che aveva anche un tesserino da militare, che probabilmente ha usato per anni per passare attraverso i posti di blocco. È cresciuto tra i talebani, anzi nella fazione più agguerrita dei talebani, la rete Haqqani, che ha organizzato decine di attentati devastanti dentro Kabul quando c’erano i contingenti militari e diplomatici internazionali. Poi si è staccato e si è unito allo Stato islamico perché considerava i suoi ex compagni troppo miti con la minoranza sciita che lui invece vuole sterminare, troppo ancorati a idee nazionalistiche – creare un Emirato afghano e non un Califfato globale – e troppo compromessi con organizzazioni infedeli, vedi i servizi segreti del Pakistan. Se è ancora vivo, perché anche la sua morte potrebbe essere un segreto, l’Ingegnere è diventato il motore immobile delle operazioni più letali dello Stato islamico. Gli Stati Uniti hanno messo una taglia da dieci milioni di dollari sulla sua testa.

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