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Isis, l’avamposto afghano dei tagiki che alimenta la spirale del terrore

Il Badakhshan, che i talebani faticano a controllare, ospita migliaia di estremisti dell’Asia centrale che si addestrano e preparano attentati
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L’apparato di sicurezza russo ha torturato almeno 2 dei 4 terroristi della strage al Crocus e lo sappiamo perché è l’apparato stesso che sta facendo circolare le immagini: hanno tagliato un orecchio a uno e hanno collegato cavi elettrici ai genitali dell’altro. Ma dei 4 ancora non sappiamo la storia operativa, da dove vengono, dove sono stati addestrati e come sono entrati in contatto con lo Stato islamico. La loro nazionalità presunta è tagika, il loro gruppo terroristico di riferimento secondo l’intelligence Usa è la divisione Khorasan dello Stato islamico (Iskp), che da dieci anni alligna in Afghanistan.

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Se è così, allora abbiamo un precedente recente che fornisce indizi preziosi: nel 2023 due tagiki dell’Iskp (o Isis-k) sono andati ad addestrarsi per sei mesi nel Badakhshan e poi a gennaio hanno raggiunto la città di Kerman in Iran, si sono fat…

L’apparato di sicurezza russo ha torturato almeno 2 dei 4 terroristi della strage al Crocus e lo sappiamo perché è l’apparato stesso che sta facendo circolare le immagini: hanno tagliato un orecchio a uno e hanno collegato cavi elettrici ai genitali dell’altro. Ma dei 4 ancora non sappiamo la storia operativa, da dove vengono, dove sono stati addestrati e come sono entrati in contatto con lo Stato islamico. La loro nazionalità presunta è tagika, il loro gruppo terroristico di riferimento secondo l’intelligence Usa è la divisione Khorasan dello Stato islamico (Iskp), che da dieci anni alligna in Afghanistan.

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Se è così, allora abbiamo un precedente recente che fornisce indizi preziosi: nel 2023 due tagiki dell’Iskp (o Isis-k) sono andati ad addestrarsi per sei mesi nel Badakhshan e poi a gennaio hanno raggiunto la città di Kerman in Iran, si sono fatti esplodere in mezzo alla folla e hanno ammazzato novantacinque persone. Il Badakhshan è una regione dell’Afghanistan in posizione speciale e confina con il Tagikistan, la Cina e il Pakistan.


È un territorio sotto sorveglianza speciale perché ospita migliaia di estremisti e molti sono stranieri delle repubbliche centroasiatiche con le loro famiglie. Tagiki, uzbeki, turkmeni e altri, che hanno giurato fedeltà a vari gruppi jihadisti e allo Stato islamico. I tagiki che arrivano da fuori si sentono a casa perché tagika è anche l’etnia regionale in quell’angolo di Afghanistan. I talebani fanno retate antiterrorismo ma non controllano il terreno al 100% e anzi subiscono attentati e attacchi in serie – è una di quelle lotte intestine afghane che non finisce nei notiziari internazionali ma decide gli scenari antiterrorismo nel mondo per il prossimo futuro.

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Il 6 giugno scorso l’Iskp ha mandato un attentatore suicida nel capoluogo Faizabad a uccidere il governatore talebano del Badakhshan e gli uomini della sua scorta e il 7 giugno ha mandato un altro attentatore suicida in moschea al funerale del governatore tra centinaia di fedeli per uccidere un’altra ventina di talebani. Gli abitanti di Faizabad in quei giorni dicevano a Radio Azadi: «Non abbiamo visto una cosa del genere negli ultimi vent’anni, non sappiamo che cosa fare, abbiamo paura che da un momento all’altro esplodano altre bombe». Pochi giorni prima il Consiglio di sicurezza dell’Onu aveva pubblicato un rapporto che avvisava: i talebani stanno fallendo nel mantenere la sicurezza nel loro Paese e non rispettano il patto stretto al momento del ritiro dei soldati americani – quindi la promessa che avrebbero fatto una lotta senza quartiere ai gruppi terroristici.

Il centro dell’Iskp nel Badakhshan è nel distretto di Jurm, 40mila abitanti e un capoluogo a 1.500 metri di altezza nella valle del Khustak – ma la cima più alta arriva a 6.700 metri. Nel febbraio 2023 un generale russo, Anatolj Sidorov, disse che la minaccia più grande alla stabilità dell’Asia centrale erano i gruppi jihadisti che si sono insediati in Afghanistan e in particolare lo Stato islamico, che dispone – sosteneva – di seimila uomini e di questi 4.500 posizionati nelle regioni frontaliere del Nord afghano, anche al confine con il Tagikistan e fra queste c’è il Badakhshan.

Il Badakhshan fa da cerniera tra lo Stato islamico afghano, che vive in clandestinità braccato dai talebani, e i volontari tagiki che invece hanno passaporti che permettono loro spostamenti ampi un po’ dappertutto, dalla Germania alla Turchia fino, naturalmente, alla Russia, se nessuno si accorge del fatto che hanno passato del tempo nei campi di addestramento afghani. Nel loro viavai attraverso il confine sono asset preziosi per chi è ossessionato, come l’Iskp, dalle operazioni all’estero. Oggi il ruolo in questo sistema del Tagikistan, che ha il terzo tasso di reclutamento jihadista pro-capite nel mondo ma non ha quasi problemi interni, assomiglia a quello della Tunisia di dieci anni fa. La gioventù tunisina forniva migliaia di volontari allo Stato islamico in Siria e Iraq – quindi fuori dai confini – ma il Paese riusciva a mantenere una certa normalità sul piano interno e a tirare avanti senza problemi.

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