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Ora la Nato teme un attacco di Putin e prepara nuove truppe per blindare i confini

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L’intelligence indica che Mosca userà la strage del Crocus per colpire Kiev. E forse per saggiare la capacità di risposta della stessa Alleanza atlantica
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BRUXELLES — La paura di una provocazione. Di un tentativo di Putin di saggiare la prontezza della Nato nell’applicazione dell’articolo 5. Quello che obbliga alla difesa di un membro dell’Alleanza Atlantica. Tra le Cancellerie occidentali e nella Nato, dopo l’attentato di Mosca, il livello di allarme è iniziato a salire. Le intelligence hanno concentrato gli sforzi per capire l’origine di quel che è accaduto nella capitale russa e soprattutto le potenziali conseguenze. In primo luogo quale tipo di reazione potrà avere il Cremlino.

Tutte le analisi che partono dalle capitali europee e dall’America e arrivano nel quartier generale della Nato a Bruxelles si muovono dunque lungo quattro direttrici: la ritorsione di Putin, le fake news, i potenziali incidenti, il rafforzamento del fronte orientale e il coinvolgimento di altri Paesi.

BRUXELLES — La paura di una provocazione. Di un tentativo di Putin di saggiare la prontezza della Nato nell’applicazione dell’articolo 5. Quello che obbliga alla difesa di un membro dell’Alleanza Atlantica. Tra le Cancellerie occidentali e nella Nato, dopo l’attentato di Mosca, il livello di allarme è iniziato a salire. Le intelligence hanno concentrato gli sforzi per capire l’origine di quel che è accaduto nella capitale russa e soprattutto le potenziali conseguenze. In primo luogo quale tipo di reazione potrà avere il Cremlino.

Tutte le analisi che partono dalle capitali europee e dall’America e arrivano nel quartier generale della Nato a Bruxelles si muovono dunque lungo quattro direttrici: la ritorsione di Putin, le fake news, i potenziali incidenti, il rafforzamento del fronte orientale e il coinvolgimento di altri Paesi.

Ucraina, tre guerre in una

Il primo punto tocca direttamente l’Ucraina. Nelle considerazioni di tutti gli analisti, la risposta del presidente russo si concentrerà su una controffensiva ancora più violenta. Putin utilizzerà, dunque, i terroristi dell’Isis-k per incrementare gli attacchi contro Kiev. Ingigantirli e renderli ancora più cruenti. Stanno diventando una gigantesca scusa per colpire ancora di più i civili. È quel che già sta accadendo. Il binomio del plebiscito elettorale e della paura interna gli permette di superare ogni limite anche rispetto alla sua opinione pubblica.

E lo strumento principale per ottenere questo risultato sono le “fake news”. È il secondo punto su cui si sofferma l’attenzione degli 007 occidentali. Il Cremlino ha bisogno di mettere in connessione la violenza gratuita e inaccettabile al Crocus City Hall con gli ucraini. Dimostrare insomma con le invenzioni che dietro la morte di quasi 150 russi c’è Kiev. Non si tratta solo di una manovra interna ma anche di una operazione rivolta all’esterno. In particolare alle opinioni pubbliche europee.

Perché? Perché se passasse l’idea che il vero artefice dell’attentato è l’Ucraina, sarebbe un colpo all’immagine del Paese aggredito. Buona parte degli europei non lo accetterebbero. E per molti governi del Vecchio Continente diventerebbe più complicato sostenere la linea di aiuto a Zelensky. La stanchezza emersa in molti partner dell’Unione potrebbe a quel punto trasformarsi in un distacco rispetto alla fornitura di aiuti militari e economici. Già le difficoltà emerse, ad esempio in Germania, e il blocco che si è registrato nel Congresso americano sono il segno che il sostegno a Zelensky non è più incondizionato. Un rischio, insomma, che va contrastato con una forma di “controspionaggio comunicativo”.

Poi c’è il terzo punto. Forse il più delicato per i membri della Nato. Sta infatti prendendo corpo il sospetto che in questo contesto e nel clima che si sta formando in questi giorni, il ras moscovita possa decidere di lanciare qualche “provocazione”. Un modo per saggiare la capacità di reagire dell’Alleanza Atlantica. In particolare mettendo alla prova la concretezza dell’articolo 5, quello che prevede l’obbligo di difendere l’alleato sotto attacco. Quello che è accaduto ieri in Polonia ha in qualche modo confermato i timori. Ma la paura è che ci possa essere qualche atto dimostrativo ancora più clamoroso. Che magari prenda le forme di un incidente e che si rivolga soprattutto verso la Polonia e i Paesi Baltici.

Una preoccupazione alimentata anche dall’“ingorgo” elettorale che coinvolge Ue e Usa. Con il voto a giugno in Europa e a novembre negli States: Mosca, nella sostanza, potrebbe osare di più nella speranza che la campagna elettorale distragga i governi a Bruxelles e a Washington.

Il quarto punto è operativo. Da tempo la Nato aveva deciso di rafforzare i confini orientali spostando truppe in particolare in Polonia, Romania e Bulgaria. Ci potrebbe essere una accelerazione e una intensificazione. Da ricordare che una delle più grandi esercitazioni della Nato, la “Steadfast Defender 2024” si è conclusa la scorsa settimana e si basava proprio sull’eventualità di un attacco da Est.

L’ultimo punto riguarda il possibile coinvolgimento di potenze straniere nella preparazione dell’attentato di Mosca. Tutti i servizi occidentali, infatti, escludono la partecipazione, diretta o indiretta di Kiev. Ma non che un qualche altro Stato sovrano abbia potuto avere un ruolo. Nonostante l’Isis-k sia una formazione sunnita, ad esempio, alcune analisi si concentrano sull’Iran. Non esistono prove a questo riguardo ma l’attenzione su Teheran è comunque elevata. E non da ora.

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